Impianti per la produzione d'energia: le regole le fanno gli industriali

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La programmazione energetica in Veneto la fa Confindustria, la Regione se ne lava le mani. In assenza di un piano energetico ormai da 20 anni [il piano energetico regionale è previsto dalla legge 10 del 1991 - si avete letto bene, del 1991-, uscito in bozza nel 2004 e tale rimasto] la giunta decide che «in materia di impianti fotovoltaici a terra e di impianti di produzione alimentati da biomassa e a biogas e bioliquidi uno specifico stralcio del Piano energetico regionale, relativo alla produzione di energia da fonti rinnovabili» e di affidare la redazione dello «stralcio» a Confindustria.

«Per avviare questa pianificazione e per istituire forme di collaborazione operativa in materia di energia, abbiamo raggiunto - annuncia l'assessore Massimo Giuorgietti - un’intesa preliminare con Confindustria Veneto, uno dei principali attori dello scenario economico sul territorio regionale, sugli obiettivi da conseguire e ora discipliniamo la collaborazione attraverso questo accordo quadro che si concretizzerà con l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente».
Sono passati 11 mesi dall'emanazione delle «Linee guida nazionali per gli impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili» [D.M. 10 settembre 2010], e la Regione Veneto si è limitata a delegare tutto agli industriali. Il decreto stabiliva in 180 giorni il limite massimo per il recepimento. «L'obiettivo delle Linee guida nazionali è quello di uniformare a livello nazionale - sottolinea Legambiente - le procedure autorizzative e l’esercizio degli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. In particolare le Linee Guida definiscono gli iter autorizzativi che devono seguire le diverse tipologie di impianti e le regole per la corretta progettazione e inserimento nel paesaggio degli impianti da fonti rinnovabili».

Confindustria sarà così arbitro e giocatore di un business imponente visto la quantità di impianti che gli industriali stanno programmando sul territorio: a livello nazionale c'è una richiesta pendente per il 2011/2012 di circa 50.000 impianti di energia rinnovabile per oltre 130 Gw, ovvero più del doppio della potenza elettrica totale ora disponibile in Italia che è di 102 GW.

La Regione Veneto ha introdotto una moratoria sull’installazione degli impianti fotovoltaici a terra, ubicati in area agricola, con potenza superiore a 200 kW, gli impianti a biomasse con potenza elettrica superiore a 500 kWe e quelli alimentati a biogas-bioliquidi di potenza superiore a 1 MWe. La Legge regionale 7/2011 ha stabilito lo stop fino all’approvazione del Piano Energetico Regionale. Il 19 Maggio il Governo ha però impugnato la Legge ritenendo alcune norme ostative rispetto agli
impegni internazionali e comunitari assunti dalla Stato.

Forti malumori e contestazioni stanno sollevando la costruzione di impianti a biogas che provocano un aumento del prezzo dei terreni agricoli. La moratoria decisa dal Consiglio regionale veneto e valida fino a fine 2011, riguarda solamente gli impianti sopra i 1000 kwe e il 99 per cento di impianti richiesti è sotto questa potenza. Furibonda la Coldiretti: «La Regione abdica alle proprie responsabilità in fatto di pianificazione energetica e delega la progettazione di uno strumento cosi strategico - anche alla luce dei risultati referendari - ad una organizzazione di parte come Confindustria» tuona Giorgio Piazza presidente di Coldiretti Veneto

Il Tavolo permanente si occuperà - leggiamo nel comunicato stampa della giunta regionale - di: pianificazione strategica e di settore;  iniziative a carattere legislativo e regolamentare; definizione di atti di indirizzo e linee-guida;  semplificazione dei procedimenti; attività di monitoraggio e controllo del raggiungimento degli obiettivi; individuazione ed attuazione di progetti pilota e dimostrativi; programmazione e l’attuazione di forme di incentivazione e di sostegno, non solo di natura economica, agli investimenti in materia di energia a vantaggio delle imprese venete; definizione degli interventi volti a promuovere e valorizzare le imprese del territorio operanti nel campo energetico che hanno raggiunto livelli di eccellenza in materia nel panorama nazionale ed internazionale; individuazione di forme di agevolazione, non unicamente di natura economica, volte a premiare gli investimenti di particolare pregio ambientale.

 

 

 

 

 

 

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