Appare, in tutta la sua evidenza, l’incongruenza progettuale - percorso più lungo e curvilineo -, ed il disastro ambientale cui sarà sottoposto il territorio del Veneto Orientale.
Manca una valutazione trasportistica cioè, si descrive la capacità della linea inserendo ipotetiche quantità di treni viaggiatori - 26 al giorno - e treni merci - 138 giorno - senza dire come si è giunti a questa quantificazione.
Mancano scenari di traffico, viaggiatori e merci, che dovrebbero utilizzare questa nuova infrastruttura. Sono assenti strategie che potrebbero dirottare il traffico merci dalla gomma al ferro, non sono valutati, solo accennati, scenari di potenziamento e d’integrazione con la linea esistente.
L’informazione sul territorio è continuata solamente a cura del comitato «L’Altra Tav» con una lunga serie d’iniziative, cui hanno partecipato oltre 2.500 persone, e un convegno promosso dal Comitato “No Tav”.
Ad oggi la Regione non ha previsto alcuna iniziativa per presentare il progetto. Tutte le istituzioni avevano dichiarato di attendere i progetti ufficiali: bene ora ci sono, che cosa viene fatto? Poco, da parte di qualche sindaco, o nulla dalla regione e dalla provincia.
Vi sono state dichiarazioni di disponibilità di Luca Zaia, [Lega] di indisponibilità dell’assessore Chisso [Pdl] e d’importanti aperture della Presidente della provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto [Lega].
Contrarietà al tracciato basso e al metodo applicato è stata espressa dal Pd, seppur con alcuni distinguo al suo interno.
Dietro queste diversità di atteggiamenti tra Chisso e la Zaccariotto e Zaia si cela l'ennesima spaccatura politica all'interno del centrodestra? Non lo sappiamo e, sinceramente, poco c’interessa è altro quello che noi abbiamo a cuore.
Vorremmo che questo progetto fosse l’occasione per scelte condivise, e utili, che favoriscano il trasporto pubblico e su ferro in contrasto all’aumento del traffico privato, il rapporto Pendolaria 2010 di Legambiente pone il Veneto buon ultimo in questa spesa.
Saremmo lieti di poter dire che, per la prima volta, i cittadini veneti hanno potuto decidere scegliendo ciò che è più utile contribuendo, veramente, allo sviluppo della regione e non subendo la scelta di pochi che difendono gli interessi forti.
Sul progetto crediamo sia necessario dire che l’aeroporto può essere collegato alla rete nazionale e internazionale realizzando il già previsto sistema Sfmr, abbandonando l’assurda pretesa di scavare una galleria di 7 km, sotto Mestre e lungo la gronda lagunare della città di Venezia.
Suggeriamo di rivedere l’opera posizionandola, se necessaria, a ridosso del sistema infrastrutturale esistente, integrandola con esso, poteziandolo.
Una nuova linea ferroviaria deve essere pensata per integrarsi e produrre miglioramenti con il sistema ferroviario già esistente e, in molti casi, non utilizzato al meglio. Devono prodursi miglioramenti per i pendolari, si deve incentivare l’utilizzo del ferro al posto della gomma.
Se fatte le opportune valutazioni si riterrà utile realizzare una nuova infrastruttura, questa deve essere costruita con le migliori tecnologie tutelando popolazioni, ambiente e paesaggio.
Questo progetto, disegnato in uno dei territori più fragili e a rischio del Veneto, realizzato con decine di viadotti, spostamenti di corsi d’acqua, lunghissimi muri di cemento per cercare di superare l’instabilità del terreno di bonifica, cancellerà tutto l’ambiente esistente nei territori della bonifica, della gronda lagunare, dei grandi fiumi veneti.
Si costruirà un grande argine in un’area posta sotto il livello del mare che, in caso di fenomeni alluvionali, contribuirà a formare un grande lago [a recente esperienza di Vicenza non ha insegnato nulla?].
Non a caso il Consorzio di Bonifica con le sue osservazioni chiede che, per garantire la sicurezza idraulica del territorio e la capacità di scolo delle acque l’opera, se fatta, sia costruita tutta su viadotto con un’altezza di almeno 6 metri [sic!]
Diciamo «no» a tutto questo, invitiamo la politica a fermarsi e pensare a uno sviluppo utile a considerare il territorio e l’ambiente come un bene insostituibile.
Il 5 febbraio alle 10 manifesteremo a San Donà «contro questo progetto e contro questo metodo, manifesteremo per avere più trasporto ferroviario e meno gomma, per avere partecipazione nelle scelte, per giungere ad avere l’opera veramente necessaria, per conservare la memoria del paesaggio, per il nostro ambiente e per i nostri figli.
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