COMITATO DI CITTADINI CONTRO IL COLLEGAMENTO AUTOSTRADALE DELLE TORRICELLE
CONFERENZA STAMPA, 11 settembre 2009
IL TRIBUNALE FA RIPARTIRE IL REFERENDUM
SECONDO I GIUDICI IL COMUNE HA GIA’ PROVOCATO “UN DANNO GRAVE E IRREPARABILE INCIDENDO SULLA SFERA DEI DIRITTI FODAMENTALI DELL’INDIVIDUO E DELLA COLLETTIVITA’”
E’ giunto il momento di fare chiarezza sull’ordinanza con cui il Tribunale di Verona in data 9 settembre 2009 si è pronunciato in merito al ricorso promosso il 9 luglio scorso dal Comitato dei cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle.
Antefatto
Il Comitato denunciava un atteggiamento dilatorio e ostruzionistico da parte dell’amministrazione comunale la quale, in palese contrasto con i suoi doveri istituzionali nonché con le dichiarazioni di buone intenzioni elargite ai media nel corso del mese di aprile, non solo non faceva nulla per accompagnare il comitato promotore lungo l’iter burocratico di indizione del referendum, ma respingeva le sollecitazioni di chiarimenti che provenivano dal Comitato con risposte evasive e addirittura risentite.
E’ del 29 aprile 2009, ad esempio, una lettera del Comune al presidente del Comitato Alberto Sperotto, in cui testualmente si diceva che la risposta alla sua domanda “sarà inviata quando sarà pronta”. Nella stessa lettera si rimproverava Sperotto per un presunto “tono minaccioso nella Sua nota nell’ultimo capoverso”. La colpa del presidente del Comitato sarebbe stata quella di annunciare l’intenzione del Comitato a ricorrere a vie legali qualora l’amministrazione non avesse rispettato i tempi previsti (trenta giorni) per pronunciarsi sul quesito referendario.
Ed è proprio quello che il Comitato è stato costretto a fare dopo che l’amministrazione ha comunicato che il quesito non sarebbe stato vagliato dal Collegio dei Garanti prima del 21 settembre. Una decisione giustificata con le elezioni europee di giugno che, secondo un’interpretazione troppo restrittiva degli articoli del regolamento comunale che disciplinano il referendum locale, avrebbero portato a congelare ogni operazione relativa al referendum anche per i tre mesi successivi alle elezioni. In più, nello stesso tempo, i cittadini dovevano assistere al penoso spettacolo del Consiglio comunale che non riusciva ad integrare il membro dimissionario del Collegio dei Garanti, paralizzandolo così nella sua attività.
L’ordinanza del Tribunale
L’avvocato Luciano Butti, che ha seguito il ricorso per conto del Comitato dei cittadini, sintetizza il contenuto dell’ordinanza del Tribunale in tre punti:
- Il Comune aveva negato che il referendum locale fosse oggetto di un diritto politico fondamentale dei cittadini. Secondo il Tribunale, invece, il diritto a promuovere il referendum è un diritto politico fondamentale.
- Il Comune aveva sostenuto la sospensione di qualsiasi fase della procedura referendaria tre mesi prima e tre mesi dopo qualsiasi consultazione elettorale. Secondo il Tribunale, invece, si tratta di una interpretazione infondata e ostruzionistica
- Il Tribunale sottolinea che i comportamenti dilatori del Comune e del Collegio dei Garanti hanno già comportato “un danno grave e irreparabile, incidendo sulla sfera dei diritti fondamentali dell’individuo e della collettività”.
Può essere d’aiuto citare alcuni passi dell’ordinanza:
L’esclusione della possibilità di svolgere le attività relative al referendum in periodi ravvicinati ad altre consultazioni elettorali può giustificarsi solo con la volontà di evitare confusioni per l’elettorato comunale, e questa ratio è riferibile soltanto all’indizione e allo svolgimento del referendum, non anche alle attività preparatorie che conducono alla valutazione di ammissibilità definitiva da parte del Collegio dei Garanti.
A proposito dell’incompletezza del Collegio dei Garanti (l’altro motivo con cui il Comune ha cercato di giustificare il suo immobilismo), il Tribunale invece ha osservato:
La mancata ricostituzione dell’unico organo competente a svolgere determinate attività amministrative è un problema interno dell’amministrazione cui compete la nomina ma non può certo tradursi in una sospensione delle funzioni amministrative che quell’organo è chiamato ad esercitare nei confronti dei cittadini.
Chi ha vinto, dunque?
Per l’avvocato Butti “Non hanno vinto i promotori del referendum, ma le regole dello Stato di diritto: già 2.500 anni fa Aristotele ricordava a chi governa che deve considerarsi “guardiano della legge” e “subordinato alle leggi”. Questo principio è stato leso dal Comune e dai Garanti, mentre il Tribunale ha ripristinato la legalità”.
Per Alberto Sperotto, invece, “questa è una vittoria del Comitato, ma ci lascia l’amaro in bocca, perché il referendum dovrebbe essere un’occasione di democrazia e partecipazione dei cittadini, invece si cercano pretestuosi cavilli per allungarne i tempi, si rifiutano i confronti, si promettono assemblee di quartiere e poi non vengono fatte. Intanto il Traforo a breve arriverà al bando di gara. Se davvero l’amministrazione è convinta di fare gli interessi dei cittadini, se davvero è sicura che il progetto che ha nel cassetto migliorerà la qualità della vita dei veronesi e che tutti saranno felici di pagare 350 milioni alle aziende private che faranno affari col traforo, per quale motivo si nasconde o, peggio, arriva a violare i diritti dei cittadini?
Ma Sperotto si toglie un sassolino dalla scarpa ricordando anche le parole del Sindaco dell’8 maggio che affermava «Non c’è nessun ostruzionismo sulla richiesta di referendum consultivo, ma solo una normale quanto obbligatoria applicazione del regolamento per il referendum» e accusava «è solo una delle tante volute inesattezze con cui il sedicente comitato alimenta la sua opera di disinformazione». Affermazioni che si commentano da sole.
Che cosa succederà ora?
“Il Tribunale ha ordinato ai Garanti di pronunciarsi immediatamente – spiega l’avvocato Butti – ci auguriamo che ciò accada, ricordando che ogni ulteriore ritardo comporta, secondo la legge, l’obbligo di risarcire il danno con la conseguente possibile responsabilità di Amministratori e Garanti anche di fronte alla Corte dei Conti”. Quanto al merito della questione Traforo, Butti suggerisce al sindaco di “fare un viaggio nelle città del Nord Europa simili a Verona. Si accorgerà che tutti i progetti in corso vanno verso il trasporto pubblico di massa e la viabilità ciclabile. Solo a Verona si pensa ancora all’autostrada in città ed alle pesantissime strutture ad essa collegate in un tipico progetto di cementificazione in stile anni Settanta. Il tutto a carico dei cittadini attraverso il pedaggio del traforo e la perdita di spazi liberi causata delle compensazioni che dovranno essere garantite alle imprese che realizzeranno l’opera”.
Per Sperotto “le sentenze vanno rispettate, tutte, e anche il nostro sindaco dovrebbe prenderne atto”. Il presidente annuncia le prossime iniziative del Comitato: “Ci sono molte domande che vorremmo rivolgere all'amministrazione, domande che vorremmo far conoscere anche ai cittadini perché sollevano forti criticità e dubbi. Vorremmo farci ascoltare, ma crediamo che anche in questo caso non riusciremo a farlo. Per questo abbiamo avviato una sottoscrizione per raccogliere fondi con cui pubblicare queste domande, perché chi non ci vuole ascoltare, le possa almeno leggere. Le pubblicheremo sui giornali, e nello stesso tempo saremo nelle piazze con i cartelli e, verso metà ottobre, organizzeremo una manifestazione in piazza Bra con cui si annuncerà l'inizio della campagna referendaria”
Tutti coloro che ci voglio aiutare in questa campagna lo possono fare seguendo le indicazioni sul nostro sito www.traforo.it.