Referendum: la centrale di Krško in Slovenia va chiusa

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«Anziché insistere con il nucleare, il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo farebbe bene a prendere atto della chiarissima volontà espressa dai cittadini nei referendum del 12 e 13 giugno e impostare una seria politica energetica».

Lo chiedono le associazioni ambientaliste - Wwf, Legambiente, Italia Nostra e Lipu - all’indomani del grande successo ottenuto anche in Friuli Venezia Giulia dal quesito referendario contro la costruzione di centrali nucleari.

“Bisogna – sottolineano gli ambientalisti – che la Giunta regionale parta da questo risultato per dotarsi finalmente di una politica energetica degna di questo nome, dopo anni di totale inerzia e di ottusa insistenza su assurde velleità nucleariste in casa d’altri (cioè in Slovenia).”

Gli ambientalisti sottolineano in particolare che:

-         una politica energetica seria non può occuparsi soltanto della produzione e dei costi dell’elettricità, poiché quest’ultima rappresenta solo poco più del 20 per cento dei consumi energetici complessivi

-         la strategia energetica dev’essere strettamente connessa con quella per la riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri “gas serra” (anch’essa inesistente in Friuli Venezia Giulia) da tutti settori: industria, abitazioni, trasporti, ecc.

-         la soluzione più logica all’insieme dei problemi energetici ed ambientali è rappresentata da una strategia che combini un forte impegno per l’efficienza energetica e per l’utilizzo delle fonti rinnovabili, come quella decisa di recente dal Governo tedesco.

In particolare l’efficienza energetica rappresenta la vera grande risorsa in gran parte inesplorata, tanto più urgente in un Paese come l’Italia, quasi privo di fonti fossili (e di uranio).

Investire nell’efficienza è infatti il modo migliore per combinare risultati energetici, ambientali e socio-economici: come indica il “Libro verde dell’efficienza energetica” (2005) della Commissione Europea, per ottenere un kWh con interventi di efficienza energetica si spende da tre a quattro volte meno di quanto si deve investire per produrre lo stesso kWh con centrali elettriche tradizionali (a carbone, a gas o nucleari), e nel contempo si ottiene il doppio di posti di lavoro.

In un contesto del genere l’energia elettrica di origine nucleare non può trovare quindi spazio alcuno, men che meno quella prodotta con impianti obsoleti come quello sloveno di Krško.

“E’ patetico – proseguono gli ambientalisti – il dichiarato intento di Tondo di essere coinvolto nella gestione della centrale slovena, per “avere maggiori garanzie sulla sicurezza”. Un impianto costruito oltre trent’anni fa è ormai vicino alla fase finale della sua vita utile e nessun intervento migliorativo è seriamente pensabile. L’unica cosa da fare è seguire l’esempio dei vicini austriaci, i quali da anni chiedono - con pressioni ad ogni livello - la chiusura della centrale di Krško, che oltre tutto sorge in zona sismica.”

Gli ambientalisti ricordano ancora che di recente il Governo sloveno ha annunciato di avere pronto il Piano energetico nazionale, nel quale un eventuale raddoppio della centrale nucleare sarebbe previsto solo dopo il 2030. “E’ necessario – questa la conclusione degli ambientalisti – che sul Piano energetico della Repubblica di Slovenia si apra una consultazione con gli Stati confinanti, tra cui l’Italia, come previsto dalla Direttiva europea sulla VAS. Tondo dovrebbe impegnare anche la Regione in questo senso, anziché attardarsi in ubbìe nucleariste smentite clamorosamente dai suoi concittadini”.

 

 

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