«Adieu pearà», il libro sulla Verona del futuro. Intervista esclusiva al misterioso autore Giulio Meazza

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«Adieu Pearà» è un libro di fantascienza, ma dal momento che l'idea di futuro è morta da qualche tempo, è un libro che parla del presente. Un presente incancrenito nel 2029, in una Verona che ha i caratteri dell'attualità estremizzati. Il libro fa ridere amaro, ma è anche una parabola sulla necessità della risata come elemento di consapevolezza e prefigurazione di un possibile cambiamento, quando la realtà intorno si fa grottesca.
Il volume è firmato con lo pseudonimo Giulio Meazza, dietro cui si celano i misteriosi autori del blog e della rivista satirica veronese L'ombroso. O almeno così credevamo. Fino a quando i «lombrosiani» sono riusciti a mettersi in contatto con il buon Meazza che, dal futuro e dalla Mongolia, ha voluto rispondere insieme a Max Brododidado [una delle menti dietro il progetto «lombrosiano»] alle nostre domande.
«A Brododidado dobbiamo la scoperta prematura di questo scrittore, e a lui dobbiamo la paziente opera di decifrazione dei microgrammi ricevuti e la laboriosa stesura finale del testo mediante lo scambio ininterrotto per più di un anno di innumerevoli cablogrammi con il futuro autore» scrivono i misteriosi satiri clandestini, prima di passare alle domande.



Meazza, meglio la nebbia della Padania o i gelidi altipiani mongoli?

Meazza: Pari e patta. I mongoli, a conoscerli bene, sembrano padani e i padani, si sa, sembrano mongoli. Il luogo dove ho trovato pace e serenità è quaggiù, al terzo cerchio della piova
grandine grossa e acqua tinta e neve
dall'aere tenebroso si riversa
putea la terra che questo riceve.
Non spiove mai e la puzza di freschino è insopportabile, ma è sempre meglio dell'odore di carogna che viene dalle pianure.

Come sono andate le presentazioni del libro a Verona? Quante copie stampate e quante vendute? Il libro ha scatenato un serrato dibattito sulla stampa locale? A proposito, si trova solo a Verona e in quali librerie?

Meazza: Qui al terzo cerchio della piova non mi occupo di mercato, non mi occupo di alcuna attività se non saltuariamente della raccolta di sterco per i bisogni della mia piccola comunità. Sono perfettamente assorto, non è mia intenzione prestare alcuna attenzione.

Brododidado: Noi che sottostiamo ancora alle assurde leggi del mercato, ti rispondiamo che ne stampammo 800 di copie e il libro lo si dovrebbe trovare anche oltre confine, distante dall'ansa dell'Adige. Le vendite? Non c'è male, grazie. Tenendo conto che ci affidiamo esclusivamente al passaparola e al culto dei nostri adepti. Se non lo si trovasse, è possibile reperirlo ivi, nel sito dei pazzi che hanno deciso di pubblicarlo: qui.
Finora le presentazioni sono andate bene, hanno suscitato un discreto interesse negli astanti, probabilmente individui che l'opera di obnubilazione non ha ancora reso proni, piatti e pianuropadanocentrici. Un briciolo di ragionevolezza contro un bricolo di dissennatezza. Per un assaggio vi agevolo questo video.
Quanto al serrato dibattito, dove credi di vivere, negli anni Settanta?

La Verona tratteggiata nel libro, negli anni intorno al 2030, assomiglia molto al nord est di oggi. Per i non veronesi mi incuriosisce un aspetto che vorrei approfondire: la divisione fra riva destra e riva sinistra, tra i quartieri del centro e Veronetta, esiste già come percepibile nell'epoca [del mio] presente? Quali segnali potevano far scorgere la futura degenerazione?

Meazza: I segnali non mancavano, questo è certo. Fino al 1990 c'erano ancora un po' di terroni, fino al 2020 gli extracomunitari, è nel terzo decennio del secolo che si è rimasti a corto di nemici su cui incanalare le energie più vivaci della società civile. E i vicentini erano troppo lontani. Ma che volete, quando nel 2010 lasciai Verona per trasferirmi a Milano non avevo che vent'anni, cosa potevo capirne allora… Ne capii così poco anche vent'anni più tardi, quando tornai in quella trappola di città. Se nel 2010 aveste avuto vent'anni a Verona mi capireste. La nostra adolescenza era stata coltivata su un tappeto sintetico e quando era venuta la nostra primavera, ci avevano ricacciato nella tana buia e la stagione passò che fummo uomini senza ragione. I segnali non mancavano, no davvero, ma cosa potevo vedere io che stropicciavo appena gli occhi al buio?

Dopo Tosi, nel libro il sindaco di futuro è Zwirner? E' il giornalista di Telenuovo [così dice google]?

Meazza: Non sempre soddisfare le proprie curiosità è una buona idea, ma tant'è, ecco una genalogia completa:  dopo Tosi Sboarina, dopo Sboarina Zanotto [durato sei giorni, prima di suicidarsi, passano due mesi prima che qualcuno se ne accorga], dopo Zanotto Musumeci, dopo Musumeci Flego, dopo Flego il figlio diciassettenne di Flego, dopo Flego Figlio Cattaneo, dopo Cattaneo [sette mesi, morto avvelenato] di nuovo Flego figlio, dopo Flego Figlio Lasironi, dopo Lasironi il nipote tredicenne di Flego, dopo Flego Nepote Smaila e dopo Smaila Zwirner.

Nel libro il sindaco è descritto come preda delle correnti e scavalcato alla sua destra da frange più estreme. In filigrana si potrebbe leggere un riferimento all'attuale sindaco Tosi le cui ultime mosse politiche sembrano indicare uno smarcarsi dal leghismo più intransigente e una navigazione molto accorta nelle acque della politica. È una lettura plausibile?

Meazza: Al punto in cui siete ogni lettura è plausibile, ma se dovevo parlare di Tosi dicevo Tosi, siccome volevo parlare di Zwirner ho detto Zwirner. Ma ripeto, per chi vive nel passato ogni lettura è plausibile, se non vi basta il cuore per credere a quello che vi raccontai.

Brododidado: Badate che qui il Meazza non mente. In verità il sindaco Grugnolo [così amorevolmente usiamo apostrofarlo noi de L'ombroso] difficilmente si può sovrapporre a Zwirner, questo sarà travolto dalla situazione mentre quello finora ha sempre sfruttato e cavalcato le frange più estreme in quanto lui sempre le cavalcò, anche nel recente periodo ecumenico-doroteo – in cui snasando aria di morigerati costumi, elettoralmente parlando – non ha mai smesso di farsela con certi simpatizzanti del nasionalsocializmo clericofilo. A certi impresentabili rifà semplicementre la giacca, una cravattina, un po' di deodorante e via, verso nuove conquiste. È fatto così, un giocherellone. A lui ci piacciono gli scherzi. E gli riescono così bene che molti cadono nel tranello, a destra e a manca, dal baretto al convento, tutti ad applaudire la svolta francescana. Il Grugnolo così passa per essere quasi umano, nemmeno tanto nemico dei poveri [che è rinomato puzzino e perciò non aiutino il turismo]. Poi successe quel che succederà, meazzianamente parlando.

La risata liberatoria de L'ombroso sembra essere l'unica speranza in un quadro politico totalmente andato a male. Nel libro l'accolita carbonara dei satiri lombrosiani riesce tuttavia a incidere sulla realtà, come si evince verso la fine del libro. Nel 2011 L'ombroso quanto incide nel senso comune veronese? Almeno una breccia nel muro del consenso è stata provocata?

Brododidado: L'ombroso nel 2011 incide quanto una fastidiosa pustola tra le dita dei piedi. Il gruppo si muove ancora cauto, nell'ombra, lanciando messaggi, stimolando il senso del quotidiano orrido in menti oramai flosce, avvezze a mangiarsi qualsiasi pappa precotta. Abbiamo un seguito, certo. Ma Meazza ci racconta che non fu nel 2011 che chiamammo all'azione, alla presa di coscienza partecipata. Ci attendono anni di lento ma strenuo lavorìo, instillando goccia dopo goccia un liberatorio conato di vomito nei verondesi. Fino alla catartica tracimazione.
Non ci siamo mai preoccupati di fare proselitismo, casomai di innescare detonazioni e dare il via a reazioni emulatrici a catena. Per farvi un'idea del nostro operato non rimane che leggere i sedici numeri del giornale che andiamo diffondendo col favore delle tenebre o decifrare i messaggi criptati su lombroso.noblogs.org [per i meno avvezzi ai codici sumeri e per i più pigri si può anche visionare un breve contributo video rilasciato in quel di Vicenza qualche tempo fa: qui].
Tuttavia, grazie al Meazza, abbiamo visto il futuro. E se tutto andrà come andò, noi ci saremo ancora.

Per finire la buttiamo sul calcio: nel libro la contrapposizione fra riva destra e riva sinistra dell'Adige si sovrappone in parte all'alternativa Hellas/Chievo. Come è vissuta nella Verona attuale questa dicotomia? Meazza tifa il Chievo?

Meazza: Il mio problema è che faccio molta fatica a distinguere il giallo e blu dal blu e giallo, e questa è forse l'origine dei molti guai trascorsi in giovinezza.      

Brododidado: Pur avvalendoci dei più sofisticati metodi scientifici della scuola positivista lombrosiana [misurazioni craniometriche e maxillo-facciali] non siamo ancora riusciti a risolvere questa annosa dicotomia. Il dubbio rimane: schierarsi con la sciarpetta al collo o rimanere indifferenti agli spalti dello stadio lanciando il nostro grido di battaglia "adieu pearà"?

Giulio Meazza, Adieu Pearà. Memorie future dalle ombre di Verona, BFS edizioni, 2011, 12 euro

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