Dopo una lunga e partecipata assemblea, il Comitato Bellunese Acqua Bene Comune ha deciso di partecipare alla manifestazione del 20 marzo anche con contenuti propri territoriali.
Per anni aziende private e pubbliche hanno devastato il nostro territorio, costruendo chilometri e chilometri di tubature utilizzate per scopi irrigui e per la produzione di energia idroelettrica, provocando la parziale o definitiva morte di importanti ecosistemi in lunghi tratti dei nostri fiumi. Oggi, è in atto un nuovo far west di conquista del 10% di acqua rimasta a scorrere in alveo (34 richieste di nuove centrali) e riguarda anche la privatizzazione del servizio idrico integrato.
Il “Caso Trieste” illustra bene quali siano le lacune e i margini di discrezionalità che regolano la nostra politica di accoglimento. A fine gennaio, N.N. - un cittadino senegalese di 34 anni in attesa di regolarizzazione - è stato convocato negli uffici della Questura triestina. Non c’erano però particolari motivi per preoccuparsi: a norma di legge, infatti, la comunicazione di un eventuale respingimento della domanda di soggiorno sarebbe spettata in primo luogo alla Prefettura, mentre nel caso di N.N. non ve n’era alcuna traccia. E invece, sorpresa: l’uomo è stato consegnato nelle mani di un avvocato d’ufficio - che non ha avuto nemmeno il tempo di raccapezzarsi nella questione -, portato in tutta fretta dal giudice di pace e poi a Milano, dove è stato messo sul primo volo in partenza per Dakar.
In una lettera pubblicata dal Corriere delle Alpi in data 25 febbraio, un lettore lancia un appello accorato a sindaci e autorità provinciali affinché si attivino per far finalmente partire i lavori di prolungamento dell’A27, superando ogni indugio legato alla scelta della direttrice (Monaco o Tarvisio). Prendendo spunto dal caso della Marcolìn , che, buona ultima, sta trasferendo armi bagagli e maestranze a Longarone, la sua convinzione è che sia proprio la mancanza di un collegamento veloce tra le città del Nord e i porti del Sud a far scappare le industrie dal Cadore e a mettere in crisi il comparto industriale locale, comparto dal quale dipenderebbe la nostra sopravvivenza, in presenza di un turismo troppo soggetto a stagionalità e in assenza di un’agricoltura di montagna possibile.
E' nata la Lega 2.0. E Luca Zaia sembra esserne lo sviluppatore principale. Ce ne possiamo accorgere andando sul suo sito di candidato a presidente della regione Veneto: c'è una pseudo «community» [parola che ormai non può mancare nel corredo web di qualsiasi candidato a qualsiasi cosa] e c'è un video da youtube che serve a spiegare come funziona.
Sta prendendo avvio anche l'organizzazione dei comitati locali (regionali e provinciali) per sostenere iniziative e raccolta firme per il referendum abrogativo (qui), promosso dal "Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua" delle norme che impongono la messa sul mercato dei servizi idrici. In Friuli Venezia Giulia sono già in corso alcuni primi contatti e incontri. L’Altrametà e l’Officina della decrescita stanno avviando il comitato a Pordenone, l’associazione culturale Benkadì a Gorizia, il gruppo facebook "acqua pubblica Trieste" insieme con Asud e Bioest a Trieste, il Cevi a Udine.
Scritto da Rete veneta dei comitati e delle associazioni
mercoledì 10 marzo 2010
Rete dei comitati e delle associazioni del Veneto a difesa dell’ambiente, del territorio e della salute
Lettera ai candidati alle elezioni regionali del Veneto IL VENETO CHE VOGLIAMO
La nostra Rete raccoglie un numero crescente di gruppi, associazioni, comitati impegnati nella difesa del territorio e dell’ambiente di tutto il Veneto. La mobilitazione che abbiamo suscitato contro le scelte devastanti del PTRC del Veneto ha testimoniato la diffusa volontà di criticare per cambiare, per costruire un Veneto diverso. Sappiamo che grandi saranno le responsabilità di quanti saranno eletti, e seguiremo con attenzione non tanto le loro promesse pre-elettorali, quanto le scelte che faranno nel governare. Delle loro scelte chiederemo loro conto, giorno per giorno.
Riassumiamo di seguito le scelte principali sulle quali verificheremo le loro azioni: ciò che critichiamo e non vogliamo, e ciò che vogliamo e chiediamo.
C’è grande euforia, tra le forze politiche, alcuni istituti finanziari ed alcune imprese, per la possibilità che il Veneto venga candidato – in alternativa a Roma – quale sede delle Olimpiadi del 2020. Non vi è dubbio che le Olimpiadi possano divenire una straordinaria occasione per la riqualificazione di una città o di un territorio, come avvenne vent’anni fa a Barcellona. E’ però altrettanto vero che in altre situazioni ed in altri contesti le opere e gli eventi connessi ai giochi olimpici hanno solo devastato il territorio, creando altresì clamorosi disavanzi finanziari con pesanti conseguenze economiche per le stesse comunità locali. Alla base del successo o dell’insuccesso vi sono in primo luogo la capacità o l’incapacità di inserire il grande evento in una organica e razionale visione dei processi di trasformazione urbana e territoriale, condivisa dagli abitanti, e la capacità di programmare un positivo e realistico utilizzo post-olimpico delle strutture e delle infrastrutture realizzate.
Anziché lasciarci incantare dal canto delle sirene dei grandi affari che qualcuno certamente farà per l’organizzazione dei giochi, sarebbe dunque innanzitutto necessario chiederci qual’è il disegno strategico in cui l’evento potrà inserirsi e quali vantaggi permanenti si può immaginare di trarne per le nostre comunità.
A Pedavena, in provincia di Belluno, non c’è crisi e la nota birreria – che appena tre anni fa sembrava destinata ad una inevitabile chiusura – oggi assume nuovi lavoratori.
La scommessa lanciata dal sindacato che si oppose alla multinazionale Heineken, allora proprietaria dello stabilimento, appoggiato nella sua lotta da tutto il paese, oggi si può dire veramente vinta. Anzichè chiudere, infatti, la birreria ha assunto 5 nuovi giovani mastri birrai, con un fatturato aumentato del 7 per cento nell'ultimo periodo, nonostante il calo del 5 per cento nel consumo nazionale di birra.
In occasione della reintroduzione delle vecchie varietà di mela a Monfumo [Tv], l'associazione Arianova – in collaborazione con l'Associazione veneta dei produttori biologici, il Comitato per il diritto alla salute in Val di Non e il comitato Pra' Gras –, organizza il primo meeting «Agricoltura sostenibile: dalle nostre radici le innovazioni per valorizzare il territorio e per vivere meglio». L'incontro si tiene sabato 6 marzo 2010, nell'auditorium del plesso scolastico di Monfumo, dalle ore 14,30.
Una proposta di legge regionale «Anti Ogm» per l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia: l’iniziativa, promossa da oltre trentacinque tra associazioni, gruppi e comitati locali, nasce dall’esigenza di esprimere la propria contrarietà alla sentenza con cui lo scorso gennaio il Consiglio di Stato aveva autorizzato un agricoltore di Pordenone a seminare mais geneticamente modificato, e dopo la decisione della Commissione europea di liberalizzare l’utilizzo di alcune varietà di vegetali Ogm.
La sede sarebbe quella dell’ex Poligono Tiri dell’Aeronautica militare, situato a Dandolo frazione di Maniago [Pn]. Distante pochi chilometri in linea d’aria dall’invaso di Ravedis [Montereale Valcellina], che potrebbe mettere a disposizione l'acqua necessaria con un intervento minimo vista la vicinanza dei due «siti». Già perché stiamo parlando di indiscrezioni clamorose, dovessero esser confermate, circa la possibile costruzione di una centrale nucleare non troppo distante dalla Base Nato di Aviano. «Un’area oltremodo vasta appartenente al demanio militare per una parte, il resto sotto servitù». Ad esporsi in prima persona è Renzo Saccon, portavoce del Comitato Sos Monte San Lorenzo di Maniago, non nuovo alle battaglie a favore dell’ambiente e della salute dei cittadini.