Con la firma della bozza di accordo di programma avvenuta ieri congiuntamente tra Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comuni di Dolo e Pianiga, l’operazione Veneto City subisce una fortissima accelerazione. La fretta non ha nulla a che vedere con la pubblica utilità, l’indifferibilità o l’urgenza tipica delle opere che seguono l’iter dell’accordo di programma. Vista la precaria situazione di alcuni soci della Veneto City spa e del gruppo Basso, proprietario di una parte dei terreni interessati, il giro di vite è stato imposto esclusivamente per dimostrare alle banche creditrici che l’operazione sta andando in porto.
L’aspetto più grave, dal punto di vista della democrazia, è proprio questo: il modo servile con il quale gli enti pubblici, in particolare i Comuni, si sono piegati alle esigenze dei poteri forti, invece di preoccuparsi di garantire gli interessi della collettività e la legalità.
Questa compressione dei tempi sta di fatto portando all’approvazione di una variante urbanistica di proporzioni gigantesche [circa 1 milione di metri cubi l’area complessivamente coinvolta nella prima fase] senza che ci sia stata la ben che minima possibilità per le comunità locali di essere adeguatamente informate, senza che cittadini e portatori di interesse abbiano mai avuto la possibilità di dire la loro in consessi pubblici.
Di più, l’accordo di programma viene sottoscritto senza che sia stata effettuata la valutazione Ambientale Strategica, una procedura obbligatoria in questi casi, ma non per la commissione regionale Vas, presieduta dal redivivo supercommissario Silvano Vernizzi. Il tutto sulla base di un rapporto ambientale presentato dai proponenti che non tiene minimamente in considerazione o sottovaluta aspetti come l’inquinamento atmosferico e elettromagnetico, gli impatti dovuti alla gestione dei rifiuti, il rischio idraulico…
Ed è proprio per questo motivo che i Comitati di coordinamento della Riviera [Cat] parlano di questa firma come di un atto irresponsabile perché si tratta di un vero e proprio attentato alla salute e alla sicurezza di migliaia di cittadini che abitano nei paesi della Riviera del Brenta e del Graticolato.
Per Cat, comunque, la partita è ancora tutta aperta: dopo la firma della bozza di accordo di programma, i comitati si preparano a presentare centinaia di osservazioni e soprattutto a lanciare una campagna massiccia di sensibilizzazione e di raccolta firme per chiedere ai due comuni di non ratificare l’accordo, di chiedere che venga effettuata la VAS, e soprattutto di ottenere una consultazione popolare per restituire la parola ai cittadini.
Mutuando il vecchio slogan «la terra è di chi la lavora», oggi si può dire a buon diritto che il territorio è un bene comune e che a decidere devono essere le comunità locali.
Il pool legale dei comitati è già al lavoro per presentare ricorsi al TAR, alla Corte di Giustizia Europea, e anche in sede penale.
Insomma se qualcuno pensava di averla spuntata, non ha tenuto conto che «non si può mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco».
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