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Si è concluso stamane, 25 marzo, presso l'auditorium della fiera di Vicenza il congresso regionale Veneto della Cgil. Confermato il segretario uscente Emilio Viafora e sancite nella composizione del direttivo gli equilibri usciti dalle 4.514 assemblee che hanno discusso le due tesi presentate: “i diritti e il lavoro oltre la crisi”, facente riferimento a Guglielmo Epifani, e “la Cgil che vogliamo” di cui è primo firmatario Domenico Moccia. La maggioranza ha ottenuto 71,9 per cento e il 28 per cento la minoranza.
Le differenze seguono le linee di faglia della politica nazionale: «Si rischia di andare verso il modello concertativo della Cisl» ha dichiarato ieri Sergio Chiloiro, ex segretario della Cgil di Venezia, dove la camera del lavoro locale è stata commissariata dallo stesso Viafora. Ma le differenze non sono riassumibili nella polarità «destra e sinistra» e, francamente, rimangono difficilmente intelleggibili. «Il rischio di un dibattito simile a quello dei partiti - mormora un delegato - e quindi tutto interno è molto forte». «Non mi sembra che i lavoratori ci abbiano capito molto di questo dibattito» conclude sconsolato un dirigente. In realtà di carne al fuoco per il dibattito ce n'è stata parecchia anche offerta dalla lunga relazione del segretario: l'economia del Veneto rimane incardinata sul manifatturiero e il morso della crisi si percepisce netto, nel 2009 c'è stato un calo pari al 3,9 per cento del pil, e un crollo della produzione industriale prossimo al 16 per cento cancellando con un colpo di spugna tante microimprese che assolvevano a una funzione di polmone flessibile delle imprese maggiori. Una crisi che ha toccato non solo produzioni tradizionali, ma anche settori di punta e sofisticati, come la Glaxo a Verona. In soli due anni la disoccupazione è balzata dal 3,5 al 6 per cento, mentre sono raddoppiati i rapporti di lavoro precari (dal 10 al 20 per cento) e il numero di lavori atipici e a termine. Numeri che rappresentano un basso continuo nell'informazione regionale con picchi acuti quando si imprenditori o lavoratori decidono di farla finita. «Spostare il baricentro organizzativo sul territorio» questo uno dei messaggi più significativi usciti dal congresso. Avviare quindi contrattazioni territoriali sul trasporto pubblico, sulla qualità urbana, sui diritti sociali come la casa: si tratta di un'evoluzione dell'azione sindacale tutta da costruire che richiede formazione e strumenti organizzativi rinnovati. Un'azione non facile che dovrà trovare riferimento sociali e politici al di fuori dalla fabbrica e che per ora non si scorgono. Netta la critica alla sinistra politica e pressoché assenti al congresso le rappresentanze dei partiti. Accenti più marcati che in passato sul tema della difesa del territorio e dell'ambiente e non è passato inosservato l'intervento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, incentrato sul no al nucleare ma anche sull'esigenza di preservare una territorialità dell'economia e una produzione che curi e preservi i beni comuni. Susanna Camusso della segreteria nazionale ha concluso oggi i lavori richiamando alla necessità di rilanciare la contrattazione dentro i posti di lavoro cercando di condizionare la ristrutturazione che sta procedendo grazie alla crisi, provando a discutere del cose e del come si produce. Netto il pronunciamento contro la barbarie razzista che sta devastando il tessuto sociale: in questo senso la Cgil rappresenta un non trascurabile presidio di civiltà tra strati popolari divorati dal rancore e assordati dalla propaganda leghista. Nell'ultima organizzazione di massa della sinistra nell'inospitale nordest [384.087 iscritti], ormai votato alla Lega, si scorgono barlumi di rinnovamento, anche se i capelli grigi predominano in platea. Non è stato un autunno caldo quello trascorso, ma piuttosto cupo. Confidiamo nella primavera. |