Post-elettorale / 1 [Atalmi] PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Nicola Atalmi   
giovedì 18 giugno 2009
Pubblichiamo alcuni interventi per riflettere sui risultati delle recenti elezioni europee/amministrative nel nordest. Iniziamo con un articolo di Nicola Atalmi  - consigliere regionale del Veneto per i comunisti italiani - preso dal suo blog. Il titolo è «Tsunami 2.1»...

 

 

Dopo un ufficio politico e una Direzione del Pdci

Dopo aver letto del dibattito nel Prc.

Dopo aver discusso con voi su questo blog, su feisbuc, per telefono, per sms e telepaticamente.

Ho rielaborato (non il lutto) ma il precedente scritto tsunami che vi ripropongo con un software aggiornato.

In particolare ho aggiunto una riflessione sull’antico ed attuale “che fare?”

Ne discutiamo?

 

1 - Le due liste avrebbero assommato un 6,5%.

 

Certo le somme non funzionano in politica ma significa che c’è un popolo di sinistra e sarebbe il caso di cominciare ad ascoltarlo. C’è uno spazio politico a sinistra che noi dividendoci abbiamo annullato.

Sbaglieremmo a considerare il nostro 3,4% un punto di partenza, perché potrebbe anche essere invece il  nostro picco massimo e che di fonte al non raggiungimento della soglia e alla divisione con SL un elettorato di opinione di sinistra non ci dia più fiducia molto facilmente.

Il risultato di Sinistra e Libertà, seppur con un simbolo nuovo ed una  coalizione eterogenea, è buono.

La proposta di una sinistra nuova ed unita ha avuto presa ed è evidente che un pezzo importante dell’elettorato di Rifondazione è lì: lo dimostra anche il  risultato delle preferenze del prc nella lista comunista. Sinistra e Libertà ha raccolto un voto che potremmo dire arcobalenista, ma che ha anche una componente diciamo socialista di sinistra ed ex prc che non possiamo liquidare come cespuglio del Pd: non dobbiamo confondere l’elettorato con la dirigenza. Ora da questa lista parte un progetto di partito che subirà subito  defezioni ma che qualcuno vuole usare per costruire una conventium ad excludendum per cancellare i comunisti e la sinistra di alternativa anche dai consigli regionali. Noi dobbiamo evitare di favorire questa tenaglia con  atteggiamenti di chiusura, ma aprire un confronto a tutto campo. E dobbiamo tenere conto che si vota, di nuovo, tra 9 mesi 

 

2 - Il ritorno alla falce e martello con l’unità dei comunisti si è dimostrata insufficiente.

 

Chi teorizzava che non esisteva altro che i comunisti a sinistra del Pd è stato smentito e, inoltre, l’unità tra i due partiti è stata tardiva e con il solito sapore elettoralistico da battiquorum. Comunque si è dimostrato che non basta mettere fuori la nostra bella bandiera e chiedere di votare comunista. Non più.

La gente se chiedi nei manifesti di votare comunista oggi ti chiede perchè? l’abbiamo capito o no?

La falce e martello è condizione necessaria ma non sufficiente, come l’unità dei comunisti senza la ricostruzione della sinistra del titolo del nostro congresso. Su questo c’è stata una valutazione sbagliata di fondo da parte  dei due partiti comunisti in particolare da parte del Pdci.

 

 

 

3 - Per prendere voti bisogna saper fare campagna elettorale ed avere buoni candidati.  

 

Anche questa volta le liste, come già per l’Arcobaleno, sono state compilate a Roma e con criteri assurdi che hanno danneggiato la campagne elettorale. Pensiamo alla decisione di non candidarsi di Ferrero, o alla mancanza di candidati locali, o alla collocazione assurda di candidati di prestigio come  Margherita Hack.  Ad esempio lista comunista del  nordest con gli stessi voti di Sinistra e Libertà ha 30.000 preferenze, loro 80.000. Per non parlare di una campagna elettorale costruita all’ultimo momento (per fortuna nessuno ha visto il nostro spot con la donna che piange). Una rinascita della sinistra non può che partire dai territori che devono avere più autonomia sia nell’elaborazione politica che nei momenti elettorali. 

 

 

 

4 - Fare politica nell’era della comunicazione di massa

 

L’Italia dei Valori ha drenato un sacco di voti a sinistra. Questo risultato non dipende  dalla capacità comunicativa di Di Pietro ma dal  fatto che a lui è permesso comunicare. Le persone si formano l’opinione politica al 90% alla tv con i telegiornali e in parte minore con il talk. Il nostro elettorato che non ci vede in tv è una facile preda.                 

Questo ci dice che l’oscuramento televisivo, derivante dall’esclusione istituzionale, della sinistra ha contato e non cambierà nei prossimi anni. Anzi bisogna tenere conto che già con questa tornata siamo scomparsi  istituzionalmente in luoghi non secondari come Torino o Firenze e rischiamo tra 9 mesi di essere cancellati anche nelle regioni.

Dobbiamo farci i conti, non basteranno volantini in più, né tantomano i nuovi sistemi di comunicazione sulla rete che parlano ad una fascia ristretta della popolazione. E’ un problema di comunicazione che nemmeno con il  radicamento nel territorio (che non abbiamo peraltro) potremmo mai superare.

Le ristrettezze economiche cui saremo tutti costretti nei prossimi mesi e anni ci costringono ad una revisione di fondo della nostra organizzazione.

Sentendo il dibattito a Roma nei due partiti mi pare che ormai siamo tanti colonnelli senza esercito che cercano di tranquillizzare i generali.

Il morale delle truppe non è ottimo, non illudiamo i nostri generali, se ancora ne abbiamo.

 

 

5 - crisi ed uscita a destra

 

Oltre che in Italia anche nel resto d’Europa vengono segnali preoccupanti:  crescita delle destre estreme e sconfitta in genere dei socialdemocratici.  Manca una elaborazione politica nuova capace di interpretare i cambiamenti nel lavoro e nella società, i nuovi bisogni da trasformare in nuovo diritti. la sinistra ha perso la capacità di immaginare una alternativa di società dopo il fallimento dei paradigmi  socialdemocratici.

Nel nord la questione del conflitto orizzontale è un tema che va affrontato con   serietà e non solo dopo le batoste elettorali. Serve una proposta politica   specifica per la questione settentrionale e maggiore autonomia dall’elaborazione politica romana se vogliamo per davvero cercare di  recuperare i consensi popolari andati alla Lega

 

6 - che fare?

 

Un operaio della Zanussi (il mitico operaio della Zanussi) mi ha chiesto: ma  adesso vi unite vero? Si riferiva alla lista Comunista e a  SeL non a noi e il Prc.  Invece dalla Direzione nazionale del Pdci e dal Comitato Nazionale del Prc arriva una proposta minimalista e già vecchia: coordinamenti!  Il  coordinamento tra i nostri due partiti è troppo poco: la gente pensa che siamo già uniti. Servirebbe almeno un unico partito comunista a tappe forzate, certo. ma  non saremo in grado di farlo e comunque non basterebbe. Non saremo in grado di farlo perché il Prc è ancora molto diviso al suo interno e anche nel Pdci resistono atteggiamenti ambigui a riguardo. E siccome non abbiamo  molto tempo io eviterei di inseguire ora una unificazione impossibile e non   perderei tempo in coordinamenti inefficaci per la fase.

Ma allora bisogna  essere seri nelle proposte. Se è vero che a sinistra del Pd non ci sono solo i comunisti, se è vero che  i comunisti devono unirsi a ciò che resiste a sinistra del Pd, se è vero che bisogna creare una sinistra unita autonoma dal Pd (non alternativa ad esso ma che vuole costruire una alternativa alle  destre) allora dobbiamo mettere in campo lo strumento in grado di fare queste cose assieme e bene. Io che credo che lo strumento sia una confederazione della sinistra: più di un cartello elettorale ma ancora non un partito unico. Se non bastasse già il responso delle urne a dircelo, guardiamo all’esempio europeo:  in Francia, in  Spagna, in Portogallo in Germania (dove però sono già al partito unico dei neocomunisti e dei socialisti di sinistra). Dobbiamo farlo all’interno di un processo che tenga conto del progetto di  partito sociale ch lanciato Rifondazione, cioè di un nuovo insediamento capace di essere “utile” alla classe dei lavoratori ed ai ceti popolari, costruendo lo spazio politico di una autonomia dal Partito Democratico che  sappia però interloquire con la sua base ed elabori per davvero quelle discriminanti programmatiche che possono divenire terreno comune di una alternativa alle destre.

Questa Confederazione della Sinistra (ma chiamatelo blocco, fronte, grumo o   giovanna, poco importa) deve essere il luogo di una elaborazione e di una prassi davvero nuova con al centro il lavoro ed i lavori, i diritti e le libertà, il tema della sostenibilità ambientale. Deve essere uno strumento efficace e nuovo, dato in mano alle nuove generazioni, deve utilizzare le nuove forme della comunicazione e dell’organizzazione dei movimenti.

Infine deve ripartire dal basso in tutti i sensi, sia prendendo atto che una classe dirigente nazionale della sinistra ha perso troppe battaglie ed ha commesso troppi errori, sia ricostruendo la sinistra a partire dai territori, dalle vertenze territoriali che la crisi ci impone.





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