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Gli assistenti spirituali negli ospedali sono pagati dalle Usl, e quindi da tutti noi (credenti e non credenti). Un'altra delle incredibili posizioni di potere della chiesa cattolica è denunciata dalla documentata e sintetica lettera che segue inviata da una cittadina di Treviso al presidente regionale Giancarlo Galan e al presidente della Usl di Treviso. In base ad una legge del 1978 la regioni sono obbligate a stipulare accordi con le conferenze episcopali regionali per stabilire l'assunzione degli assistenti spirituali, indicati dal vescovo, in rapporto ai posti letto. In Veneto inoltre gli assistenti sono solo cattolici mentre, ad esempio, all'ospedale delle Molinette a Torino sono presenti operatori di altri culti religiosi.
Lettera aperta su Assistenza Religiosa all’Ospedale Cà Foncello di Treviso
Al Presidente delle Giunta Regionale Veneto Al Direttore Generale Ulss n.9
Egregi,
sono una cittadina trevigiana e prima ancora una assidua fruitrice dei servizi offerti dall’ospedale in oggetto. In questi ultimi periodo ho avuto modo di riflettere su una questione che sembra un’anomalia e che può risultare pure una beffa per certuni, me compresa, in merito al tema dell’assistenza religiosa in strutture ospedaliere.
Vorrei affrontare con Voi la questione cercando di mettere in luce alcuni aspetti lacunosi e poco garantisti di un servizio che, una Legge del 1978 n.823, vi impone di soddisfare. Sulla base di tale legge le Regioni sono chiamate a formulare un accordo d’intesa con la conferenza episcopale regionale che prevede l’indicazione, da parte del cardinale o dell’ordinario della diocesi di pertinenza, dell’assunzione in carico di uno o più assistenti religiosi, in relazione ai posti letto della struttura ospedaliera e la messa a disposizione di spazi per la funzione del culto religioso, alloggio, mensa, pulizie, nonché tutte le spese necessarie al loro mantenimento. Non bastasse, i cappellani ospedalieri, all’atto della nomina vengono assunti con lo stesso stato giuridico del personale ospedaliero. Previo il diritto di ciascun paziente di poter accedere ad una assistenza, religiosa o meno, a seconda che si sia credenti o non credenti, come garantisce il nostro ospedale questo diritto, considerando che attualmente in “servizio” abbiamo 5 cappellani cattolici? La legge dice chiaramente all’articolo n.38 che:”….per gli altri culti, d’intesa con le rispettive autorità religiose competenti per territorio”. E’ legittimo quindi chiedere: è stato previsto un accordo con gli altri culti o, nel caso dei non credenti di un assistenza laica, oppure no? Chi non è cattolico o non credente è un paziente di serie “B”? A tale proposito Vi vorrei indicare la felice esperienza dell’ospedale torinese delle Molinette dove è stato creato un elenco di ministri di culto delle varie religioni tale da poter soddisfare le esigenze spirituali di ciascun paziente. Considerando che la convenzione sottoscritta nel 1977, relativa al servizio religioso presso il presidio ospedaliero di Treviso è attualmente in corso di revisione, potrebbe essere buona cosa prendere in considerazione questi suggerimenti ed inserire nell’elenco anche una assistenza laica ove garantire i pazienti non credenti.
E’ sorprendente poi scoprire l’equiparazione degli assistenti cattolici agli altri operatori sanitari, cosa che fa sorgere dubbi di legittimità poiché degli operatori sanitari in genere (medici, infermieri etc.) ne usufruisce qualsiasi cittadino, degli altri (i cappellani) solo i cittadini cattolici contrariamente ai principi fondamentali di eguaglianza. Privilegio che potrebbe essere fonte di amarezza per tutti quegli operatori sanitari che danno parte della loro vita al miglioramento delle condizioni di salute dei pazienti.
A differenza dei sanitari, l’assistenza dei religiosi si limita ad un giro veloce, tra i letti dei pazienti, una volta al giorno o su richiesta. Visite che spesso si rivelano alquanto frettolose se non addirittura fugaci quando c’è di mezzo qualche partita di calcio ben più importante della sofferenza dei noiosi allettati. Questo servizio non è frutto di una generosa offerta personale dei cappellani ospedalieri, come tanti credono, ma un materialissimo rapporto di collaborazione esterna e consulenza, regolato da delibere aziendali tra gli stessi e l’azienda.
L’atto di generosità lo compie la nostra Usl dispensando stipendi da favola, si veda per conoscenza l’elenco dei collaboratori esterni della nostra Azienda dove compare alla voce “assistenza religiosa” il nome di un cappellano che dichiara un reddito di euro 74.868.00. Spero che possiate comprendere come tali concessioni assai generose, specie in periodi come questi dove non si parla altro che di tagli alle spese e dove una famiglia su cinque ha difficoltà economiche crescenti ed il 6,3 per cento non riesce ad arrivare a fine mese (dati ISTAT), facciano rabbrividire e, se mi permettete, arrabbiare. Concludo affermando senza alcuna indecisione che, tutti coloro che si trovino nella condizione di paziente, credenti o meno, realizzando questi informazioni si sentano in dovere di rinunciare, a questo oneroso servizio in favore di cure più specialistiche, posti letto sufficienti, reparti consoni al ricoveri di pazienti cronici, adeguato numero di personale medico e paramedico, corsi di specializzazione per un personale sempre più qualificato, etc etc.
Ciascuno di noi, secondo le proprie credenze o meno, può avere la possibilità di curare lo “spirito” in qualsiasi ambito lo ritenga opportuno, penso altresì sia molto più importante avere un corpo sano che ci permetta di farlo! A voi il compito di amministrare con saggezza i soldi dei contribuenti,
Fania Zanforlin |