Grande manifestazione dei no-coke polesani: il successo dei movimenti e l'inerzia della politica

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Probabilmente non si erano mai visti insieme ad Adria preti e anarchici, centri sociali e associazioni ambientaliste, tutti uniti sotto l'unica sigla "Fermiamo il carbone", con il pensiero rivolto alla vicina centrale elettrica di Porto Tolle, da cinque anni al centro di un controverso progetto di riconversione a carbone.

Due o tremila persone per gli organizzatori, un migliaio per la questura, ottocento secondo un polemico comunicato dell'Enel.

 

Qualunque sia il bilancio reale, numeri non certo alti per una manifestazione nazionale, ma inediti per una realtà piccola e poco vitale come il Polesine. E forse il punto di forza dell'evento di sabato contro il carbone è stata proprio l'inedita alleanza di qualche decina di realtà tra le più diverse, prima di tutto geograficamente: venivano da tutto il Veneto, dall'Emilia Romagna e anche più da lontano, come la rappresentanza no coke di Civitavecchia, dove sorge ed è già attiva una centrale "gemella" di quella che si vuole costruire nel Delta, e perfino dalla Val di Susa, con una delegazione No Tav.

Il solo colpo d'occhio restituiva la varietà di sigle, dal Wwf agli anarchici, dalle Acli ai centri sociali, dai Beati Costruttori di Pace alla Fiom, da Legambiente ai movimenti per i beni comuni, più una folta presenza di bandiere politiche, soprattutto Sinistra Unita e Movimento 5 Stelle, ma anche Italia dei Valori e perfino gli Ecodem del Pd, con l'ex candidato del centrosinistra alle ultime regionali, Giuseppe Bortolussi, a sfilare in mezzo alla gente.

E proprio la politica ora ha la responsabilità dare un seguito e un significato alla mobilitazione di sabato. Per la verità, qualcosa ultimamente si muove: gli eurodeputati Rita Borsellino (Pd) e Andrea Zanoni (Idv) hanno portato il caso di Porto Tolle in Commissione Europea, segnalando le norme "ad aziendam" introdotte dal governo per consentire la riconversione. Bortolussi e Pietrangelo Pettenò (Sinistra Veneta), dopo avere votato contro la modifica della legge sul Parco che ha rimosso il divieto di insediare impianti a carbone, ora sembra si apprestino a portare in consiglio regionale una moratoria.

E' qualcosa, ma non basta, innanzitutto perchè il centrosinistra polesano sulla riconversione non ha nel complesso ancora una posizione unitaria e coerente. Al voto sulla modifica della legge sul Parco, ad esempio, il Pd si è astenuto e il consigliere polesano Graziano Azzalin ha clamorosamente votato a favore. E non è un caso isolato: tra i più strenui sostenitori della modifica "ad aziendam" c'è il senatore democratico Marco Stradiotto, per citarne uno.

Non va meglio dove il centrosinistra governa, come la Provincia di Rovigo, da quindici anni in mano a una coalizione che attualmente comprende non solo il Pd, ma pure gli alleati dell'Italia dei Valori e della sinistra radicale (il vicepresidente è di Rifondazione Comunista). In tre lustri di centrosinistra i polesani si sono visti calare sulla testa con il placet della Provincia il terminal gasiero di Porto Levante, l'inutile e devastante Valdastico Sud, l'altrettanto inutile autostrada Nogara-Mare (in corso di autorizzazione) e perfino un terminal navale per lo scarico di merci, fortunatamente scampato.

Sulla centrale a carbone la Provincia si è espressa il meno possibile. Se il centrosinistra era contrario, non l'ha dato granchè a vedere. L'unico ente locale che si è opposto concretamente al progetto è stato il Comune balneare di Rosolina, in mano al centrodestra.

E' un fatto che se oggi gli abitanti del Delta non vedono un camino sputare fumo nero sulle loro teste è solo grazie al comitati e associazioni che hanno speso tempo e denaro per curare i ricorsi che hanno fermato l'iter. E' stato un testardo rappresentante dei comitati a portare alla luce, dopo un viaggio fino al Ministero dell'Ambiente a Roma, l'indagine della Procura sulle presunte irregolarità nelle autorizzazioni.

Ed è un dato di fatto che, al momento di fare le alleanze per il secondo turno alle provinciali di due anni fa, il centrosinistra ha sbattuto la porta in faccia alle Liste civiche per l'ambiente. Insomma, sulla questione Porto Tolle il centrosinistra s'è giocato molta credibilità agli occhi degli ambientalisti.

La classe politica polesana, poi, ha il dovere di proporre finalmente un'idea per il futuro del Delta, per uscire dal tormentone "carbone sì, carbone no", che ammorba il dibattito da cinque anni. Ha il dovere, ad esempio, di restituire credibilità a un Ente Parco dominato dagli interessi di cacciatori, cementificatori e lobby, di dimostrare che lo sviluppo del Delta non passa necessariamente attraverso la costruzione di un mega impianto, qualunque sia il combustibile che lo alimenta e di proporre un'idea di come sarà o come dovrebbe essere l'economia e l'dentità stessa del Delta.

Altrimenti, avrà gioco facile chi sostiene che non c'è un'alternativa all'elemosina di Enel, la promessa di poche centinaia di posti, al prezzo della devastazione del territorio.

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