A che serve un poeta

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Andrea Zanzotto era un umile e questo, se possibile, ha consentito a tutti di cogliere anche più efficacemente la vera dimensione della sua grandezza. Egli è giunto all’epilogo del proprio percorso e per concludere la sua esperienza, con il filo di voce che gli rimaneva ha consegnato a noi, al presente, una suggestiva, ultima verità poetica. Al giornalista che gli chiedeva cosa avesse capito della vita ha risposto candidamente: “Nulla; cosa vuoi capire della vita in appena novant’anni. Ce ne vorrebbero forse novecento”.
Muore un Grande e segna il tempo dell’esistenza di una comunità, incide sulla sua storia e ne determina lo spessore culturale: con la sua assenza non meno che con la sua presenza e forse ancora di più.
Potranno sembrare, le nostre, parole di circostanza. Del resto ne verranno spese in quantità inimmaginabili ora; anche da chi sarà costretto a consultare il vocabolario per comprendere quanto andrà dicendo nei discorsi ufficiali.
Noi non desideriamo unirci al coro, anzi: le nostre parole saranno poche e misurate. L’indispensabile per una riflessione che s’impone alle nostre coscienze.
Vorremmo infatti chiederci semplicemente: a cosa serve un poeta?
A chi serve la figura che eleva le parole a voce dello spirito e le dispensa gratuitamente a chi non ha la forza di volare, per consentirgli di ritrovare la sua identità nelle cose che formano il mosaico della Bellezza che lo circonda?
Difficile rispondere penserà qualcuno. Eppure la risposta è proprio in questa semplice e difficilissima missione esistenziale: dissipare i veli che impediscono di cogliere la Bellezza che circonda ciascuno di noi. Consegnare la Bellezza all’animo e alla mente di ognuno per trasformarla in emozione e al tempo stesso in consapevolezza, in furore combattivo e in armatura contro chi lavora perché essa sia negata a quelli che verranno.
Senza i Poeti le società non lasciano segni incisi nella storia degli uomini. Perché sono loro, i Poeti, che praticano ed insegnano le vie dello spirito e del sentimento: le sole che possono distinguere gli uomini dai bruti. Sono loro la speranza che fluisce dalla radici umili e si protende al futuro, attraverso le generazioni.
Non vogliamo e non dobbiamo dolerci per la morte di Andrea. Per lui era tempo di andare, perché gli uomini non sono semidei e non sono eterni e lui lo sapeva bene.
Noi aspettiamo, semplicemente, che un altro poeta fiorisca sui rami di questa società culturalmente malata per restituirci il profumo della poesia e della speranza.

Musile di Piave, 18 ottobre 2011

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