Veneto City: che cosa sta accadendo

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Una decina d’anni dopo la costituzione della società Veneto City spa, il grande sogno di Luigi Endrizzi [ingegnere padovano con all’attivo decine di piani urbanistici, residenziali e produttivi, tra cui spicca quello di Padova Est], si sta concretizzando.

La firma dell’accordo di programma tra Regione, Provincia, amministrazioni di Dolo e Pianiga e la società Veneto City spa [di cui Endrizzi è presidente, mentre Rinaldo Panzarini, già direttore della Cassa di Risparmio del Veneto, ora anche nel consiglio di Est Capital, ne è l’amministratore delegato], chiude i tre giorni di fine giugno che hanno arroventato l’aria già afosa della riviera. Lunedì 27 un’assemblea pubblica a Dolo in cui i CAT hanno messo in evidenza ciò che non viene detto; martedì 28 i consigli comunali di Dolo e Pianiga, per la ratifica del sì all’accordo di programma; mercoledì 29 per la sua firma.

Diviso in due fasi, la prima, che copre i prossimi dieci anni, prevede la realizzazione di 500mila mq di superficie [divisi, con una certa elasticità, in 70mila metri quadri di commerciale, tra i 200 e i 300mila di direzionale, 50mila di ricettivo, e tra i 150 e 300mila di servizi, per 7.000 posti di lavoro] su di un’area territoriale di 750mila metri quadri. Valore stimato dell’operazione, sui 2 miliardi di euro; alle amministrazioni interessate andranno i contributi di costruzione - stima sui 50 milioni - e i futuri proventi dell’ICI [sui 3 milioni], ripartiti all’80 per cento per il comune di Dolo e il 20 per cento per quello di Pianiga. L'area in questione è agricola ma comunque destinata, come ricorda Endrizzi, dalla pianificazione esistente a divenire industriale, e per questo la proposta di Veneto City viene motivata come una valida alternativa all’ennesima distribuzione di capannoni.

Primi passaggi di questa fase, la raccolta delle osservazioni e delle controdeduzioni; e a seguire la redazione dei PUA [Piani Urbanistici Attuativi]. Se questa prima fase riguarda un’area agricola, la seconda fase concerne l’attuale area industriale del comune di Dolo, che nel progetto si trasformerà in 600mila mq ad uso terziario. Sottolineato che la Regione, pur connotando Veneto City di rilevanza strategica nello sviluppo regionale, ha bocciato l’idea del polo fieristico nell’area, contenuto nella proposta iniziale, la versione verde di Mario Cucinella e Andreas Kipar, presentata lo scorso inverno, non cambia poi molto la sostanza delle cose. Si prosegue nella logica del consumo del territorio; e la cornice nella quale viene presentata la Veneto Green City [un progetto per un modello di sviluppo per tutta la fascia compresa da Padova a Mestre, delimitata dai tracciati paralleli dell’autostrada A4 e della ferrovia, per una lunghezza di 28,5 km e 800 m di larghezza] non contribuisce a rasserenare gli animi.

Perché nonostante le parole, nessuno si fida più: il parere negativo della Commissione di Salvaguardia a Veneto City è stato cancellato dal presidente della Regione, e la commissione regionale VAS ha escluso che il progetto di Veneto City debba essere sottoposto alla valutazione. E già ci si chiede se arriverà prima il groviglio stradale della connessione con la nuova Romea commerciale, proprio in corrispondenza dello snodo tra A4 e Passante di Mestre, sulla punta orientale di Veneto City, o gli alberi previsti da Cucinella e Kipar che dovrebbero occupare gli spazi di campagna, in attesa dei nuovi edifici; peraltro con un paradossale effetto di museificazione del paesaggio, ridisegnando e sovrapponendo campagna a campagna (filari di alberi, corsi d’acqua) all’interno di una città fittizia, che per programma nega la mixitè funzionale tipica della vera città.

 

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