|
La zona del Valpolicella classico comprende i comuni di Marano, Fumane, Negrar, Sant’ Ambrogio, San Pietro Incariano. Ma la zona del Valpolicella Doc comprende anche la Valpantena e le valli di Marcellise, del Tramigna, di Lavagno, di Mezzane, di Illasi, d’ Alpone e inoltre i comuni di Verona, Dolcè, Pescantina, Grezzana, San Martino Buon Albergo, Cerro Veronese e San Mauro di Saline. Una fascia che si estende per 45 chilometri, con una larghezza che va dai 5 agli 8 chilometru su una altitudine che varia fra 150 e 350 metri sul livello del mare, ma che negli ultimi anni si è spinta anche oltre i 500 metri.
Va anche sottolineato il fatto che sempre più spesso le aziende tendono a dotare il vigneto di alta collina di un pozzo ottenuto mediante trivellazione, che assicuri la provvigione di acqua in zone che sono povere di questa risorsa perché sommitali. Una conseguenza di questa pratica è che le sorgenti e le fontane sono ormai completamente esaurite, dato che, evidentemente, sono alimentate dalle stesse falde intercettate dalle trivelle. L’ università di Padova calcola che il debito idrico del Veneto sia di 870 milioni di mc. Come dire che stiamo consumando una quantità di acqua di gran lunga superiore rispetto a quella che naturalmente si accumula nelle falde. Una riprova di questo fenomeno è il fatto che gli acquedotti della nostra provincia sono costretti a pescare l’acqua a profondità sempre maggiori.
La superficie complessiva del zona Valpolicella Doc è di 30 mila ettari. Di questi sono coltivati a vite circa 6 mila ettari, di cui il 53% in collina, il 23% della fascia pedecollinare e il 24% in fondovalle. Le aziende iscritte all’ albo del Valpolicella sono 2.470, di queste 1.226 producono uva per l’ amarone. I dati parlano di 165 aziende vinicole in zona di produzione e 148 aziende imbottigliatrici fuori della zona di produzione: negli ultimi 6 anni sono state aperte 24 nuove aziende vitivinicole. Nel 2007 sono stati prodotti 68,7 milioni di Kg di uva, di cui 25,7 milioni per amarone e recioto e sono state vendute 8.350 milioni di bottiglie di amarone e recioto. Si calcola che il fatturato annuo complessivo della Doc Valpolicella sia di 220 milioni di euro e che le giacenze di amarone ammontino a 170 milioni di euro e che negli ultimi tre anni sia stato accumulato un invenduto di 3 milioni di bottiglie di amarone. L’ aumento delle giacenze riguarda tutto il settore e tutte le tipologie del prodotto, tanto è vero che si sta pensando a ridurre la resa per ettaro, proprio per reggere a un mercato in forte flessione.
La superficie iscritta al Doc, da 4.626,00 ettari nel 1972, per una produzione di 476.619,00 q.li di uva, è passata a 6.022,08 ettari nel 2007, per una produzione di 682.738,43 q.li di uva, con un aumento della superficie iscritta al Doc del 30% e un aumento del 43% della quantità di uva ammessa.
Secondo Assoenologi il Veneto nel 2009 produrrà 7,7 milioni di ettolitri di vino su un totale di 45 milioni di ettolitri di vino che saranno prodotti in Italia con un calo del 10% per il Valpolicella, del 5% per il Bardolino, del 6% per il Soave, del 20% per il Lugana.
Il conto della crisi lo stanno pagando sopratutto i produttori. I ribassi del prezzo dell’ uva vanno dal 10% al 50% rispetto alle quotazioni dell’ anno passato. Spesso i vignaioli sono costretti a vendere le proprie uve ad un prezzo in grado di coprire appena le spese dei trattamenti fitosanitari, ma non tutti sono riusciti a piazzare le proprie uve. Anche il mercato dei vini è fortemente orientato al ribasso con punte che, per alcune varietà, arrivano anche al 40% del prezzo pagato lo scorso anno. A proposito quindi della gestione che è stata fatta in tutti questi anni del comparto vitivinicolo e il peso che nelle decisioni più importanti hanno avuto le grandi cantine, chiunque si rende conto che in queste condizioni il piccolo produttore, per quanto bravo e coscienzioso, rischia di rimanere schiacciato dal peso di vicini troppo ingombranti.
Inoltre, la continua espansione dei terreni dedicati all’impianto di nuovi vigneti, spesso con modalità molto discutibili e con conseguenze, sotto diversi punti di vista, negative per il territorio, non si sta dimostrando la scelta più intelligente. Aumentare in maniera esagerata la produzione di uva e quindi di vino porta inevitabilmente al crollo dei prezzi, quando l'offerta supera abbondantemente la domanda, come detta appunto la legge del mercato. Tanto più se consideriamo la situazione economica recessiva che stiamo attraversando.
[Fonti: Assoenologi; Consorzio Tutela Vini Valpolicella; Confagricoltura; Veneto Agricoltura] |