Arrestato per tangenti funzionario della Regione. L'estrazione degli inerti in Fvg

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La notizia dell’arresto del geometra del Servizio Idraulica della Direzione centrale ambiente della Regione Diego Fonn, accusato di aver preteso e ottenuto una tangente da migliaia di euro per garantire ad un imprenditore il buon esito di una pratica di estrazione di inerti sul fiume Cellina ha messo in allarme il Wwf.

“Il servizio per cui lavora il geometra Fonn – sottolinea il Wwf – ha competenza nel rilascio di autorizzazioni all’estrazione degli inerti dai greti dei fiumi e alle sistemazioni idrauliche, un ambito alquanto delicato in quanto soggetto ai forti interessi economici. Ricordiamo che la ghiaia dei fiumi può trasformarsi in un business milionario per le imprese che ottengono un immediato guadagno dalla vendita del materiale inerte. È un settore, insomma, in cui è molto elevato il rischio di attività speculative spacciate per interventi di interesse pubblico”.

“Ecco perché - continua l’associazione - in settori come questi è importante che la Regione per prima si premuri di svolgere un forte controllo e vigilanza su chi ha responsabilità decisionali e soprattutto affidi incarichi dirigenziali a persone dall’elevata competenza professionale. Il servizio idraulica della regione, per cui lavora oggi il geometra Fonn, fino ad un anno fa era retto da un ingegnere idraulico di provata competenza e non ci spieghiamo i motivi della sua sostituzione”.

L’associazione chiede dunque che su questa vicenda venga fatta chiarezza, dal punto di vista legale, certo, ma anche ambientale. Desta preoccupazioni e sospetti, ad esempio, la notizia secondo cui gli estrattori pordenonesi avrebbero intenzione di spianare intere zone dei Magredi e per questo avrebbe incaricato un gruppo di ricercatori per verificare come ripristinarle (ovviamente con prevedibili scarsi risultati, vista la notevole complessità biologica, che non riguarda solo gli aspetti vegetazionali).

“La vicenda che vede indagato il geometra Fonn – conclude l’associazione – sia l’occasione per fare una riflessione seria sulla politica regionale che ormai da anni, e sotto giunte di diverso colore, ha dimostrato spesso atteggiamenti compiacenti nei confronti degli interessi delle imprese che operano nei e sui corsi d’acqua (escavatori ma anche cementificatori delle sponde dei fiumi). È necessario invece che la politica della manutenzione dei fiumi non sia finalizzata allo sfruttamento del territorio ma alla salvaguardia della biodiversità e all’effettiva, e non pretestuosa, efficacia degli interventi sul fronte della sicurezza idraulica. Interventi che, come sono spesso realizzati, risultano controproducenti per la collettività ma più che convenienti per il business del movimento terra”.

 

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