La rigenerazione urbana in Europa. A Padova 19 esperienze in mostra

E-mail Stampa PDF

Mentre i nostrani padroni della betoniera si affannano a perseguire incubi di nuovi insediamenti quali Veneto o Motor city [vedi qui e qui] nel resto d'Europa la parola d'ordine sembra essere «rigenerazione urbana». Almeno questo è quello che mette in mostra la Biennale internazionale di Architettura “Barbara Cappochin”, in programma presso il palazzo della Ragione di Padova dal 27 ottobre al 13 febbraio 2012.

«Superurbano. Rigenerazione urbana sostenibile» - questo il suo titolo - è il racconto di 19 esperienze di riqualificazione e rinnovo urbano in chiave sostenibile realizzate in diverse città del mondo: da Milano a Copenaghen, da Siviglia a Tripoli, e ancora Torino, Nantes, Vienna, Madrid, Medellin, Seul, New York, Dublino, Barcellona...

Progetti realizzati in contesti socioeconomico e culturali anche molto diversi tra loro, che si caratterizzano per l’essere costruzioni aperte e condivise, intrinsecamente connesse al paesaggio e al territorio circostante. La mostra, a cura di Andrea Boschetti con Grammatiche Metropolitane, è frutto del progetto di allestimento ideato da Andrea Boschetti e Alberto Francini (METROGRAMMA) e Michele De Lucchi (AMDL), realizzato da Ar.te.

A rappresentare la città sostenibile, il giardino pubblico Foundries’ Gardens di Nantes (Francia), un’area botanica di 3.200 mq ospitata nei padiglioni ristrutturati della vecchia fonderia; Elm Park, complesso di edifici a uso pubblico e privato progettato per essere il “polmone verde” della capitale irlandese Dublino, grazie all’utilizzo di tecniche architettoniche e materiali costruttivi che ne minimizzano l’impatto ambientale e il consumo energetico; la High Line di New York, nata dalla trasformazione di una struttura industriale dismessa in un parco verde a dieci metri dal suolo.

E ancora, la Ewha Womans University di Seul (Corea), che ha creato all’interno del campus universitario una grande area verde per il ritrovo delle giovani studentesse; il Green Belt a Tripoli (Libia), 700 ettari di cintura verde metropolitana intorno al cuore della città; infine, il Brooklyn Bridge Park (Stati Uniti), in corso di realizzazione, che avrà l’obiettivo di preservare il lungofiume dell’East River grazie a sistemi di raccolta dell’acqua piovana e al reimpiego di materiali recuperati.

Modelli per la città intelligente sono: il Digital Water Pavilion di Saragozza (Spagna), progettato in occasione dell’Expo 2008, in cui, grazie all’uso dell’acqua come elemento architettonico, è stato possibile creare un piacevole microclima eliminando completamente l’uso dell’aria condizionata.

Un’altra città spagnola, Madrid, sarà presente con il singolare progetto dell’ “albero-aria” Ecoboulevard, una struttura leggera e smontabile, costruita per lo più con materiali riciclati, che utilizza pannelli fotovoltaici per creare energia elettrica e illuminare gli spazi circostanti; e con il Madrid Rio, un parco lineare che costeggia per più di dieci chilometri il fiume Manzanarre, con 8.360 alberi e numerosi percorsi pedonali e ciclabili sorti al posto di una vecchia circonvallazione.

In questa sezione anche il Prada Transformer a Seul, padiglione rotante a quattro facce di diversa forma, pensato per ospitare sfilate, mostre e rassegne di cinema, e due esperienze italiane: il quartiere Portello a Milano, oggetto di una riqualificazione delle aree a ridosso dell’ex edificio fieristico, diventate ora spazi pubblici (due piazze e un parco urbano) collegati da una rete di percorsi pedonali; e, sempre a Milano, il Maciachini Business Park, progetto che ha trasformato l’area industriale della storica casa farmaceutica Carlo Erba in uno spazio che oggi accoglie un teatro, un museo di marionette e burattini, una grande palestra con piscina, negozi e ristoranti.

Quali esempi di città inclusiva, la mostra porta in scena: il Piano di urbanistica sociale per la rivitalizzazione dei quartieri più degradati di Medellin, in Colombia, dove sono stati realizzati spazi ed edifici a servizio della comunità (biblioteca, giardino botanico, centro culturale, museo della tecnologia); il Superkilen Master Plan di Copenaghen, che ha creato nel quartiere più multiculturale della Danimarca una piazza di 800 mq in cui gli elementi architettonici e i colori omaggiano le 60 nazionalità che qui vivono e lavorano; il South east coastal Park, invece, ha portato sulla spiaggia di Barcellona (Spagna) un auditorium, spazi per attività e attrazioni all’aperto. E ancora, la Christus Church di Vienna; il Caixa Forum a Madrid (Spagna), edificio che ospita l’omonimo museo e centro culturale nell’ex stazione di conversione dell’energia elettrica; il Metropol Parasol, spazio coperto nel centro storico di Siviglia (Spagna), destinato alla vita sociale di cittadini e turisti. Infine, un’altra esperienza italiana, il torinese Centro polifunzionale Snos, sorto nell’area delle Officine Savigliano e affacciato sul parco del fiume Dora, che oggi accoglie attività commerciali, ristoranti e unità abitative.

La mostra è pensata come una scena teatrale, in cui si propone in forma allegorica uno spaccato di città del futuro entro cui il visitatore può muoversi, vedere, imparare e interagire. Grazie a un sofisticato progetto multimediale (a cura di dotdotdot), il pubblico entra virtualmente nelle diverse realtà rappresentate dai singoli progetti, attraverso una sorta di labirinto sensoriale fatto di suoni, voci e rumori, che lo accompagnano all'interno di una città ideale dal forte impatto scenografico. Le tre torri-edifici principali accolgono al loro interno scorci urbani raccontati attraverso un'interfaccia dinamica e interattiva, che lascia il visitatore libero di fruire dei contenuti video riguardanti i progetti in esposizione.

Fa parte della Biennale Cappochin anche il grande “Tavolo dell’architettura”, la tradizionale “vetrina” che espone i migliori progetti selezionati nell’ambito del Premio internazionale “Barbara Cappochin” (vinto quest’anno da Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga per il progetto del nuovo Centro di promozione della D.O.C. “Ribera del Duero” a Roa, in Spagna). La struttura, il cui progetto porta  la firma di Michele De Lucchi, è realizzata da Ar.te e sarà visitabile fino al 13 febbraio 2012 a Padova, nella centrale piazza Cavour.

La Biennale “Barbara Cappochin” è  promossa dalla Fondazione “Barbara Cappochin” e dall’Ordine degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Padova insieme al Comune di Padova, realizzata in collaborazione con la Regione Veneto, l’Unione internazionale degli Architetti (U.I.A.) e il Consiglio nazionale Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (C.N.A.P.P.C.).

info qui

AddThis Social Bookmark Button

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Sito personale:
Titolo:
Commento:
  La frase di verifica. Solo lettere minuscole senza spazi.
Frase di verifica: