Cosa succede a Venezia [2]? PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da gianni belloni   
sabato 06 giugno 2009
Pochi giorni fa un artista di strada è stato minacciato e sbattuto a terra da due vigili urbani perché camminava sui trampoli. «Ormai ogni giorno – racconta Luigi Russo presidente della federazione artisti di strada - ci arrivano da Venezia notizie di sequestri di strumenti e di vessazioni». Perché?
Augusto Salvadori è assessore al decoro della giunta guidata da Massimo Cacciari, e del decoro – agghiacciante dispositivo retorico, parente prossimo della tolleranza zero, in grado di normalizzare diversità e curiosità urbane – ha fatto il suo profilo politico e amministrativo. Vittime del suo disegno narcotizzante commercianti e artisti di strada, mendicanti, turisti.

 

Negli anni '90, durante la prima amministrazione Cacciari, Venezia fu una delle prime città a dotarsi di un regolamento per le attività degli artisti di strada. Uno strumento che permetteva a chi ne facesse richiesta di dotarsi di un tesserino e di esercitare in molti luoghi della città. Un provvedimento che rendeva tranquilli gli artisti e che permetteva di regolamentare il fenomeno quando, e dove, il buon senso lo richiedeva.

 

Il permesso era rilasciato dall'ufficio giovani del comune perché al fondo vi era un progetto più complesso che intendeva promuovere il turismo giovanile e diversificare il turismo di massa che quotidianamente invade la città lagunare. Un tentativo locale di incidere - sulla base di progettualità e convinzioni - sul flusso globale del turismo. Ora il regolamento è cambiato in senso restrittivo, tanto che, di fatto, permessi ne vengono rilasciati pochi, e di quel progetto non se ne è fatto più nulla.   

 

Succedono molte altre cose  a Venezia: il vicesindaco, Michele Vianello, democratico di ascendenze diessine, dichiara, a proposito degli ambulanti irregolari e delle loro richieste di negoziare un  possibile esercizio dei loro commerci in città, «dobbiamo poterli arrestare ed espellere». Papale papale. E succedono cose di segno opposto come il riconoscimento di un'esperienza culturale e sociale come il Sale – gli ex magazzini del sale occupati un paio d'anni orsono – divenuta un centro propulsore d'innovazione culturale e sono ancora vitali, per quanto estenuati dai tagli finanziari, le attività dei servizi sociali: fiore all'occhiello della prima giunta targata Cacciari.
 

Giunta che ha rappresentato uno degli esempi più limpidi della, cosiddetta, «stagione dei sindaci». Le attese di rinnovamento di allora erano da molti riposte in queste figure nuove, dotati di ampi poteri e di ampi consensi. Chiamati ad agire a livello del suolo - le città, i quartieri - sono stati in grado di suscitare partecipazione più convinta di quanto non abbiano fatto i leader nazionali, in un epoca, metà anni '90, in cui gli effetti delle sconnessioni territoriali legati alla globalizzazione cominciavano a mostrare con evidenza i loro effetti.

 

Che cosa è rimasto a Venezia, come altrove, di quella stagione?     

 

«A Venezia, nel giro di pochi anni, si è passato da un atteggiamento di grande apertura ed accoglienza, alla restrizione quasi totale degli spazi per il libero esercizio, fino alla vera e propria caccia all’artista di strada» racconta sempre Luigi Russo a proposito della vicenda degli artisti di strada. Un esempio dei cambiamenti avvenuti a Venezia, non solo perché la composizione della maggioranza cittadina è cambiata e si è spostata verso il centro, lasciando Rifondazione, ma non i Verdi, all'opposizione. I processi globali che i migliori poteri locali si candidavano a moderare, indirizzare e, in qualche caso, piegare hanno fatto il loro corso.

 

Concentrazione del potere economico, scadimento della convivenza civile, aumento delle diseguaglianze: mostri di fronte ai quali - per pavidità o altro -, molti comuni e sindaci hanno innalzato bandiera bianca, ripiegandosi in sé stessi e dedicandosi ad ottuse minutaglie come il decoro.
Smarrito il filo del progetto, si cristalizzano i protagonismi senza idee, si inferocisce il linguaggio e si annebbia sguardo. 





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