Il corso di «smarketing» arriva in Veneto PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Marco Geronimi Stoll   
lunedě 01 marzo 2010

Un pubblicitario disertore, Marco Geronimi Stoll, un gruppo di stilisti molto atipici [noti con il brand Serpica Naro] e Carta promuovono un corso di «smarketing». Un breve corso di sopravvivenza per salvarsi dalla pubblicità. Due giorni attraverso i quali imparare come autoprodursi una comunicazione diversa.

Il prossimo fine settimana, sabato 6 e domenica 7 marzo, Marco Geronimi Stoll – in collaborazione con il gruppo culturale Refosco – propone il suo corso a San Vito di Leguzzano, in provincia di Vicenza.

 

Il corso ha il patrocinio del comune di San Vito di Leguzzano. 

 

Per informazioni e contatti sul corso a San Vito di Leguzzano:

Monica Franzan Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , tel. 347 4207128

 

 

SMARKETING
Breve corso di sopravvivenza per salvarsi dalla pubblicità. Maratona intensiva di due giorni.

 

Per chi non è il corso

Chi si aspetta un normale corso di marketing (dedicato a vendere la massima quantità possibile di un prodotto qualsiasi in un’ottica consumista), è meglio che non si iscriva, perché resterebbe deluso.

 

Per chi è il corso

- Per i comunicatori interni di:
Aziende profit che abbiano particolari valori di tipicità, etica, tutela dell’ambiente, missione sociale
Aziende no profit di qualsiasi tipo, meglio se piccole e poco potenti
Associazioni
Enti pubblici
Piccoli editori, emittenti
Gruppi teatrali o musicali, videomaker, produttori culturali
Associazioni anche informali con scopi culturali, artistici o di divulgazione scientifica

- Per i lavoratori nei vari settori del marketing tradizionale, che cominciano ad aver dubbi sull’etica del loro mestiere e stanno scoprendo che c’è una relazione tra scarso senso della pubblicità e scarso senso della propria vita creativa.

 

Perché vi conviene smetterla con la pubblicità tradizionale

Se sei nell’elenco precedente, la pubblicità tradizionale per te non va bene:

- ha costi spropositati, che dovresti ricaricare sul cliente/utente/fruitore, diventando meno etico e meno competitivo

- usa linguaggi e estetiche sbagliate, che servono a chi ha bisogno di una personalità artificiale studiata al tavolino, mentre tu la personalità ce l’hai già e , anzi, non devi snaturarti

- usa media di massa molto accentrati e monopolistici, tanto da porre problemi di democrazia, dove la tua voce si perderebbe nel chiasso di chi ha molti soldi da spendere; invece chi ti cerca spesso ha un’altra dieta mediatica

- spara nel mucchio della comunicazione generalista (ti offre moltissimi contatti, ma distratti e disinteressati) , mentre a te servono solo dei mezzi per incontrare chi ha bisogno di te (ti bastano pochi contatti, ma attenti e motivati, e devi presentarti bene a quell’appuntamento)

- allunga la filiera delle intermediazioni tra chi produce e chi compra, mentre vari motivi etici, ecologici ed economici ci spingono a ridurre la filiera il più possibile

- usa molto la televisione e i quotidiani, usa poco e male i media cosiddetti deboli (radio, internet, testate di nicchia…) che invece non sono affatto deboli se si usano bene

- impone una super professionalizzazione ai comunicatori a cui occorre delegare tutto il marketing nel suo complesso; invece chi ha pochi soldi e opera su piccola scala preferisce un metodo diverso, in cui al professionista si affida solo una parte del lavoro, quella per cui la sua competenza è effettivamente indispensabile. Tutte le altre operazioni di routine possono essere realizzate internamente in un clima di consulenza e coaching che fa crescere la cultura aziendale e facilita il contatto diretto con clienti, utenti e pubblico

- se funziona, la pubblicità tradizionale ti offre un “successo disastroso”, cioè formidabile ma brevissimo, perché il salto di dimensione di scala crea problemi enormi di logistica e di catena produttiva, a cui segue un collasso dell’organizzazione aziendale. L’unica soluzione (apparente) diventa fare ulteriore pubblicità ed entrare in un meccanismo di farmacodipendenza.

 

Come si svolge il corso

Il corso è essenzialmente pratico, con premesse teoriche esposte all’inizio e riassunte alla fine.

Il gruppo si troverà a simulare situazioni reali in cui sarà accompagnato a scegliere soluzioni etiche, economiche e a basso impatto ambientale.

Per permettere agli allievi di ridurre tempo, spesa e spostamenti occorre sfruttare al massimo il corso, per questo lo organizziamo in forma intensiva; quindi è indispensabile un’atmosfera creativa e di affiatamento, ludica ma concentrata; per questo si favorirà un clima conviviale.

 

Competenze necessarie per iscriversi

Il corso è in italiano e non richiede particolari competenze tecniche, culturali o informatiche; è invece raccomandata la lettura del protocollo etico: solo chi condivide tutti o quasi tutti i presupposti troverà giovamento dal corso.

 

Dove si svolge

In ciascuna città scegliamo uno spazio a basso costo, per evitare di appesantire le spese. Servito dai mezzi, per favorire il trasporto pubblico. Sufficientemente ospitale ma no frills, perché non ci interessano le modalità tipiche dei corsi aziendali.

 

Scopi del corso

Ovviamente lo scopo principale è apprendere i contenuti le tecniche e le pratiche dello smarketing; ma questo non è l’unico scopo importante; vogliamo anche creare in ciascuna città un nucleo di persone in rete che lo mettano in pratica e che si rinforzino reciprocamente. Docente Marco Geronimi Stoll, in collaborazione con Paolo Faustini (blogger, l’Altra Brescia) e Chiara Birattari (progettista, Serpica Naro). 

 

Programma
*Sabato*

Ore 10,30 Registrazione, chiarimenti pratici e logistici.

Ore 11 Premessa. Introduzione, presentazione. Cos’è lo smarketing, perché e quando funziona. Esempio: due casi emblematici.

Ore 13,30 Pranzo al sacco conviviale ma frugale

Ore 14,30 Sapere chi si è: Nome, logo e immagine coordinata, la loro diversa funzione nello smarketing. Esercizi sull’identità di un qualsiasi gruppo umano. Coerenze ed imprevisti, prevedibilità ed imprevedibilità, ovvietà e singolarità.

Ore 17 intervallo

Ore 17.15 Laboratorio di “caccia all’errore” (prima parte) riconosciamo alcuni errori frequenti; sono comuni nella pubblicità fai–da–te ma purtroppo anche molti professionisti ci cascano. Alcuni di questi errori sono fatali e uccidono ciò che si vorrebbe pubblicizzare; altri errori comportano più fatica e maggiori spese.

Termine 19.30 Cena conviviale e poco frugale

Dopocena. Incontro informale e chiacchierata nella prospettiva di creare una rete locale di comunicazione etica.

 

*Domenica*

Ore 9 Scegliere i mezzi che ci somigliano

Non è solo il risparmio economico a indirizzarci verso internet più che verso la carta, verso la radio più che verso la tv, e verso le testate di appartenenza; è che non hai posizionamento se non prendi posizione. È che se hai pochi soldi non vale quasi mai la pena di sprecarli sulle testate dei monopolisti. Tutto ciò e non solo per (sacrosanti) motivi ideologici, ma anche perché sono meccanismi dove i grossi schiacciano i piccoli.

Ore 11 Laboratorio di “caccia all’errore” (seconda parte)

Ore 13 Pranzo al sacco conviviale ma frugale

Ore 14 Trattazione breve di alcuni temi metodologici quali: democrazia nel gruppo creativo, veridicità effettiva nel messaggio, retrocomunicazione (dal ricevente all’emittente)

Ore 17 Conclusioni e saluti

 





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