La Filt Cgil aderisce alla manifestazione del 12 marzo a Dolo

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La Filt Cgil del Veneto aderisce alla manifestazione indetta dai comitati CAT [Comitati Ambiente Territorio] per sabato 12 marzo a Dolo, contro le Grandi Opere infrastrutturali dannose come Veneto City, camionabile sulla riviera del Brenta e Romea commerciale. Qui sotto la nota della segreteria Filt che appronfondisce la proposta del nuovo terminal logistico a Giare di Mira, e stigmatizza l'assenza della Regione Veneto in una programmazione logistica sostenibile.

 

 

Interporti del veneto: serve un sistema forte, coeso, capace… serve esattamente tutto ciò che oggi manca!

In questi ultimi mesi si sono affacciate nella rete infrastrutturale del Veneto nuove proposte di opere al servizio del trasporto e della movimentazione delle merci. In definitiva opere logistiche al servizio dei traffici nel mercato globale.

In questa nota prendiamo in esame la proposta di un nuovo terminal logistico da collocare a Giare di Mira come retroterra del porto di Venezia.

In premessa ribadiamo i seguenti principi generali:
Le opere infrastrutturali sono necessariamente opere impattanti ad elevato consumo di suolo per cui si devono selezionare con molta attenzione: bisogni, concrete possibilità di successo, risparmio di territorio, le migliori soluzioni ambientali e innovative che la moderna tecnologia mette a disposizione.
Le opere devono prevedere un elevato livello di utilizzo e di saturazione prescindendo dai vantaggi fondiari e immobiliari, o indiretti che accompagnano l’opera.

La Regione del Veneto porta grandissime responsabilità perché ha permesso e favorito, in questi decenni, la frammentazione massima del sistema secondo appetiti localistici, familiari, persino personali.
Un sistema eccessivamente frammentato attua, in questa logica assurda, il nanismo e il particolarismo. In questo tempo di competizione economica globale questa gabella è difficile da sopportare e da pagare.

Molte merci prodotte a nordest dalla locomotiva del manifatturiero, o destinate al ricco mercato dei consumatori del Veneto, per la spedizione si avvalgono della rete portuale del mare Tirreno e dei mari del Nord Europa. Questo è il semplice risultato economico che fa i conti con i costi e i tempi  di consegna, con l’efficienza e l’efficacia della rete, con la economicità e la capacità delle gestioni.
La Germania, il paese più forte dell’Unione Europea, si avvale della propria rete di connessioni infrastrutturali e come abbiamo più volte ribadito in questi tre anni di crisi, ha investito una parte notevole di spesa pubblica per l’ammodernamento della propria rete, prevedendo che finita la recessione era decisivo farsi trovare pronti. Questa è la ragione di un dominio che si è rafforzato nel trasporto ferroviario, aereo, e non ultimo marittimo.
L’Italia e il Veneto invece in questi anni hanno inesorabilmente perso terreno, in qualche caso, esaltando la marginalità dei nostri porti e del trasporto merci ferroviario.

La Regione è colpevolmente assente e continua ad alimentare rendite di posizione privata a tutto danno dell’interesse pubblico. Come la vicenda vergognosa del sito interportuale di Montebello Vicentino.
La libertà imprenditoriale come motore dello sviluppo è stata giocata contro la pianificazione consentendo la creazione di più siti fisici di modesta capacità e desolatamente vuoti o sottoutilizzati, con bilanci perennemente in perdita e che richiedono ogni anno risorse pubbliche per essere ripianati.

Servono poche e forti polarità regionali, logiche e naturali, capaci di intercettare domanda reale, e di fare sistema aumentando l’offerta e migliorando le performance.
Queste polarità di interesse regionale, tenuto conto della condizione di localizzazione baricentrica rispetto al territorio da servire, hanno nomi e cognomi, indirizzi conosciuti e rispondono a Porto e interporto Venezia, Interporto Padova, Quadrante Europa a Verona.
Prima di proporre nuove polarità è bene saturare l’esistente per evitare sprechi di denaro e di risorse pubbliche e private.

Serve che il sistema portuale dell’alto Adriatico si doti di sano realismo, e di alcune condizioni base che permettono di intercettare una parte dei traffici transoceanici che entrano nel mar Mediterraneo.
Realistico è:
Ritenere possibile una crescita degli attuali traffici e non indicare obiettivi troppo ambiziosi e fuori portata come 5 o 10 milioni di teu di merci destinate ai porti del nord Adriatico.
Considerare che nuovi porti stanno crescendo in tutto il Nord Africa e che la crisi consumistica non consente ulteriori infiniti sviluppi quantitativi.
Ricercare utili specializzazioni e sinergie con i porti dell’alto Adriatico che evitino competizioni deleterie per ogni sito. Farsi carico che non si potrà ipotizzare la nascita di più di un hub in Alto Adriatico e che la localizzazione di un hub diffuso dovrà valorizzare le migliori condizioni di successo per l’intero sistema.
Sviluppare maggiore attrazione per ridurre la fuga delle merci verso porti e interporti più convenienti. In questo scenario giocano un valore importante costi e tempi delle funzioni portuali a Venezia.

Per queste ragioni la FILT CGIL giudica decisivo riuscire a fare sistema per un futuro dignitoso economicamente e socialmente degli interporti veneti, e dei porti dell’Alto Adriatico.
Per avere un sistema serve che la Regione svolga un ruolo decisore e pianificatore, diverso dal passato e dalle tante occasioni perdute basti pensare alle aziende pubbliche locali, alle Fiere, alle sedi universitarie tanto per citare i casi più noti di frammentazione e dispersione dei beni materiali e immateriali del nostro territorio.
Il sistema deve poggiare su solide gambe che non siano unicamente il trasporto su gomma. In questo quadro si deve mantenere e potenziare il trasporto merci ferroviario e garantire una condizione di sviluppo delle altre modalità di trasporto. FS cargo perde quasi un milione di euro al giorno ed ha deciso una ritirata strategica per il proprio bilancio con la conseguenza che il trasporto merci ferroviario è praticamente crollato in Italia e arranca nel perimetro nordestino.
Serve che il Governo nazionale che ha finanziato in 10 anni con 5 miliardi di euro il settore dell’autotrasporto si metta nelle condizioni per invertire il ciclo favorendo modalità di trasporto a minore consumo energetico e ambientale.
Serve infine sviluppare altre modalità di trasporto come il sistema idroviario della pianura padana e che si realizzi lo studio di fattibilità di una asta di collegamento Padova – mare Adriatico che consentirebbe un allargamento e integrazione maggiore della città metropolitana del veneto centrale.

Per queste ragioni ci sentiamo di condividere le ragioni, sociali ed economiche, che stanno alla base della manifestazione di sabato 12 marzo 2011 a Dolo, promossa dai Comitati Ambiente e Territorio, che indicano che un’altra via di sviluppo non solo è possibile ma è obbligatoria per la salute e qualità ambientale.

La segreteria Regionale
Venezia, 8 marzo 2011

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