Crisi alla Provincia di Belluno: la proposta del popolo dei beni comuni

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da Bellunopiù

La crisi di Palazzo Piloni è giunta al suo più naturale epilogo. Con la caduta di Bottacin, abbiamo avuto la definitiva conferma dell’incapacità della Lega Nord, anche nel nostro territorio, di saper governare all’altezza delle aspettative che era stata in grado di suscitare. La “vicenda Bottacin” ci dimostra definitivamente quanto fragile fosse la retorica leghista.

Il famoso asse Roma-Venezia-Belluno è miseramente crollato proprio su una questione che doveva essere uno dei punti di forza della casta padana: “il decentramento delle risorse finanziarie dello Stato”. In realtà, i pesanti tagli del Governo agli Enti Locali hanno messo in ginocchio non solo il bilancio di Palazzo Piloni, ma anche una giunta, quella Bottacin, priva di una coesione tale, da essere in grado di dar battaglia sul mancato trasferimento delle risorse. Ma che la maggioranza di centro destra non fosse capace di dare risposte adeguate alle problematicità di questo territorio non è storia recente.

In questi 2 anni di governo, il centro destra provinciale ha pagato la mancanza di un programma politico innovativo, all’altezza delle sfide che l’attuale crisi ci sta imponendo. Non solo non sono riusciti ad esprimere un’idea, una visione strategica di ampio respiro per questa provincia che potesse giustificare la loro permanenza a Palazzo Piloni, ma si sono dimostrati più e più volte accondiscendenti o possibilisti nei confronti di progetti speculativi e impattanti come il prolungamento dell’A27 e la centrale Camolino-Busche.

Ora, fortunatamente, abbiamo la possibilità di dare un taglio netto col passato. Ma per farlo, dobbiamo avere la forza di trasformare la “sfiducia a Bottacin”, in una più ampia sfiducia a un modello di gestione del territorio fallimentare e regressivo, incentrato sulla falsa convinzione che il suo “sviluppo” si debba misurare sul suo progressivo e intensivo sfruttamento. In realtà, esperienze virtuose già in atto in tutta Italia, ci dimostrano che si può creare ricchezza diffusa, ben-essere e posti di lavori, puntando, invece, sulla conservazione del territorio e delle risorse. Un cambiamento, prima di tutto culturale,  possibile e sempre più necessario.

Per questo motivo, abbiamo la possibilità di aprire una nuova stagione politica per questa Provincia, partendo dalla costruzione di un “programma  alternativo forte” capace di condizionare il dibattito pubblico durante la prossima campagna elettorale. L’invito è quello di aprire uno spazio pubblico, un laboratorio, anche attraverso le pagine di questo sito, dove far confluire idee e progettualità. Il momento può essere favorevole, se avremo l’intelligenza di collocare le varie battaglie specifiche, in un ragionamento più ampio, che riguarda l’intero modello di gestione del territorio.

Nel precedente editoriale “Camolino-Busche: una questione di democrazia” abbiamo cominciato ad assumere questo punto di vista, perché il progetto voluto da Enel ed En&En, non riguarda soltanto il problema della conservazione degli ecosistemi fluviali, ma ci parla di un modello di governace dove sono gli interessi privatistici e speculativi a determinare quelle che sono le scelte strategiche per il futuro di un territorio.

Ma partendo proprio dalla contrarietà diffusa contro questa “grande opera” abbiamo la possibilità, invece, di costruire “un’opera grande”, ovvero un percorso di mobilitazioni che sappia sia bloccare il progetto della Camolino-Busche, sia riaffermare con forza il significato della vittoria referendaria del 12 e 13 giugno, dove la maggioranza degli italiani ha espressamente ribadito che sui Beni Comuni devono essere i cittadini a decidere. Dobbiamo, quindi, capovolgere la prospettiva e trasformare questa “battaglia di resistenza” contro la Camolino-Busche in un percorso rivendicativo più generale, attraverso il quale, costruire quel “corpo sociale”, quella comunità politica, capace di essere un’Alternativa reale per questo territorio.

Per riuscirci è importante essere in molti, già a partire dall’assemblea di lunedì 7 novembre presso la sala parrocchiale di Cesiomaggiore (ore 20:30), convocata dal Comitato Bellunese Acqua Bene Comune [vedi qui] per discutere sulle future iniziative da organizzare contro la realizzazione della centrale.

Il momento è quello giusto e forse, è anche quello decisivo per questo territorio.

A lunedì.

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