Impianti a Pramollo: continua l'assalto alle montagne

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A Pramollo, località sciistica austriaca al confine con il Friuli sono previsti «enormi tralicci metallici per supportare un impianto con tratta a tre funi, tre stazioni funzionali in quota con la prospettiva di una architettura del tutto fuori contesto, dieci Km di piste (larghezza media 50 metri), e conseguente rimodella mento dei versanti ed eradicazione di cotico erboso in area floristicamente delicatissima, 800 posti letto rimossi dall’area italiana del passo ma ricomparsi in men che non si dica su quella austriaca». Il Wwf vuole vederci chiaro: «se i costi ambientali non vengono mai presi in considerazione, almeno si faccia chiarezza sui conti socio-economici: esiste un’indagine di mercato indipendente che contempli lo scenario con funivia?»

Quello che l’associazione ambientalista chiede da tempo è uno studio credibile e indipendente che risponda ad alcune semplici domande: come mai la realizzazione di un impianto di arroccamento per raggiungere un comprensorio sciistico austriaco, comunque già ora raggiungibile su strada (12,6 km.) in tempi paragonabili a quelli necessari alla seggiovia, dovrebbe cambiare radicalmente la vita di una intera comunità, da Pontebba a Tarvisio fino a Chiusaforte?

Quali probabilità ci sono che gli 800 posti letto ricavabili sul fondo valle italiano non subiscano una letale concorrenza dagli 800 posti letto ricavabili in quota sul versante austriaco, rimanendo così sottoutilizzati (anche in considerazione del fatto che le strutture ricettive oggi esistenti sono saturate per circa il 15%)?

Quali realistiche garanzie vi sono che un mercato in difficoltà (crescente, anche causa gli aumenti continui dei costi gestionali) come quello della neve sia in grado di supportare investimenti della portata di quello previsto e quali garanzie che Tarvisio-Lussari-Sella Nevea-Pramollo siano in grado di fare sistema e non vadano incontro ad una nefasta concorrenza intra-valliva nell’uso degli impianti di risalita a disposizione?

E se davvero la seggiovia dovesse modificare la prospettiva della fruizione turistica regionale, quale sarebbe la conseguenza sulle stazioni Promotur carniche, costate un occhio della testa e comunque ogni anno a carico del contribuente per importi cospicui?

«Non c’è il rischio - conclude il Wwf - di vendere illusioni o, in alternativa, di creare disfunzioni sistemiche? A occhio tutti son buoni a ragionare: c’è qualcuno che lo faccia su base scientificamente attendibile?».

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