I primi passi del parco del Graticolato

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Salvare il vecchio graticolato romano che ancora segna la geografia del territorio fra Venezia e Padova, respingere il futuro reticolo di superstrade e poli commerciali che i poteri locali vorrebbero calare sul territorio con progetti come Veneto City, romea commerciale, camionabile Venezia-Padova, elettrodotto Dolo-Camin e, da ultimo ma non meno importante, il polo logistico di Dogaletto in faccia alla laguna. Nasce così l'idea del «parco del Graticolato» portata avanti inizialmente dai comitati contro le grandi opere della riviera del Brenta riuniti nel Cat.

Hanno messo in piedi un percorso partecipato per iniziare a tracciare contorni e contenuti di un'ipotesi utile a spostare i binari di uno sviluppo improntato oggi al consumo di territorio.
«Sabato 12 marzo saremo in piazza a Dolo per dare un segnale di forte contrarietà rispetto ai tanti progetti che minacciano il nostro territorio - dice Roberta Manzi di Cat - ma anche per proporre un'alternativa, che potrebbe prendere la forma di un "parco regionale di interesse locale". In piazza comunque non ci saranno solo i comitati, ma una buona parte della società civile trasversale: hanno aderito alla manifestazione organizzazioni come le Acli, Slow Food, Confesercenti, la Cia».
L'idea del parco nasce nel giugno del 2010 con un convegno intitolato "Verso il parco dell'agro centuriato", patrocinato dal comune di Mirano, e prende forma nei mesi successivi di piano partecipato dal basso. «Un lavoro ancora in corso, con tutte le procedure dei processi partecipati - continua Roberta - A ottobre c'è stato il primo forum, con circa 90 adesioni personali di cittadini e rappresentanti di associazioni. Esprimendo le proprie voglie, interessi e aspettative abbiamo scritto su un cartellone alcune parole chiave, da cui sono nati quattro gruppi di lavoro: gestione e comunicazione, sviluppo rurale e economie locali, ricerca storica e censimento delle risorse locali, mobilità sostenibile e qualità del vivere».

Sono 12 i comuni coinvolti, fra la provincia di Padova e quella di Venezia. Le centurie romane superstiti sono 220, per 300 chilometri di strade: un video [qui] e il sito di Cat [qui] spiegano i dettagli della proposta.
Il lavoro intanto sta procedendo in maniera autogestita: «I quattro gruppi lavorano autonomamente, con l'aiuto di facilitatori, esiste poi un semplice gruppo di coordinamento - spiega Roberta Manzi - La prossima tappa potrebbe essere a giugno, a un anno dal primo convegno, quando vorremmo restituire alla cittadinanza quanto elaborato in un anno di lavoro».
Attraverso mappe tematiche, i cittadini stanno studiando e mettendo sulla carta le emergenze storiche, architettoniche e naturali, gli ambiti di agricoltura di qualità e le esperienze di economia sostenibile che già operano sul territorio. Altro obiettivo, coinvolgere prima o poi gli enti locali, dai comuni alle due province. «Il parco sarebbe uno strumento di tutela - conclude Roberta Manzi - ma permetterebbe anche di mantenere e valorizzare l’economia locale, soprattutto sostenibile, soprattutto agricola. Certo Veneto City in questo progetto non ci può proprio entrare».

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