I No Dal Molin ripartono dal parco della pace. Intervista a Cinzia Bottene PDF  | Stampa |  E-mail
Scritto da Giulio Todescan   
martedì 29 giugno 2010
Da aeroporto a "Parco della pace": l'ampia area adiacente al cantiere della base Usa Dal Molin, a Vicenza, diventerà un parco e non più aeroporto o eliporto, le ipotesi precedenti, accusate dal movimento contrario alla base di essere a solo beneficio dei militari a stelle e strisce.
Giovedì 24 giugno a Roma il commissario Paolo Costa e rappresentanti governativi hanno deciso per la smilitarizzazione e sdemanializzazione del "lato est" del Dal Molin. E' una vittoria per il sindaco Variati, che aveva inserito il parco fra le "compensazioni" da chiedere a Roma. Ma può essere anche un rilancio per il movimento, che dopo mesi duri trova una vittoria: i primi a chiedere il parco su quegli ettari di ex aeroporto erano stati proprio i No Dal Molin. Ne parliamo con la consigliere comunale della lista Vicenza Libera - No Dal Molin, Cinzia Bottene.

 


Il 13 settembre del 2007 centinaia di persone del movimento No Dal Molin piantarono 150 alberelli sul lato est, allora area militare, chiedendo diventasse parco pubblico. Ora Paolo Costa e il governo mettono nero su bianco che l'area sarà data gratuitamente al comune per farne un parco. Ve lo aspettavate?

E' un successo, anche se parziale, perché nell'altra metà del parco c'è la base in avanzata costruzione. Consideriamo la consegna dell'area alla città non come una compensazione ma come un diritto dovuto. Ma sarebbe stato un diritto dovuto avere l'intera area a parco, come richiesto da migliaia di vicentini nel referendum autogestito del 2008.
Il parco della pace è nato nelle intenzioni e anche nel nome il 13 settembre 2007 quando siamo entrati e abbiamo piantato centinaia di alberelli, e con la piantumazione volevamo dire che l'area era nostra. Da lì si è aperto un percorso, siamo entrati altre due volte, l'ultima è stata il 25 aprile per due giorni, che abbiamo chiamato "inaugurazione del parco della pace". Adesso questo viene riconosciuto dal governo.
Dobbiamo prendere la cosa non come fosse tutto compiuto: resta molto da fare perché c'è il discorso dell'Esperia, la società di elicotteri che ha una concessione ancora in atto per che dev'essere annullata, ché un eliporto non è compatibile con il parco. Poi c'è la tangenziale, che viene fatta rientrare nelle "compensazioni", ma è in realtà un danno alla città: collega solo Dal Molin e caserma Ederle, è prevista una sola corsia [per mancanza di fondi], attraversa interi quartieri e prevede la deviazione del fiume Bacchiglione a ponte Marchese. E' un'opera funzinale a collegare le due basi Usa.
Abbiamo saputo mantenere alta la mobilitazione per il parco, per quattro anni la gente non si è mai arresa, anche in momenti in cui era estremamente difficile farlo perchè la rassegnaszione galoppava in tutta la città. Però è proprio questo che ha fatto la differenza.

Cosa deve diventare il parco per voi? Proporrete una progettazione partecipata di un pezzo importante di città, che potrebbe essere un catalizzatore di nuove energie intorno al Dal Molin [che Prodi all'epoca definì con un certo disprezzo "questione urbanistica"]?

Assolutamente sì: è un terreno conquistato dalla città, la sua destinazione finale deve passare attraverso una partecipazione dei cittadini, che devono esprimersi e dire cosa vogliono realizzato in quell'area. E' un modo per farlo sentire ancora di più della gente. Altro problema aperto è quello dei fondi: Costa disse che la bonifica dagli ordigni bellici del '44 si sarebbe fatta sull'intera area, anche quella ad est. In realtà sul lato est non è ancora stata fatta, e avrà un costo altissimo.
Nella riunione del 24 giugno Costa e il governo hanno stabilito di dirottare 11,5 milioni di euro - prima destinati dal Cipe alla ricostruzione della pista dell'aeroporto - tra parco, progettazione della tangenziale e costruzione di un museo dell'aeronautica. Ma non è stato specificato come saranno suddivisi i soldi: io mi batterà perché la quasi totalità sia destinata al parco, prima di tutto per completare la bonifica.

In consiglio comunale hai votato, quasi sola, contro la logica delle compensazioni voluta da Variati. Il parco della pace però è in effetti il risultato della trattativa impostata dal comune con l'idea del risarcimento che si porta dietro anche il concetto subdolo di "pacificazione". Come si pone il movimento rispetto a questa linea che comunque ha portato a casa qualcosa, il parco?

Ho votato a favore di due ordini del giorno: uno affermava che l'aeroporto non aveva più senso, un altro chiedeva che anche le attività elicotteristiche non si installassero in quell'area. Non ho invece votato l'ordine del giorno che chiedeva per la città delle "compensazioni". Anche il parco non è una compensazione ma un diritto dovuto. Ci sono cose come i rischi ambientali, la perdita di territorio, i rischi legati alla sicurezza, oltre ad danno "ideale" che riguarda una base di guerra, che non possono essere quantificate né risarcite.
Certo, se avessimo avuto ancora un'amministrazione come quella precedente di Hullweck, alla città non sarebbe rimasto neanche un centimetro dell'area totale, sarebbe finito tutto in mano agli Usa. Sicuramente c'è stato un lavoro positivo dell'amministrazione Variati, ma l'autorità si muove quando viene lo stimolo dalla gente, e quattro anni di mobilitazione sono stati uno stimolo importantissimo.

Quali saranno le prossime iniziative del movimento, visto che la base è in fase avanzata di costruzione? L'acqua può essere il nuovo tema da mettere al centro della mobilitazione?


Non dimentichiamo assolutamente il problema della falda, che non è affatto superato: quattromila pali sono conficcati nel terreno sotto la base, e abbiamo messo in rilievo i danni che potrebbero esserci. Le analisi di Costa e del governo sono inattendibili, è un problema aperto, in cui purtroppo non riusicamo ad avere dati certi.
Anche i dati che ha dato la provincia di Vicenza attraverso sue rilevazioni sono parziali: la Provincia stessa pone dei dubbi su alcuni dati. La relazione paesaggistica della base è fatta in maniera approssimativa e non scientifica, senza dati certi. Ci sono intenzioni, probabilità...
Il 12 luglio Marco Paolini farà un grande spettacolo gratuito sul tema dell'acqua pubblica e della difesa della falda sottostante il Dal Molin. Lo spettacolo si farà dentro il "parco". Sarà la prima occasione in cui la gente entrerà in quell'area non più come ospite ma come proprietaria, sarà una bellissima serata di festa, un modo per appropriarsi fisicamente dell'area. Ci entreremo da padroni, lì dentro i vicentini non si dovranno sentire più ospiti di nessuno.





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