Ecomafie: le rotte dei rifiuti puntano a nordest. Intervista a Michele Bertucco di Legambiente

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Traffico dei rifiuti: si apre uno scenario campano per il Veneto? E' quello che emerge da questa intervista a Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, che racconta la metamorfosi che ha subito in questi anni il traffico di rifiuti e le ecomafie che lo gestiscono. Rifiuti che oggi vengono smaltiti illegalmente direttamente in Veneto. E' difficile pensare che il tutto avvenga senza le necessarie complicità politiche ed istituzionali. Mentre le politiche ambientali, in regione, diventano sempre più monopolio della Lega.

Partiamo dal «ruolo da protagonista assunto dal Veneto nei traffici internazionali dei rifiuti», come scrive il rapporto Ecomafia 2010 per questa chiacchierata con Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, sulla questione dei rifiuti speciali. «Si parla molto dei rifiuti urbani, domestici, ma poco si parla di questi che rappresentano l'80 per cento dei rifiuti italiani, montagne di rifiuti che letteralmente scompaiono» racconta Bertucco.

Un settore tanto delicato da provocare le «quasi» dimissioni del ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo che il 27 dicembre del 2010, al Corriere della Sera dichiarò: «la documentazione è tutta cartacea, ed è facile falsificarla. Il controllo deve diventare telematico, con i dati su una chiavetta, una scatola nera sui camion e la sorveglianza affidata ai carabinieri. Una rivoluzione. Confindustria ci appoggia. Purtroppo molte aziende preferiscono il vecchio sistema. E dietro i rifiuti ci sono lobby potentissime». Lobby che fecero affossare il provvedimento proposto dal ministro, che minacciò le dimissioni per poi ritirarle: la rivoluzione può attendere.

E in Veneto abbiamo un problema in più: «siamo in assenza di una pianificazione regionale - racconta il leader ambientalista - un piano che intanto analizzi quello che c'è quanti rifiuti vengono prodotti, ora nessuno lo sa. Quello che sappiamo è che finiscono in discariche illegali, di cui il Veneto abbonda, o addirittura sul terreno o, con il famoso metodo del giro bolla, cioè il semplice cambio di codice del rifiuto sulle carte di accompagnamento, avviene la loro formale trasformazione da pericoloso a non pericoloso quindi il loro utilizzo ad esempio nei sottofondi stradali, ed esempi in questo senso, come la statale del Santo per dirne uno, non mancano.

 

E' necessaria la complicità istituzionale per trafficare i rifiuti?

I grossi abusi avvengono da parte di ditte che possono utilizzare la cosiddetta «procedura semplificata» e che sono le aziende che dovrebbero lavorare rifiuti meno pericolosi e si basano sull'autocertificazione. In questo caso lavorano un po' di anni tranquillamente poi cominciano a ricevere rifiuti camuffati e che poi rivendono come ammendante agricolo o come sottofondo stradale. Solitamente le organizzazioni più grosse, vere e proprie associazioni a delinquere, controllano più aziende sul territorio, di cui una che tratta compost o materiale simile e che funziona quindi da «riciclatore» dei rifiuti

Una vera e propria filiera?

Esatto, organizzata. Ci sono indagini che descrivono meccanismi simili tra cui una che ha coinvolto l'allora dirigente dell'Agenzia per l'ambiente [Arpav] di Verona. Comunque le ecomafie fanno affidamento sul fatto che l'ente pubblico non è in grado di fare il controlli e i rischi sono bassissimi. Grazie ai tagli manca il personale per effettuare i controlli che, comunque, sarebbe bene non fossero concordati...

Scusa, in che senso concordati?

Nella maggior parte dei casi funziona così: l'azienda mette a disposizione dell'Arpav un campione da analizzare e l'Arpav quando ha tempo passa a prenderselo. Il campione è, diciamo così, «selezionato».

Insomma possono scegliere fior da fiore, il rifiuto migliore?

Già.

E per quanto riguarda il traffico con il sud?

Qualche anno fa dicevamo attenzione perché dopo lo scandalo Gomorra è più difficile portare i rifiuti nelle discariche abusive delle regioni meridionali e così i rifiuti si fermano nelle regioni di partenza. Ed è proprio quello che sta avvenendo.

Non si trasportano più i rifiuti?

Si, vengono ancora trasportati, solo che alla rotta nord -sud se ne sono aggiunte delle altre e noi siamo anche divenuti terra di arrivo dei rifiuti.

Il fatto che siamo terra di arrivo dei rifiuti significa che c'è una mancanza di controllo del territorio da parte delle istituzioni e viceversa un forte controllo da parte delle ecomafie: uno scenario campano per il Veneto?

Secondo noi si. Tempo fa la Regione annunciò il controllo attraverso il satellite delle discariche abusive, dopo l'annuncio non se ne seppe più nulla. Il ragionamento è banale: dato che spariscono da qualche parte vanno. Abbiamo visto, grazie ad un'inchiesta della magistratura che i rifiuti diventano fondo stradale della statale del santo, della transpolesana, imbottiscono le massicciate della Tav.

 

Ai tempi delle navi dei veleni, della Jolly rosso per capirci, sono state individuate le responsabilità politiche. Ora, visto l'entità dei traffici è possibile che ci siano, ovviamente diverse?

Noi pensiamo di sì, un altro conto è dimostrarlo. Un elemento politico interessante è che la filiera delle politiche ambientali, dalla Regione ai comuni, è appannaggio della Lega. Sicuramente per trattare alcuni affari come i rifiuti il ruolo della politica è necessario. Ma è uno dei passaggi da esplorare. Anche su questo sarebbe auspicabile che le procure venete  fossero più attive.

A proposito l'attività di contrasto dell'ecomafia funziona?

Il problema fondamentale nei reati ambientali è che se non riesci a dimostrare l'associazione a delinquere uno se la cava con sanzioni ridicole. E' fortissimo il rischio che non si arrivi a processo , che intervengano prima le prescrizioni. I magistrati sono così poco motivati a portare a termine le indagini che spesso sono complesse. Gli inquirenti giocano di fioretto con i commi e i milligrammi di inquinanti mentre vengono inquinate le falde che forniscono l'acqua a migliaia di persone.

Rispetto alle soluzioni alternative, legali, per il trattamento dei rifiuti?

Non è semplice, gli unici progetti che vanno avanti sono quelli legati all'incenerimento. Un alleanza trasversale ha bloccato, ad esempio, gli inceneritori per rifiuti speciali previsti nel trevigiano, ma ci domandiamo, nel frattempo i rifiuti non vengono prodotti? Possiamo far finta di niente, ma il problema vero è che non si affrontato il problema.

E rispetto alle ecomafie quali sono le novità del 2011?

Il ciclo illegale del cemento. Che qui al nord e in Veneto in particolare i rifiuti fossero un business delle ecomafie si sapeva, ma si è ancora convinti che il cemento sia un problema solo del sud: in realtà c'è un problema anche nella nostra regione che riguarda le grandi speculazioni e l'arrendevolezza dei comuni. Gli strumenti urbanistici adottati dai comuni, spesso palesemente irregolari, dovrebbero essere controllati delle Province che intervengono solo su segnalazioni.

In questa situazione di crisi chi ha possibilità d'investimento, liquidità, e quindi spesso le organizzazioni criminali può progettare operazioni che in altri tempi sarebbero state improponibili.

Qualche caso?

Forti sospetti desta il progetto Motor City - un progetto di autodromo corredato da centri commerciali, direzionali e chi più ne ha più ne metta – previsto nella bassa veronese che comporta 1,5 miliardo di euro di investimento. Il pericolo di infiltrazioni mafiose era stato paventato dal presidente della Provincia di Mantova. Sul caso è anche intervenuto l'ex procuratore capo di Verona Schinaia

 

Quali sono le specificità nordestine in questo panorama?

I controlli sono difficili perché il sistema produttivo è polverizzato e c'è un utilizzo massiccio della procedura semplificata nella smaltimento e trattamento dei rifiuti. Ti racconto una storia esemplare di come vengono utilizzati i rifiuti e concepita la tutela del territorio e della salute: il consorzio dei conciatori sta proponendo agli agricoltori del veronese di spandere sui terreni agricoli i rifiuti della loro attività, una prodotto che molto acido e salato. Lo regalano e lo spargono sui campi, il materiale risulta emendante agricolo in regola con la certificazione Arpav. In realtà pensiamo che vi sia un contenuto eccessivo di sale, e in alcuni casi, di metalli.

Possibile?

Sembra proprio di si.

 

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