La laguna di Marano è un bene comune

E-mail Stampa PDF

La laguna di Marano, insieme con quella di Grado che si estende più a est, rappresenta una delle più importanti aree umide in Italia. In questo delicato sistema ecologico, ambiente di transizione tra terra e mare, si sono sviluppate nel corso della storia importanti attività economiche quali la pesca, la caccia, la raccolta della canna, la costruzione dei casoni ecc., che hanno dato vita ad un complesso sistema territoriale, sia dal punto di vista ambientale che storico-culturale ed amministrativo.

Un rapporto speciale lega gli abitanti di Marano Lagunare al proprio territorio, un rapporto di appartenenza che deriva dal fatto che la laguna rappresenta una proprietà collettiva, in altre parole un insieme di beni goduti collettivamente dalla comunità per diritto consuetudinario. I diritti della Comunità di Marano, di origine antichissima, sono stati riconosciuti e confermati più volte dalle varie autorità governative che si sono alternate in Friuli nel corso della storia, e poi dal governo italiano (Decreto 10 aprile 1886, n. 534). Oggi, dal punto di vista giuridico i diritti collettivi nella laguna sono riconosciti come usi civici in base alla legge n. 1766 del 1927 - normativa cardine che riguarda tutte le forme di appropriazione collettiva presenti nel territorio italiano –, la cui amministrazione è di competenza del Comune, mentre la gestione è affidata all’insieme degli aventi diritto: tutti gli abitanti nati e residenti a Marano.

Sulla laguna oggi insistono numerosi interessi economici, in particolare incentrati sullo sviluppo del settore della pesca (molluschicoltura) e del turismo, che hanno innescato un processo di cambiamento per quanto riguarda il futuro sviluppo di questa realtà mettendo in atto situazioni conflittuali per la gestione di questa risorsa. Nodo del problema è l’approccio unilaterale dell’Amministrazione comunale con l’imposizione dall’alto di modelli di sviluppo non condivisi, negando la partecipazione di tutta la comunità alle decisioni relative al futuro del proprio territorio. Una posizione antitetica alla concezione della proprietà collettiva e alle sua modalità gestionali, basate su meccanismi di controllo e regolamentazione dell’uso delle risorse e di condivisone e partecipazione alle decisioni, e soprattutto in controtendenza con i principi della sostenibilità e dello sviluppo locale, in base al quale la collettività, attraverso la presa di responsabilità ed in base a regole condivise, considera e tratta il territorio come un bene comune.

Per difendere i diritti collettivi e con lo scopo di ritornare alla gestione diretta della laguna da parte dei “comunisti”, nel 2005 è nata la “Comunità di Marano”, composta da circa 300 cittadini maranesi. Il lavoro della Comunità di Marano si è concentrato in particolare su un’azione di denuncia delle attività svolte dagli amministratori locali, oltre che per promuovere il riconoscimento della laguna come proprietà collettiva. A questa posizione di resistenza si è affiancata però anche la rivendicazione di una nuova capacità progettuale degli attori collettivi, resa nota nel luglio 2010 con la presentazione delle linee guida del “Piano di gestione della laguna” della Comunità di Marano (il documento è disponibile sul sito www.comunitadimarano.it).

Il piano si basa sul principio dell’utilizzo delle risorse endogene del territorio, valorizzando i saperi e le conoscenze maturate dalla comunità, e mira a far tornare la pesca in laguna un’attività economica redditizia, avviando la commercializzazione di specie ittiche oggi non più considerate dal mercato attraverso canali alternativi, su modello dell’economia solidale. In questo senso, l’azione della Comunità di Marano mira al riconoscimento delle forme storiche locali e collettive di gestione della laguna, basate su uno stretto rapporto tra cultura e natura.

Nadia Carestiato (docente a contratto di Geografia Umana – Università di Udine)

AddThis Social Bookmark Button

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Sito personale:
Titolo:
Commento:
  La frase di verifica. Solo lettere minuscole senza spazi.
Frase di verifica: