Salviamo le cure ai malati terminali

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Che fine faranno le cure palliative e l'assistenza ai malati terminali? La proposta di piano sanitario regionale 2011-2013 sembra mettere in un angolo anni di pratiche mediche avanzate - rispetto al resto del paese - che hanno visto crescere, malgrado i limiti di finanziamento, in Veneto esperienze come l'attività domiciliare, gli hospice e le residenze protette. Tutto questo anche grazie ad una legge regionale [7/2009] che per prima ha definito l'organizzazione dell'assistenza ai malati inguaribili più gravi e la tutela delle persone con dolore fisico prevedendo l’istituzione di equipe con esperienze in cure palliative, nonché la realizzazione in ogni Usl di hospice, cioè di strutture dedicate ai malati terminali, in numero proporzionale ai residenti.

Ora la proposta di piano sanitario, di cui è prevista a breve l'approvazione, rischia di svilire tutto ciò non prevedendo «l'obbligo delle aziende ULSS di realizzare la rete di cure palliative individuata come sistema di offerta unitario, condizione irrinunciabile al buon funzionamento». L'allarme è stato lanciato da 13 associazioni di volontariato venete e di 4 società scientifiche - società italiana di cure palliative, federazione cure palliative onlus, la società italiana di medicina generale, società italiana di psico oncologia - che hanno indirizzato una serie di osservazioni alla giunta regionale e promosso una raccolta di firme [qui].

Tra le osservazioni avanzate una riguarda in particolare gli hospice che nel piano sanitario sono appena citati e rischiano - secondo la denuncia delle associazioni - di essere sostituiti nella loro funzione dagli ospedali di comunità con la conseguenza «di innalzare l'inadeguatezza dei ricoveri in strutture non adatte e di incrementare paradossalmente i ricoveri ospedalieri inappropriati e con essi le sofferenze delle persone malate».

Qui tutta la documentazione

 

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