L'inceneritore di Padova deve raccattare rifiuti in tutta Italia: è il business, bellezza!

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Alla fine quello che i più lungimiranti sospettavano è accaduto. Dato che la potenzialità dell’inceneritore di Padova di trattare 520 tonnellate/giorno di rifiuti risulta alla prova dei fatti sovradimensionata rispetto al fabbisogno di smaltimento del territorio, Acegas- Aps ha pensato bene di acquistare sul mercato rifiuti speciali, ancorché non pericolosi.

Se non fosse stato per i comitati locali sempre vigili, nessuno si sarebbe accorto del recente arrivo di rifiuti da Salerno. La politica tutta, dal livello locale a quello provinciale e regionale, alla notizia è caduta dalle nuvole.

Certo, tutto risulta formalmente corretto: l’impianto è autorizzato dalla Regione Veneto a ricevere rifiuti con CER 191212 (CER è il Codice Europeo dei Rifiuti che serve ad individuare le tipologie di rifiuto), cioè scarti da selezione del rifiuto urbano. Se da un lato è vero che il rifiuto urbano deve essere smaltito nell’ambito provinciale di competenza, fatta salva diversa autorizzazione, il rifiuto con CER 191212, considerato rifiuto speciale, può uscire dalla logica di qualsiasi Piano di smaltimento rifiuti provinciale o regionale per essere immesso sul mercato e acquistato da qualsiasi Azienda di smaltimento autorizzata; da qui il “non ne sapevo nulla” dei politici che da un certo punto di vista è anche giustificabile.

Da un punto di vista aziendale il tutto si riconduce dunque ad una legittima e anche comprensibile operazione commerciale di Acegas-Aps.

Dal punto di vista politico la questione è ben diversa: è evidente a tutti dopo quanto successo che sull’inceneritore, presentato in tutte le occasioni di incontro pubbliche come programmato e realizzato esclusivamente per dare risposta al fabbisogno locale di smaltimento dei rifiuti, non si stanno rispettando le promesse. Nel momento in cui tutti gli occhi sono puntati sul rispetto dei limiti di emissione degli inquinanti al camino si perde di vista, ovvero non si vuol rendere trasparente per questioni di quiete pubblica, la provenienza dei rifiuti che entrano all’inceneritore di Camin.

Se è ancora vero che l’inceneritore ha la funzione di svolgere un servizio pubblico, qual è lo smaltimento dei rifiuti locali, gli stessi politici che hanno nominato Cesare Pillon amministratore delegato di Acegas-Aps dovrebbero assicurarsi che l’azienda continui svolgere questa funzione. Se pur minimo, e di molto inferiore rispetto a quanto ci hanno regalato le prime due linee di incenerimento nei decenni scorsi, l’impianto con tre linee di incenerimento ha pur sempre un impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica dei cittadini padovani, pur nel rispetto della normativa vigente. Provincia e Regione non sembrano essere interessate a dare all’inceneritore un ruolo di impianto di riferimento per lo smaltimento a scala provinciale, procrastinando le scelte sul destino della discarica di Ponte San Nicolò (autorizzata per rifiuti urbani, ma con un progetto per rifiuti speciali di Acegas-Aps presentato agli Enti), su quella di Campodarsego e di Este.

Se l’inceneritore di Camin deve servire a smaltire tutto il rifiuto secco residuo della provincia di Padova, allora conserviamo le discariche per raccogliere le scorie (che si ricorda ancora una volta essere il 20% del rifiuto incenerito) e gli scarti di altri trattamenti. In alternativa si mettano in stand-by le due vecchie linee finché la Provincia non avrà approvato un nuovo Piano provinciale di smaltimento. Considerato il forte indebitamento di ACEGAS-APS e considerati i 100 milioni di euro già spesi per realizzare la terza linea, il circolo Ecologisti Democratici “Angelo Vassallo” e i Giovani Democratici di Padova, si appellano all’Azienda affinché non investa ulteriori risorse sull’ammodernamento delle due vecchie linee (scelta niente affatto lungimirante), mettendole in stand-by e programmandone la chiusura a medio termine, ed invitano piuttosto ad investire sul teleriscaldamento dalla terza linea, che potrebbe dare ricadute positive ai residenti del Quartiere 3, e sul recupero di materia dalla raccolta differenziata dei rifiuti.

Francesco Fiore, coordinatore Circolo Ecologisti Democratici “Angelo Vassallo” di Padova

Paolo Franceschetti, responsabile Ambiente Giovani Democratici di Padova

 

 

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Commenti (2)
Misurare l'emissione al camino non serve a nulla
1Venerdì 03 Giugno 2011 17:04
enzucciu
Misurare l'emissione degli inceneritori al camino non serve a nulla. Sono tutti a norma di legge. è importante misurare le concentrazioni di diossina ed altri inquinanti a terra, sugli alberi, nell'acqua. Gli inquinanti non stanno sospesi in aria: si depositano al suolo, vengono dilavati dalle piogge, arrivano nelle falde freatiche e quindi nell'acqua che beviamo e nella catena alimentare.
i buchi di arpav
2Venerdì 03 Giugno 2011 17:53
gianni belloni
..e non mi sembra che Arpav sia nelle condizioni di fare analisi approfondite in questo momento ...[http://www.estnord.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1405:larpav-vers-la-privatizzazione-la-denuncia-della-federazione-della-sinistra&catid=13:ambiente&Itemid=31]

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