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E' capitato a Montecchio Maggiore, nell'alto vicentino morso dalla crisi industriale: il Pd locale ha votato il pacchetto, proposto dalla maggioranza di centrodestra, di misure anti-crisi destinate a quanti hanno perso il lavoro, che esclude dai benefici gli stranieri residenti in comune da meno di sei anni. Capita a Padova dove l'assessore alle politiche abitative Antonino Pipitone, dell'Italia dei Valori, nella giunta del democratico Flavio Zanonato propone, la notizia è di oggi, punteggi più alti, per i richiedenti una casa pubblica, a chi risiede in città da almeno 10 anni. «Si tratta di un'ipotesi allo studio in questi giorni» racconta l'assessore dipietrista che ci tiene a precisare come il provvedimento non intenda colpire particolari nazionalità o religioni di appartenenza. «Si tratta di semplice buon senso» ha dichiarato alla stampa l'esponente dipietrista.
Un provvedimento che avrebbe degli effetti pratici considerevoli visto che la popolazione immigrata a Padova è il 12,8 per cento della popolazione. Per non parlare degli effetti politico e culturali: con quale faccia, d'ora in poi, il centrosinistra veneto potrà criticare Tosi o Gentilini e accusarli di politiche escludenti? La deriva del Pd veneto, in assenza di punti di riferimento precisi e discriminanti, sembra senza argini: la conquista dei voti del nord si gioca oramai esclusivamente sul terreno della Lega. Una settimana orsono l'associazione giuristi dell'immigrazione [Asgi] ha inviato a Bruxelles un esposto contro il carattere discriminatorio della «carta famiglia» elaborata dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dedicata ai residenti nel territorio italiano almeno otto anni [e uno in quello regionale]. Si attende un procedimento d'infrazione da parte dell'Unione europea. |