Alcoa: le bandiere della Lega per «bendare» i lavoratori PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Nicola Atalmi   
martedì 02 febbraio 2010

Riportiamo questo articolo dal sito del consigliere regionale Nicola Atalmi, perché ci offre uno spaccato di come crisi economica, ideologia leghista e frantumazione del lavoro si intreccino in modi parecchio strani... E' successo all'Alcoa di Fusina, durante un'assemblea in cui ai lavoratori è stata portata, da alcuni politici della Lega, una bandiera del leone di San Marco. «Perché i simboli valgono». E perché così è più facile [dicono i leghisti] fare «concorrenza» ai lavoratori, sempre dell'Alcoa, ma sardi. Giochi di prestigio, facendo finta che tre ministri veneti, in un governo in cui la Lega è parte integrante, non esistessero...

 

«Questa mattina ero nuovamente all’assemblea dei lavoratori dell’Alcoa di Fusina,la multinazionale dell’acciaio che intende chiudere gli stabilimenti in Italia per trasferire altrove la produzione dopo aver goduto per anni di incentivi e sconti sull’energia.
Nelle stesse condizioni è lo stabilimento sardo di Portovesme.
Il Governo ha cercato di trattenere l’azienda in Italia promettendo sconti sull’energia per lo stabilimento sardo, per quello veneto invece non è stata trovata nessuna soluzione.

 

«Tra i lavoratori la tensione e la preoccupazione era palpabile.
Anche questa volta c’era una delegazione di politici leghisti, tra i quali l’assessore Massimiliano Malaspina che ha arringato i lavoratori sulla necessità di far sentire forte domani a Roma la voce dei Veneti.
Lo faceva tenendo tra le mani un piccolo scatolone.
Si diceva contrariato perché a Roma e nelle tv si parla sempre e solo dei lavoratori sardi dell’Alcoa e non di quelli veneti.
E ci ha spiegato che questo dipendeva dal fatto che i sardi erano presenti alle trattative e davanti alle telecamere sventolando, orgogliosamente, la bandiera di 4 mori.
Per questo, aprendo teatralmente il pacchetto che teneva tra le mani, offriva ai lavoratori 40 bandiere del veneto con il leone i San Marco, chiedendo lavoratori di manifestare domani a Roma con quelle. Perché i simboli, concludeva, sono importanti.
I lavoratori hanno applaudito e molti di loro hanno preso le bandiere.
I leghisti sorridevano contenti di aver, in qualche modo, portando anche dentro i luoghi della cara vecchia classe operaia incazzata il simbolismo veneto caro al loro partito.
ma i lavoratori non sono fessi e qualcuno lo ha anche detto chiaro e tondo davanti a tutta l’assemblea.
Non è una questione di simboli, che pure sono importanti, ma di fatti.
In Consiglio dei ministri siedono 3 importanti ministri veneti, uno è addirittura ministro del lavoro Sacconi, e due sono candidati alle due più importanti poltrone venete: Zaia Governatore e Brunetta a sindaco di Venezia.
In Consiglio dei Ministri invece non siede nessun sardo.
Eppure.
Nel decreto sull’energia del Governo sono previsti sconti sulla bolletta energetica solo per la Sardegna.
E i ministri veneti che facevano? Dormivano?
Come Zaia quando si votava per il nucleare in Veneto?
La bandiera Veneta a me piace molto e usarla per difendere il diritto al lavoro dei veneti la rende ancora più bella.
Ma i leghisti sappiano che non possono prendere in giro i lavoratori e se ai simboli e alle parole non seguiranno i fatti, quelle bandiere potrebbero rivolgersi contro di loro.
Ma nella versione con la spada sguainata.»





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