Il corteo ha percorso un paio di chilometri, poi l'assembramento si è sciolto ordinatamente. La manifestazione degli industriali trevigiani è finita così, senza particolari tensioni. Eppure sarebbe bene riprendere la lotta, a patto di chiarire bene gli obiettivi.
Gli industriali veneti si sono dimostrati molto seccati per una serie di sentenze che hanno annullato i progetti riguardanti i cementifici di Fumane [Vr] e Monselice [Pd] e la centrale di Porto Tolle [Ro]. Non possiamo dargli torto: se le questioni si trascinano nei tribunali vuol dire che qualcosa non ha funzionato a monte.
Una legge del 1989 stabilisce che i cementifici sono incompatibili con il Parco dei colli Euganei. In questi 22 anni, ci domandiamo, non si sarebbe potuto elaborare un progetto - come stabilisce il Piano ambientale del Parco approvato nel 1994 - per una graduale dismissione, o razionalizzazione, degli impianti esistenti [invece che autorizzare ampliamenti come è stato fatto] senza particolari traumi per l'occupazione e per il vostro business? Tempi troppo stretti?
La legge che istituisce il Parco regionale del Delta del Po stabilisce regole semplici sulla centrale di Porto Tolle: nel Delta, possono trovare spazio solo impianti a metano o di «pari o minore impatto ambientale». Qui parliamo di carbone [che non è «pulito» come favoleggiano]: pensarci prima [e magari scegliere altrimenti] degli esposti, delle carte bollate, dei tribunali sarebbe stato meglio, che dite?
«Qual è l'autonomia delle imprese a programmare sviluppo e crescita?» si domanda il presidente degli industriali veneti, Andrea Tomat. La domanda ha un senso, l'eventuale risposta invece è impossibile dato che manca una programmazione regionale. Piano energetico, piano cave, piano paesaggistico... non pervenuti. Se non c'è un piano generale che tuteli interessi e beni comuni è difficile, anzi impossibile, rispondere alla domanda di Tomat. I vincoli, ce lo ricorda Amartya Sen, sono garanzia di libertà, senza una cornice di vincoli non possiamo elaborare alcun progetto.
A buttare benzina sul fuoco ci ha pensato il «Nimby Forum» che con il suo rapporto annuale ha certificato che il Veneto è la regione dove le opere incontrano più resistenze da parte di cittadini e comitati. 43 le opere bloccate quest'anno, l'anno scorso erano 17. La maggior parte riguardano impianti di produzione di energia o trattamento di rifiuti.
Visto che abbiamo qualche dimestichezza in più con i cortei e le lotte ci sentiamo di consigliare agli industriali di non mollare proprio ora, ma di proseguire la marcia, magari precisando le rivendicazioni.
Ne proponiamo alcune:
- Predisporre strumenti sensati di programmazione [cave, energia, paesaggio, rifiuti speciali...]. Prendiamo ad esempio il piano energetico [che la Regione doveva predisporre almeno 15 anni fa]: dovrebbe contenere gli indirizzi, gli obiettivi strategici, le indicazioni concrete, gli strumenti disponibili, i riferimenti legislativi e normativi, le opportunità finanziarie, i vincoli, gli obblighi e i diritti per i soggetti economici operatori di settore, per i grandi consumatori e per l’utenza diffusa. Insomma inutile andarsi ad impelagare a costruire un impianto a tutti i costi, prima domandiamoci: serve? È efficiente rispetto agli obiettivi ambientali che ci siamo dati? È utile qui? Il piano dovrebbe, appunto, rispondere a queste domande.
- Stroncare la lievitazione dei costi delle opere pubbliche con la riattivazione di strumenti di controllo e l'abrogazione della legge obiettivo nazionale [e cancellazione della proposta di una legge obiettivo regionale] che gli stessi strumenti ha sterilizzato. Uno studio dalla banca Intesa San Paolo del 2008 ci dice che in Spagna un chilometro di autostrada costa 14,6 milioni di euro mentre in Italia costa 32 milioni di euro. Dispiacerà ad Impregilo o Mantovani, ma risparmieremo tutti noi.
- Appoggiare la legislazione anticorruzione come richiesto da Libera. Il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti italiana ha denunciato una crescita – nel corso del 2009 – del 229 per cento della corruzione nel nostro paese. Nella nostra regione abbiamo assistito allo scandalo Dirty Leather [180 persone e 150 imprese coinvolte, 240 milioni di evasione accertata per un imponibile di 1,3 miliardi, 150 imprese della concia coinvolte, 1,3 milioni di euro di imponibile sfuggiti al fisco,], ma ogni giorno ne emergono di nuovi. Libera ha chiesto con una petizione popolare che il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione con l’introduzione nel codice penale di delitti importanti, quali la corruzione tra privati e l’auto riciclaggio, nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.
- Avviare procedure di partecipazione vincolanti, incisive e reali sui destini territoriali. Secondo la Corte dei conti, infatti, «è ormai da più parti acclarato che l’unico metodo per eliminare, o quanto meno limitare, la cd. 'sindrome Nimby' è la previa concertazione, cioè la consultazione ed il coinvolgimento degli Enti locali, prendendo in considerazione le potenzialità di sviluppo del territorio, le politiche per la tutela dell’ambiente ed i processi di inclusione dei portatori di interessi».
Alvise Zillo Monte Xillo, proprietario della cementeria Cementizillo, ha scritto che le recenti sentenze «stanno consolidando un clima anti-industriale nel Paese».
Caro Xillo, non è il momento di mollare: noi, con questi obiettivi, marceremmo volentieri insieme a voi [portando in dote la nostra pluridecennale esperienza].
Che c'è, siete rimasti senza fiato?
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