Dibattito sul piano della mobilità di Venezia: la posizione di «Geografia di genere» PDF Stampa E-mail
Scritto da Geografia di genere   
giovedì 04 febbraio 2010

La Consulta delle Cittadine di Venezia in previsione del dibattito conclusivo sul PUM da parte del Consiglio Comunale di Venezia intende far conoscere a tutti i Consiglieri e al Sindaco le proprie osservazioni in merito, sottolineando la necessità di un maggior dibattito con la cittadinanza e con il movimento di cittadini in difesa del territorio che radicatosi in tutta Italia si è costituito formalmente anche in Veneto. Visto che le scelte contenute sia nel PUM che nel PAT governeranno il territorio per il prossimo futuro, queste devono essere trasparenti e partecipate, spiegate in linguaggio comune a tutti e decise attraverso un percorso di confronto democratico, che non implichi solamente soggetti istituzionali o soggetti coinvolti per interessi specifici.

Noi pensiamo che questo modo di procedere non sia avvenuto sinora e riteniamo alquanto pericoloso, nell’assenza di  un percorso di vera partecipazione, concludere ora il dibattito e fare subire ai cittadini le conseguenze di decisioni così cruciali per il futuro della città nei prossimi vent’anni.

I punti di criticità, oltre al mancato percorso ‘partecipativo’, riguardano il contraddire alcune ipotesi e finalità che hanno avviato lo studio del PUM per la città d’acqua e il territorio di terra ferma: il vincolo di contenimento del flusso turistico nella città antica, la riduzione dell’inquinamento malgrado l’aumento previsto della mobilità, la sostenibilità del sistema e il potenziamento del trasporto pubblico.

 

Nel modello di città e nel rapporto con il territorio manca una decisa affermazione e difesa di ciò che riteniamo fondamentale.

Occorre assumere responsabilmente l’alterità del luogo come caratteristica peculiare e risorsa per i cittadini e per i visitatori di Venezia, nonché per l’insieme del territorio che si affaccia sulla gronda lagunare.

Questa risorsa è irrinunciabile e l’omologazione ad altri modelli di città provocherà la scomparsa e la distruzione del suo capitale di bellezza e unicità. Venezia città d’acqua urbanisticamente è già una città moderna poiché la si percorre camminando e vi si possono incontrare altre persone.

L’assunzione responsabile di questa alterità comporta che si consideri il patrimonio d’acqua come elemento cruciale e fondante quanto la terra e non si decida per interventi che ne determinino un’alterazione irreversibile.

 

Come si muove una città d’acqua e di terra?

Con l’acqua, valorizzando e enfatizzando un paesaggio unico: quindi con il sistema di vaporetti, dotandoli sempre più di energia pulita e di soluzioni costruttive per diminuire il moto ondoso, e considerando altri percorsi possibili.

Si eviterà in qualsiasi modo la scelta di una sublagunare, che anche dall’analisi tecnica del PUM, appare costosa e difficilmente sostenibile economicamente, poco funzionale. E’ rischiosa per il caranto poiché, una volta perforato, si aprirebbe la via all’erosione accelerata dei fondali lagunari. Inoltre è incompatibile con i percorsi pedonali attuali nella fitta rete delle strette calli dei sestieri di Castello e di Cannaregio.

Perchè creare una sublagunare? Che senso ha infilare i turisti in un tubo sotterraneo quando ciò che desta stupore e attrae è la bellezza dell'ambiente acqueo e della laguna?

Perché privarsi della differenza di un luogo che ha sempre costituito la sua forza? Perché omologarlo ad altri che non offrono la stessa alterità?

Perché il Consiglio Comunale ha già adottato lo stanziamento per la prima tratta (ad una canna) Tessera Fondamente Nuove (ad una canna), il che sembra preludere alla realizzazione delle tratte successive, mentre le risorse finanziarie potrebbero essere destinate al trasporto pubblico acqueo?

Pensiamo che lo sviluppo del tram e della metropolitana di superficie, oltre al trasporto pubblico acqueo, possano rispondere in maniera soddisfacente al bisogno di mobilità e che sia estremamente vitale non incrementare l’afflusso turistico, che sta stravolgendo la stessa natura di Venezia come ‘città’. Il potenziamento incontrollato dell’arrivo di masse turistiche rischia di ridurre Venezia a un luogo di transito veloce e di ricambio continuo, usurante per la sua delicata e fragile struttura. L’allarme è ormai sulla stampa internazionale e il sistema-Venezia turistico potrebbe alla lunga non essere più nemmeno un buon affare.

 

E’ necessario quindi avere degli obiettivi di valorizzazione dell’unicità del sito e di riorganizzazione di zone cruciali come quelle legate allo sviluppo portuale di S. Marta e al traffico automobilistico di Piazzale Roma-Marittima, quali:

- allontanare definitivamente le Grandi Navi, che recano inquinamento, scosse continue e pericolosa azione sui fondali, dal Bacino San Marco e dal canale della Giudecca, creando una zona di stazionamento altrove;

- razionalizzare l’accesso alle automobili nell'area di Piazzale Roma e diminuirne drasticamente il numero nell'area di San Basilio e della Marittima;

- evitare la costruzione di ulteriori parcheggi e garage nella zona vicina alla Chiesa di S. Marta, valorizzando questo angolo del canale della Giudecca con il canale della Scomenzera come zona aperta e verde ed elemento finale della passeggiata delle Zattere;

- creare una pista ciclabile che colleghi Venezia alla terraferma e alle piste ciclabili presenti;

- creare un parcheggio custodito per le biciclette a Venezia per veneziani e turisti.

Per Mestre e il territorio di terra ferma condividiamo il Piano che tende a ridurre le immissioni inquinanti malgrado l’aumento previsto della mobilità e il suo obiettivo di ridurre il traffico automobilistico, la diminuzione della velocità e il favorire il trasporto pubblico.

La città sarebbe davvero più vivibile con una diversa distribuzione del traffico, l’interramento della tangenziale nel tratto centrale e il recupero ad area verde, l’affermazione del nodo multimodale di San Giuliano, il recupero di altre aree ai pedoni e alle biciclette.

 

Crediamo inoltre che sia indispensabile, prima di devastare e cementificare nuovi territori assumere responsabilmente il compito di riparare alle ferite già inferte.

E' indispensabile, prima di qualsiasi altro progetto di nuovi poli di sviluppo che nell’attuale contesto di crisi sono in contrasto con i principi dell’economia responsabile, riparare ai danni nell'ambiente e nelle vite delle persone nell'area di Marghera, riconvertire, risanare e dare un indirizzo di economia leggera (attività immateriali, produzione di energia rinnovabile, attività di trasporto a basso consumo, attività certificate dal punto di vista ambientale) mantenendo la stretta relazione tra Marghera, il centro antico e il centro di Mestre.

Si esprime infatti grande perplessità sulle speculazioni sul territorio che si stanno portando avanti nonostante le opposizioni espresse da comitati di cittadini, ambientalisti e non ultimi i Sindaci della Riviera del Brenta. Sia per Veneto City che per Tessera City si prospetta una vasta opera di cementificazione che non va certo a portare benefici alla qualità urbana e del territorio e che sembra ignorare i criteri di tutela ambientale.

Crediamo che le biodiversità siano una grande risorsa culturale, umana, una potenzialità del vivere e una disponibilità anche per un’economia che sappia davvero guardare al futuro.

Chi viene a Venezia, in laguna e in tutta l’area della gronda lagunare, lo fa perché attratto dall’unicità dell’ambiente: per andare lento, per perdersi, per assaporare la bellezza e la vita di terre miste ad acqua, per sostare in luoghi senza automobili.

 
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