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[da Rassegna.it] L’allarme dell’osservatorio Vega Engineering di Mestre: nei campi record di morti bianche, ragazzi tra 18 e 27 anni esposti al pericolo infortuni, picco nel Nordest. Nel 2010 sono circa 100 mila i nuovi occupati come lavoratori stagionali in agricoltura. Tutti ragazzi che devono essere adeguatamente formati sul fronte della sicurezza, perché proprio i campi hanno il primato di morti bianche nella nostra penisola. Questo l’allarme che arriva oggi dall’osservatorio sulla sicurezza Vega Engineering di Mestre, organismo di progettazione e consulenza accreditato dalla Regione Veneto.
«L’agricoltura – scrive l’istituto nel rapporto mensile – è uno dei settori, insieme a quello del turismo, che offre le maggiori opportunità di lavoro estivo. Soprattutto per i giovani. E quest’anno i ragazzi tra i 18 e i 27 anni che lavoreranno nei campi, come stimato dalla Coldiretti, saranno ben 100 mila. Nuove generazioni impegnate nella raccolta di frutta e ortaggi entreranno a stretto contatto con la natura, ma anche con un mondo in cui si conta il maggior numero di vittime nei luoghi di lavoro. Il 39 per cento delle morti bianche, infatti, si verifica proprio nel settore agricolo. Questi le stime del primo semestre 2010». «Non si può che essere d’accordo sull’incentivare l’occupazione giovanile nell’agricoltura – precisa il presidente di Vega Engineering, l’ingegnere Mauro Rossato – ma è indispensabile predisporre tutti gli strumenti di formazione e di informazione per i giovani sul fronte della sicurezza, anche se non lavoreranno utilizzando direttamente macchinari e trattori. Perché gli infortuni mortali sui campi, purtroppo, fanno parte della cronaca quotidiana da Nord a Sud della penisola». Con percentuali che nel Nordest, ad esempio, arrivano addirittura al 46,2 per cento sul totale. Praticamente la metà delle morti bianche del territorio. E l’allarme è rosso anche per altre regioni. Stando ai dati dell’Osservatorio Vega aggiornati al 19 luglio, gli incidenti mortali in agricoltura sono un’emergenza anche in Lombardia [16 su un totale di 42 decessi], in Puglia [9 su 24], in Sicilia [9 su 20], in Calabria [6 su 12]. E ancora in Emilia Romagna [6 su 18], in Toscana [4 su 11], in Abruzzo [7 su 11] e nelle Marche [4 su 10]. Ma c’è di più: i giovani che non hanno compiuto neppure 30 anni e che hanno perso la vita nei primi sei mesi dell’anno sul lavoro sono quasi il 10 per cento del totale. Sulla distribuzione dei giovani agricoltori stagionali la Coldiretti fa sapere che in Puglia si concentra l’esercito più numeroso [18 per cento del totale], in Sicilia il 13 per cento, in Calabria il 12 per cento, in Campania il 7, in Veneto il 6, in Trentino e Lombardia il 5 per cento. E queste sono anche le regioni in cui si emergono i dati più preoccupanti quando si parla di morti bianche. Lombardia [37 vittime], Veneto [23], Puglia [21] e Sicilia [19] sono infatti sul podio della graduatoria nazionale dei numeri assoluti. Mentre Trentino e Calabria viene rilevata la più elevata incidenza di morti sul lavoro sulla popolazione lavorativa [rispettivamente 19, 3 e 20, 5 per milione di occupati]. |