Migranti in fuga dagli ambulatori per paura di essere denunciati PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Messagero Veneto   
lunedì 30 novembre 2009
Gli operai africani non si vedono quasi più. Nell’ambulatorio udinese che si occupa di chi non ha accesso al sistema sanitario nazionale sono calate anche le badanti dell’est e i disoccupati. Perché i clandestini hanno paura di essere denunciati. E così non si curano più. Creando pericoli. Non soltanto per loro. Sono le conseguenze del pacchetto sicurezza che ha introdotto il reato d’immigrazione e della campagna condotta dalla Lega nord in Friuli contro le cure ai clandestini. I “numeri” del centro di medicina sociale del Gervasutta parlano chiaro. In un anno gli accessi al servizio sono calati del 42%. E i medici non hanno dubbi su quali siano le cause di questo crollo: ad allontanare gli stranieri irregolari dagli ospedale è la paura di essere denunciati. La “contro–campagna” avviata dall’Ordine dei medici che ha affisso in tutti gli ospedali l’avviso scritto in cinque linque “ Io non ti denuncio” non è bastata contro il can can mediatico portato avanti dal Carroccio.

 
«Ma in realtà – spiega la dottoressa, Valentina Brussi, responsabile dell’ambulatorio che lunedì e giovedì pomeriggio dalle 15 alle 17 al Gervasutta assiste gli irregolari e più in generale tutte le persone prive di tessera sanitaria – la legge non è cambiata. I medici quindi devono fare solamente i medici. E curare tutti – precisa –, senza alcuna distinzione. Non solo i medici non sono tenuti a denunciare i clandestini, ma come prima resta in vigore il divieto di segnalare i pazienti. Nemmeno i poliziotti del pronto soccorso possono chiedere il permesso di soggiorno».

Il problema è che non tutti lo sanno. «In tanti hanno paura – prosegue la Brussi –. Una volta nell’ambulatorio (dove prestano servizio 4 medici volontari) venivano molti operai soprattutto di origine africana che magari lavoravano in nero e si presentavano da noi non potendo andare dal medico di base. Adesso invece non li vediamo quasi più. Se in media il calo è stato del 42% (da 300 visite all’anno siamo scesi a poco più di 150), per loro direi che la percentuale arriva intorno al 75%. E alcuni erano malati cronici che avevano inziato un percorso di cure».

Il fatto che al centro di medicina sociale vadano anche molti disoccupati non significa però che i servizi siano gratuiti. «Assolutamente no – dice la Brussi che lavora al Gervasutta da otto anni –. La prima visita, come dal medico di base, è gratuita, ma poi se c’è bisogno di una visita specialistica o di una medicina, valgono gli stessi principi e gli stessi ticket che vengono applicati a tutta la cittadinanza».

Niente pulizia dei denti gratuita insomma come invece aveva denunciato la Lega. «E niente corsie preferenziali – prosegue la Brussi –. Perché anche nel nostro ambulatorio ci sono le code e le prenotazioni. Ma soprattutto – aggiunge – bisogna sottolineare che se la gente viene qui evita di andare al pronto soccorso intasando il servizio di emergenza». 





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