La Liguria affonda e la giunta del Friuli Venezia Giulia liberalizza il cemento lungo i fiumi

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Mentre la Liguria viene squassata dalle alluvioni in Friuli Venezia Giulia la giunta regionale adotta un provvedimento che riduce drasticamente le distanze minime di edificazione vicino ai corsi d’acqua.

Denunciano Wwf e Italia nostra: «così si sopprimono i vincoli scomodi a livello di progettazione di grandi opere. Ma contro il dissesto bisogna restituire ai fiumi le aree naturali di esondazione».

 

Dopo gli eventi alluvionali che hanno messo in ginocchio tre regioni d’Italia le associazioni puntano il dito contro la totale assenza di presidio sul territorio in grado prevenire i disastri ambientali del dissesto idrogeologico. Se la Liguria – come ha denunciato proprio ieri il Wwf Italia - rappresenta un caso esemplare della miopia istituzionale avendo da poco adottato un provvedimento che ha drasticamente ridotto le distanze minime di edificazione vicino ai corsi d’acqua, la Regione Friuli Venezia Giulia - attacca l’associazione - non è da meno.

È stata infatti recentemente approvata dalla giunta regionale una delibera che riduce arbitrariamente le fasce di tutela dei corsi d’acqua, cioè gli spazi entro cui non deve essere posto in atto alcun intervento costruttivo, a tutela sia dei valori paesaggistici che della sicurezza idraulica. Mentre la legge nazionale prevede il vincolo fino a 150 metri dalla sponda per ogni fiume iscritto all’elenco delle acque pubbliche, la delibera regionale formula la possibilità che questa fascia venga ridotta a 20 metri nei casi di fiumi che scorrono nelle aree di campagna urbanizzata o di corsi montani “confinati”, e addirittura eliminata se tali corsi d’acqua si trovano in aree già tutelate.

Una delibera, peraltro, che ha ottenuto anche il via libera della Commissione paesaggio, organo istituito nel febbraio 2010 con la funzione di esprimere pareri o di proporre vincoli di tutela paesaggistica e che in due anni di vita – commentano Wwf e Italia Nostra – “non ha avanzato alcuna proposta e l’unico atto è stato quello di avvallare la soppressione di vincoli evidentemente scomodi a livello di progettazione di grandi opere e di edificazioni”.

“Non solo si consente la cementificazione sempre più a ridosso degli alvei - continuano le associazioni - ma assistiamo alla totale assenza di una visione d’insieme sulla gestione dei fiumi: si continua ad intervenire d’urgenza, in modo localizzato e puntiforme, restringendo le aree di esondazione naturale e canalizzando i fiumi contribuendo così ad aumentare  il rischio di alluvioni a valle”.

“Come sta avvenendo in gran parte d’Europa – aggiungono Wwf e Italia Nostra -, dobbiamo assolutamente avviare una politica sui fiumi basata su una vasta e diffusa azione di rinaturazione volta al recupero delle aree di esondazione e alla riduzione della velocità delle acque, evitando di intervenire in modo localizzato, sul tratto di volta in volta danneggiato cercando di arginare l’emergenza”.

“Infine – concludono le associazioni – è necessario, anche alla luce degli ultimi eventi alluvionali,  che la Regione ritorni sui suoi passi e mantenga le fasce di tutela previste dalla legge nazionale, a difesa sia della sicurezza delle comunità che dei valori paesaggistici”.

 


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