Il Giro di Padania al capolinea. Contestazioni in arrivo a Rovereto e Montecchio

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A Rovereto (Trento) e a Montecchio Maggiore (Vicenza) si preparano contestazioni di piazza - e "di montagna" - contro il "Giro di Padania", la corsa ciclistica sponsorizzata dalla Lega Nord che è stata inserita quest'anno nel calendario ufficiale professionistico dell'UCI, l'unione ciclistica internazionale. La corsa si svolgerà dal 6 settembre - con partenza in Piemonte - al 10 settembre - giorno di arrivo a Montecchio, dove il traguardo sarà ripreso dalle telecamere Rai e avrà come sfondo la gloriosa Villa Cordellina Lombardi, gentilmente concessa - sia pur in affitto - dalla Provincia di Vicenza, che ne è proprietaria. E che è guidata dal leghista Attilio Schneck, così come il comune di Montecchio ha per sindaco Milena Cecchetto, leghista già nota in passato per le ordinanze vessatorie sulla casa dei migranti.

Sembrava dovesse andare tutto liscio per il circo padano su due ruote: il sottosegretario leghista agli Interni, il piemontese Michelino Davico, è il presidente dell'associazione dilettantistica Monviso-Venezia, che già negli anni scorsi organizzava una bicicletta amatoriale seguendo il corso del (dio?) Po. Quest'anno però è riuscito il colpaccio: la corsa non è più amatoriale, ma rientra nel calendario professionistico, e in periodo pre-mondiale c'è stata la corsa ad iscriversi, con 25 squadre pronte ai blocchi di partenza. Ad avvallare la corsa, la cui maglia del vincitore è ovviamente verde, ci sono i vertici della Federazione ciclistica italiana, e qualche ex campione come Francesco Moser (vedi la foto) e Ivan Basso.

Che si utilizzi lo sport per veicolare una simbologia e in fin dei conti un'ideologia appartenente a un partito politico, però, non è andato giù a molti, in tutto il nord Italia. Il nome "Padania", dicono, non indica una nazione esistente, né mai esistita, e non regge la scusa che sarebbe un'entità meramente "geografica": di fatto solo un partito politico usa questo termine nella sua propaganda. Il fatto di organizzare il "salto di qualità" del Giro nel 150esimo dell'unità d'Italia, poi, è sembrato veramente troppo a molti. Insomma, forse il passo è stato più lungo della gamba, e la sicurezza di avere il "territorio" del Nord a propria disposizione un po' troppo malriposta.

Tutto parte da Facebook: "No al Giro della Padania" a giugno inizia a diffondere la voce, e ora conta oltre 500 iscritti. Poi è la volta delle proteste locali. Se ne annunciano molte a Nordest, dove si correrà l'ultima tappa fra Rovereto e Montecchio, passando per i monti del Pasubio: luoghi dove Cesare Battisti fu arrestato dagli austriaci, dove si svolse la carneficina di giovani da tutta Italia nella Prima Guerra Mondiale, dove i partigiani nel '43 si rifugiarono a centinaia per cercare di ridare una dignità alla parola "Italia".
Il 6 settembre a Rovereto in piazza delle Erbe dalle 19.00 si terrà un sit-in contro il passaggio del Giro per "ampliare e condividere l'indignazione a tutta la cittadinanza e al territorio trentino che è vittima di questa truffa".
A Montecchio il 10 settembre si tengono diverse iniziative di protesta: dalle 16.30 la lista civica Essere Montecchio chiama a convergere a "Montecchio tricolore", una manifestazione a base di bandiere italiane.
Dalle 14.30 i No Dal Molin organizza una contestazione con lo slogan "La Padania non esiste. La nostra Repubblica è l'Italia. La nostra Patria è il Mondo intero".
Rifondazione Comunista sarà presente alle manifestazioni, e ha chiesto ufficialmente ai comuni interessati al passaggio dei ciclisti di rifiutare il servizio di vigilanza, che costerebbe spese straordinarie alle già vessate casse dei comuni.
Infine l'alpinista e artista Alberto Peruffo chiama a raccolta gli alpinisti per contestare la corsa in alta quota, sul Pasubio: si chiama "Operazione Transumanza", e consisterà nel disegnare croci bianche sull'asfalto, a simboleggiare i tanti morti che riposano tra le vette. Sul sito scrive Peruffo: "Diremo ai signori della menzogna che non dimenticheremo mai gli eroi del passato e del presente, siano essi soldati, sportivi o povera gente. Io conosco la mia terra, le mie montagne meglio di tutti i padanoceltici messi insieme ‒ se davvero esistono ‒ ; conosco le vie alpinistiche più difficili di queste montagne per averle studiate, percorse, pubblicate. So che il Comandante Paolo ‒ Gino Soldà ‒ alzerebbe il suo braccio ferreo e la sua voce di tuono per chi offende questi monti e che Antonio Berti, Raffaele Carlesso, Gino Pieropan, Mario Boschetti, Cesco Zaltron e Renato Casarotto incrocerebbero le loro forti braccia per fermare civilmente chi insulta queste rocce con sentimenti di odio e separazione. E su tutti noi vigilerebbe Toni Giuriolo dalla sua stele fissa al Rifugio di Campogrosso".
Qui sotto, il video ripreso durante la conferenza stampa di presentazione del Giro, ieri a Montecchio Maggiore. A parlare Claudio Panarotto, 27enne di Montecchio fra i promotori, il giorno dell'arrivo, di una biciclettata per bambini e famiglie "per promuovere i valori di uguaglianza e contro il razzismo".

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