Il salto di qualità delle mafie in Veneto

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«Siamo di fronte ad un salto di qualità della presenza delle mafie nel Veneto». Commenta così Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, l'inchiesta, emersa in questi giorni, che ha coinvolto l'imprenditore padovano Franco Caccaro, ex titolare della «Tpa Trituratori» di Santa Giustina in Colle descritto come «il nostro ufficio al nord» da alcuni pentiti della camorra e in affari con l'imprenditore Cipriano Crianese, accusato di essere legato ai Casalesi. «Se le accuse fossero confermate ci troveremmo di fronte ad un imprenditore veneto che deliberatamente si è messo in società con la mafie e che acquisisce una mentalità mafiosa» sottolinea Romani.

L'occasione è l'incontro promosso da Avviso pubblico per la costruzione di una rete regionale contro le mafie che ha visto la partecipazione di una decina di amministratori veneti. In preparazione momenti di formazione per amministratori sul tema del contrasto alle mafie e lo studio di alcuni indicatori che possano aiutare nell'analisi del territorio e delle dinamiche economiche.

 

Da ricordare che, come denunciato dal Corriere del Veneto, Franco Caccaro è stato in società per dieci anni con Clodovaldo Ruffatto, Pdl, presidente del consiglio regionale del Veneto. «E' la ricerca del coinvolgimento della politica e delle istituzioni la particolarità delle mafie rispetto ad altre forme di criminalità organizzata – sottolinea Romano -, le mafie cercano l'arricchimento facile e veloce nell'impunità, e la politica può aiutarle in questo».

«Il Veneto non è terra di mafia, ma è una terra che interessa molto i mafiosi» chiarisce Romano che ricorda come «tre latitanti della ndrangheta sono stati catturati in provincia di Verona, segno che esiste una rete di sostegno e complicità». Potenti riflettori andrebbero accesi nel settore degli appalti, della sanità o dei rifiuti dove circolano ancora molti soldi pubblici.

«L'attenzione ossessiva al tema della sicurezza urbana ha lasciato in un cono d'ombra il tema della corruzione e della criminalità organizzata – denuncia il coordinatore di Avviso Pubblico -, questa sottovalutazione ha fatto sì che la Lombardia oggi sia descritta come terra colonizzata dalle mafie». E il nordest sembra avere le carte in regola per seguirne le orme: «nei primi 6 mesi del 2010 vi sono state 689 segnalazioni di operazioni sospette, quattro al giorno, ma le denunce vengono fatte quasi solamente dalle banche – sottolinea Romano – preoccupa il silenzio dei professionisti, notai e commercialisti, figure che possono fungere da 'uomini cerniera' tra la legalità e l'illegalità».

 

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