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L'antidoto nel pianerottolo |
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Scritto da gianni belloni
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mercoledì 21 ottobre 2009 |
Gli inquilini delle case popolari del Portello, storico quartiere di Padova si sono visti recapitare nella cassetta delle lettere, il 13 ottobre, il quotidiano Libero, giornale quel giorno riportava, in prima pagina, il seguente titolo: «il kamikaze in casa [popolare]». Ovviamente si parla dell'attentatore libico che ha fatto esplodere, il 12 ottobre scorso, un ordigno rudimentale all'ingresso di una caserma dell'esercito alla periferia del capoluogo lombardo. Il riferimento è al fatto che l'aspirante kamikaze abitasse in una casa popolare. I contenuti all'interno degli articoli seguono lo stesso stile: come in Inghilterra i terroristi sono stati insospettabili vicini di pianerottolo.
L'intento evidente è quello di seminare allarme, di indurre chiunque a sospettare i propri vicini – meglio se di carnagione scura -, potenziali aspiranti kamikaze. Non ci si è limitati a spedire il giornale in edicola – dove compete al gusto e al giudizio di ciascuno sorbirsene la lettura -, ma si è pensato di recapitarlo dove avrebbe colpito con più efficacia fantasia e paure. Incendiari intenzionali, piromani consapevoli, propagatori di paura: la definizione trovatela voi. Non è automatico che questi comportamenti possano portare a pogrom o guerre di religione, certo è che nessuno di questi eventi è accaduto senza che si mettesse in moto lo spirito zelante dei professionisti dell'odio. La manifestazione antirazzista di sabato è un antidoto a questo odio? Si, a patto che il fiume che si è riversato nelle strade di Roma si trasformi in zampillanti rigagnoli in tutte le strade, le scale condominiali, i tavoli dei bar e sia in grado di riprodurre consapevolezza e lucidità quotidiana anche tra vicini di pianerottolo. Una nota di «colore»: l'addetto alla distribuzione di Libero era un ragazzo immigrato. Anche lui un aspirante kamikaze? |