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«La Vicìnia» è uno strumento di riflessione e confronto sulla protezione e lo sviluppo delle proprietà collettive in Friuli e nella provincia di Trieste, promosso dal Coordinamento regionale della proprietà collettiva [
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]. E' un periodico aperto a quanti riconoscono questo «diverso modo di possedere» e i diritti delle comunità friulane, slovene e tedesche sulla propria terra. Pubblichiamo di seguito un intervento del consigliere comunale di Prato Carnico, Delio Strazzaboschi – segnalatoci da «La Vicìnia» – sul tema della realizzazione di un nuovo impianto di risalita nella località montana di Pradibosco, nell'omonima località del comune di Prato Carnico [Udine].
Con delibera regionale del novembre 2008, la giunta del comune di Prato Carnico [Ud] confermava lo stanziamento di 4 milioni di euro a favore della comunità montana, per la realizzazione di un nuovo impianto nella stazione sciistica di Pradibosco. Nel 2009, l’ente carnico procedeva alla gara per la progettazione [aggiudicata per complessivi 180 mila euro] e al successivo affidamento d’incarico parziale per elaborazione tecnica e coordinamento sicurezza [90 mila]. Si trattava di una seggiovia a due posti, che dalla stazione di partenza della precedente sciovia, a 1.140 metri, saliva al Clap piccolo, 1.370 metri, per una lunghezza orizzontale complessiva di 810 metri e una portata di 940 persone all'ora. Il quadro economico di progetto prevedeva 980 mila euro per la costruzione dell’impianto di risalita, 1.637 milioni per la realizzazione delle due piste di discesa e 383 mila euro per gli impianti d’innevamento, più spese tecniche e Iva. Nel frattempo, l’amministrazione della proprietà collettiva di Pesariis, proprietaria della precedente sciovia oltre che dell’albergo omonimo, per poter garantire la stagione invernale 2008-2009 aveva provveduto con i soli propri mezzi [18 mila euro] a presentare un progetto definitivo di revisione-ricostruzione dell’impianto stesso, ottenendone la concessione regionale nell’ottobre 2008. Nell’estate 2009, poi, a causa della più completa incertezza sull’effettiva realizzazione del nuovo impianto, il gestore dell’albergo risolveva unilateralmente e in via anticipata il contratto di affitto di azienda dell’intera struttura turistica dell’alta Val Pesarina. Ricordate le fortissime perplessità a suo tempo emerse in comunità montana sull’opportunità di tale opera e riscontrata la successiva aperta contrarietà della maggior parte della popolazione della vallata, l’amministrazione frazionale, mai sentita su questo tema, proponeva quindi alla Regione una diversa destinazione dello stanziamento di 4 milioni: la ricostruzione della sciovia esistente e la realizzazione del museo scientifico dell’orologeria, opera attesa da anni, promessa da Illy e confermata da Tondo, elemento strategico indispensabile per completare il progetto di sviluppo locale partito col paese degli orologi.
Con un milione di euro, l’amministrazione di Pesariis, che a differenza della comunità montana ha davvero una concessione regionale per un impianto a fune, era ed è in grado di rifare la sciovia, adeguare e proteggere la pista, acquistare i cannoni sparaneve dal precedente gestore, installare un tapis-roulant e allestire un parco giochi. Con due milioni di euro, come da progetto già eseguito, si poteva e si può allestire un grande museo dell’orologeria meccanica presso l’ex palazzo frazionale, edificio che, non fosse altro che per ragioni morali, dovrebbe essere restituito alla Proprietà Collettiva di Pesariis che a suo tempo lo costruì. Si sarebbero così conseguiti due risultati utili e si sarebbe perfino liberato un milione di euro, generosità non da poco in tempi di ristrettezza finanziaria, anche per la nostra Regione. Ma, al solito, si è trattato di fiducia mal riposta. Oggi si viene a sapere che a Pradibosco si farà una nuova sciovia [non una seggiovia bi-posto], su un percorso più breve [fino al piazzale del centro fondo, a 1.240 metri], ma per la stratosferica cifra di 2,5 milioni di euro. Naturalmente non si sa chi [comunità montana o Promotur] e soprattutto quando mai, perché manca la concessione regionale, bisogna attraversare la strada e i relativi adempimenti, variare il Piano regolatore comunale, ri-progettare e appaltare i lavori. Né si sa a chi, e per quali straordinari meriti, siano destinati i residui 1,5 milioni di euro. Non è dato sapere se si sono configurati comportamenti e responsabilità che meritino già l’attenzione della magistratura amministrativa o di quella ordinaria, ma certamente su questa vicenda un giudizio civico prima ancora che politico va dato, e la popolazione della montagna è ancora in grado di farsene un’idea. |