Le sofferenze della montagna e l'autonomia bellunese

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Di seguito l'intervento di Luigi Casanova, vicepresidente di Cipra Italia, riguardo alla proposta di referendum per il passaggio della provincia di Belluno al Trentino Alto Adige. 
La realtà della montagna nelle Alpi italiane è drammatica. Siamo in presenza di uno strisciante spopolamento, invecchiamento, fuga dei giovani, ma specialmente delle giovani, drastica riduzione dei servizi sociali che non possiamo non vedere.

Il referendum di Belluno è una provocazione? Certo! Ma è salutare, è un pugno nello stomaco alla politica incapace di leggere la decrescita della montagna, di una politica, vedi Durnwalder, di cogliere valore solo nelle zone ricche (Cortina d’Ampezzo), di Dellai che privilegia l’asse mercantile Nord – Sud, di governatori, Zaia, Formigoni, Cota che rifiutano autonomia decisionale alle loro province montane.

Una politica delle autonomie forti e ben strutturate che guardi al futuro, come quelle di Trento e Bolzano, dovrebbe cogliere il disperato grido che proviene da aree ormai marginali come il bellunese, la Carnia. Non è sufficiente aver ottenuto il marchio Dolomiti patrimonio dell’UNESCO se questo marchio non apre anche opportunità diverse dal semplice sviluppo dell’industria turistica.

Come può sopravvivere una proposta turistica matura se priviamo il territorio di servizi: mobilità moderna e pubblica, formazione scolastica di alto profilo, servizi sociali e assistenziali, cura della salute certa. Se non offriamo opportunità di lavoro innovativo ai giovani, se isoliamo o meglio cancelliamo dal territorio i giardinieri della montagna, cioè gli agricoltori, i boscaioli, il controllo sul territorio come sta avvenendo in questi giorni in Carnia?

Queste sono le domande che i referendari di Belluno pongono a noi abitanti, e quindi alla politica delle due province autonome. Non ci sono altri significati dietro alla loro richiesta di autonomia. Ci vogliono affiancarre non per togliere, ma per riprendere, anche loro territorio di montagna, diritti di autogoverno e di indirizzo delle risorse. Per non rimanere dimenticati, per non offrire, fra soli dieci anni, al turista un territorio dimenticato, privo di identità, cultura, specificità, un territorio alpino assimilato e asservito ai bisogni e ai soli investimenti della cultura urbana e padana.

Noi, privilegiati delle Alpi che viviamo questa straordinaria autonomia, dobbiamo costruire un ponte di solidarietà autentica e aprirci all’accoglienza, alla condivisione della nostra forza. Per essere in un domani vicino ancora più forti, e specialmente credibili. E dimostrare che il modello di sviluppo padano non lo si può imporre alla montagna: quel modello diffonde e acuisce gli squilibri idrogeologici, e specialmente diffonde il contagio di una cultura che non è propria della montagna, ma tipica del mercantilismo oggi trionfante: “deve vivere solo quanto produce grandi guadagni”.

Noi, popoli di montagna, diversi di valle in valle, abbiamo dimostrato di sapere lavorare uniti, in Trentino come a Bolzano. Perché questo non dare questa opportunità ai cugini bellunesi, popolo dolomitico? E perché non essere noi i pionieri, i propositori di uno sviluppo diverso: solidale, equilibrato, centrato sui valori dei territori, strutturato su servizi sociali pubblici efficienti ed efficaci?

Luigi Casanova

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