Sistri: un pasticcio il sistema che doveva controllare il traffico di rifiuti

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Più delle battute di Brunetta, delle orge di Berslusconi o le sceneggiate di Bossi c’è un’immagine che rende l’idea dello stato del paese: una piccola scatola nera e una pennetta usb. Parliamo del Sistri, il sistema elettronico di tracciabilità dei rifiuti annunciato 18 mesi orsono e che - dopo una serie interminabile di errori, contraddizioni e figuracce - dovrebbe entrare in vigore il 9 febbraio prossimo.

La materia è seria: nel 2006, l’ultimo anno in cui sono stati contabilizzati, sono sparite 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. Qui nel Veneto in particolare «i controlli sono difficili perché il sistema produttivo è polverizzato e c'è un utilizzo massiccio della procedura semplificata nella smaltimento e trattamento dei rifiuti» sottolinea Michele Bertucco di Legambiente.

Ad oggi i controlli si basano sulla documentazione cartacea, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo nel dicembre del 2010, al Corriere della Sera dichiarò: «la documentazione è tutta cartacea, ed è facile falsificarla. Il controllo deve diventare telematico, con i dati su una chiavetta, una scatola nera sui camion e la sorveglianza affidata ai carabinieri. Una rivoluzione. Confindustria ci appoggia. Purtroppo molte aziende preferiscono il vecchio sistema. E dietro i rifiuti ci sono lobby potentissime».

Bene. Il Sistri promette una tracciabilità in tempo reale e attraverso il sistema Gps e le scatole nere installate sui camion sarà sempre possibile controllare il percorso effettuato e verificare se si è andati effettivamente presso la discarica autorizzata e controllata.

Al decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 che formalizzò il lancio del nuovo sistema sono seguiti diversi slittamenti a causa di ritardi nello sviluppo dell’infrastruttura. L’entrata in vigore definitiva del Sistri è fissata per il primo giugno.

Dal 17 all’11 maggio si svolge il test generale con 300mila imprese che si sarebbero dovute collegare insieme per verificare la capacità del sistema di elaborare un alto numero di accessi contemporanei. Il 30 per cento del totale degli accessi non sono riusciti cioè 37 mila persone hanno tentato di registrarsi al sistema senza successo.

Difetti nell'hardware e nel software di gestione, chiavette Usbn non ancora arrivate mentre le black box da installare sui mezzi di trasporto dei rifiuti non sempre funzionerebbero alla perfezione: queste le pecche del sistema lamentati dagli artigiani.

E i costi: tra iscrizione al registro, adeguamento dei software, satellitare, corsi di formazione il tutto potrebbe essere costato più di 10mila euro a testa.

Di fronte ai mugugni e alle proteste, e approfittando della manovra straordinaria di Ferragosto, il governo cancella tutto. Il 13 agosto Calderoli dichiara: «L’abolizione del Sistri rappresenterà una forte semplificazione della vita dell’impresa. Era stato, in maniera un po’ eccessiva, esteso ad una serie di soggetti, tipo gli artigiani, che avrebbero dovuto avere degli oneri e delle complicazioni». «La cancellazione del sistema di informatizzazione dell'intera filiera dei rifiuti introdotto nel 2009 ma mai entrato in vigore, è un innegabile regalo alle ecomafie - sottolinea a tambur battente il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso - si trattava di un mezzo utile per registrare i movimenti dei rifiuti, peraltro previsto dalla legislazione comunitaria, che poteva evitare gli abusi del sistema cartaceo. Se si considera che Legambiente ha più volte denunciato che l'80 per cento dei rifiuti speciali sparisce nel nulla, si può comprendere facilmente come la cancellazione di un simile sistema di controllo è un regalo alle ecomafie».

Il 15 settembre è convertito in legge il decreto legislativo 138/2011: il Sistri partirà il 9 febbraio 2010. L’ennesimo rinvio.

Nel frattempo altri guai: i magistrati di Napoli hanno avviato un’inchiesta per capire il motivo per cui l’appalto del sistema sia stato affidato direttamente al gruppo Finmeccanica senza una normale procedura di appalto, mentre la Commissione Ecomafie ha invece intenzione di chiarire non solo il motivo per cui il Sistri sia entrato e uscito più volte nelle varie versioni della Manovra ma, soprattutto, perché sia stato apposto il segreto di Stato sull’affidamento dell’appalto.

La ri-partenza del Sistri comprende qualche modifica: per i produttori di rifiuti pericolosi fino a 10 dipendenti il sistema entrerà a regime non prima del giugno 2012 e verranno stabiliti – con decreto ad hoc - quali i rifiuti non critici per l'ambiente che seguiranno la procedura attuale [registri cartacei]. Il presidente nazionale di Fai Conftrasporto, Paolo Uggè, ha puntato il dito contro « la “clemenza” per le aziende di trasporto straniere, col rischio che proprio i vettori stranieri diventino i preferiti dalla malalvita: le ecomafie baseranno il proprio business propio là dove i controlli sono minori».

«Confartigianato Vicenza sostiene che il Sistri deve essere abrogato, anche per la credibilità che questo sistema non ha saputo guadagnarsi nel corso di due anni- ha dichiarato Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza - la complessità e l’inefficienza del sistema, unita ai continui problemi che le aziende hanno riscontrato, induce ad affermare che è meglio cessare questa esperienza negativa». Bonomo ha colto il punto parlando di credibilità, ma ho dimostrato poco senso di responsabilità chiedendo semplicemente l’abrogazione dei Sistri. Cosa facciamo di fronte ad un traffico che si è dimostrato incontrollabile [e pericoloso]?

Un pasticcio che porta con sé un danno difficilmente riparabile: una perdita secca di autorevolezza delle istituzioni e la sensazione amara che regolare il settore non sia possibile.
Fare i furbi conviene, sottoporsi alle regole d’incapaci regolatori è poco gradevole per chiunque e sempre meno saranno le persone disponibili a farlo [e già in Italia è merce rara].

Il «colossale fallimento» [dichiarazione di Paolo Uggè] non è solo della Prestigiacomo o di quella corte dei miracoli che è il governo Berlusconi: si tratta di un fallimento duraturo della capacità della società italiana di essere fornita dell’adeguata dose di fiducia. Altrimenti si va avanti solo con la paura [per altro poca] dei meccanismi di «comando e controllo», meccanismi necessari ma non sufficienti in assenza di una mutua sicurezza del buon funzionamento generale della società.

Rimane il problema di quelle 30 e più tonnellate di rifiuti speciali che ogni anno, finiscono chissà dove.

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