Il massiccio sbarco di Ikea a nordest

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Che volesse sbarcare a Treviso [e a Verona] l'avevamo anticipato già nel 2009 in occasione dell'inaugurazione del punto vendita di Villesse in provincia di Gorizia. Ora Ikea ha presentato ufficialmente il progetto alla Regione Veneto e al Comune di Casale sul Sile.

Duecento milioni d'investimento e 1.300 nuovi occupati, 420mila metri quadri l'area interessata: questi i numeri del nuovo punto vendita di Casale su Sile, in provincia di Treviso. La multinazionale svedese si è data l'obiettivo di tre aperture sul territorio nazionale in un anno: il nordest con l'apertura di Treviso e Verona diverrà l'area a più alta intensità di punti vendita della ditta scandinava, «il nordest - osserva Lars Petersson, amministratore delegato di Ikea Italia in un'intervista al Sole 24 Ore - è un pezzo importantissimo di Ikea: fornisce al gruppo il 6 per cento dei volumi acquistati in tutto il mondo».

L'area è a ridosso di un ingresso del Passante di Mestre e, d'altronde il lungo nastro d'asfalto perso tra le campagne - costato oltre 43milioni di euro a chilometro [in Spagna la media dei costi è di 14,6 milioni/km] - a qualcosa doveva pur servire. Per l'autorizzazione definitiva si dovrà attendere almeno un anno.

Il Piano Provinciale non può che portare la Provincia ad un parere negativo sulla proposta – sottolinea Luca De Marco coordinatore provinciale di Sel - perché il piano prevede che i centro commerciali vadano insediati in zone produttive da riconvertire, non su nuovo suolo agricolo da consumare. Qualsiasi altro parere sarebbe illegale». Di diverso avviso il sindaco di Casale sul Sile, Bruna Battaglion, che dichiara «si tratta di una grande opportunità per il territorio, anche perché conosciamo la sensibilità di Ikea per l'ambiente. Ora si tratta di proporre un progetto equilibrato che prevenga eventuali opposizioni».

La prospettiva dei 1300 occupati in tempi cupi come questi, senz'altro facilita le cose per il colosso svedese anche se la miscela di paternalismo scandinavo e di accorta gestione del personale si è un po' appannata tanto che una forte conflittualità con i lavoratori si è registrata in questi anni a Milano come a Roma. Molti capireparto provengono da altre realtà della grande distribuzione come Auchan importando così la cultura da caporali che lì imperversa. L'ampio utilizzo del part time rientra nelle strategie della multinazionale del mobile componibile: molti lavoratori aspirano al tempo pieno concesso solo in cambio di comprovata disponibilità e fedeltà come ci racconta un dipendente dello stabilimento padovano aperto ormai da quasi 10 anni.

Da pochi anni Ikea ha mutato strategia accorciando la distanza tra fornitori e negozi: mentre prima un unico fornitore riforniva i diversi negozi della catena, ora i fornitori vengono reperiti in loco. L'Italia – con piccole e medie aziende dell'arredamento - è il terzo fornitore di Ikea con l' 8 per cento degli acquisti totali dopo Cina, 20 per cento, e Polonia,18 per cento. Il 20 per cento di quanto fattura Ikea nei 15 negozi della penisola è di provenienza italiana in particolare per quanto riguarda le cucine. La multinazionale si innerva nei luoghi, si direbbe, facendo il verso ad un sociologo di gran fama.

Malgrado questo Ikea ha subito lo smacco delle mancate aperture in provincia di Pisa e di Torino dove le amministrazioni locali hanno, evidentemente, fatto il loro lavoro selezionando le «immancabili occasioni di sviluppo» attirandosi gli strali della stragrande maggioranza degli opinionisti che hanno gridato allo «sviluppo negato».

Ikea non è solo un grande negozio di oggetti per la casa: il design scandinavo degli anni '50 che punta all'equilibrio tra funzione ed estetica e l'enfasi su prodotti naturali (cotoni grezzi, legni chiari..) seduce facili immaginari e coglie processi sociali profondi: lo sprofondamento della middle class nella palude consumistica della società low cost che non può rinunciare all'acquisto, ma non può permettersi eccessive distinzioni. Tra il 1 settembre del 2008 e il 31 agosto del 2009, quando gli altri colossi commerciali andavano a picco, il fatturato mondiale delle vendite è cresciuto del 1,4 per cento, ritrovandosi a giocare il ruolo di uno dei pochi soggetti economici in salute e ancora in grado di espandersi.

Una curiosità: Ikea punta molto sulla ristorazione, tassello fondamentale per alimentare l'esotismo – chi non si lascia tentare dall'assaggiare carne di renna? - e sollecitare la pervasiva bulimia che pervade la società dei consumi. Nel punto vendita padovano, i clienti di «Ikea food» - ristorante, bar, bottega svedese – sono arrivati ad un milione e mezzo con un aumento delle vendite del 6,4 per cento.

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