Salvaguardia del territorio: le parole di Zaia e gli affari di Tosi

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Il presidente Luca Zaia denuncia che per troppi anni si è ceduto «territorio in cambio di ricchezza; terra, in cambio di cemento; spazio, in cambio di capannoni», ma potrebbe fare, concretamente molto: «per esempio può dare impulso alla definizione del Piano Paesaggistico Regionale, così come previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato nel 2004» indica Italia nostra in un recente comunicato.

Tale legge prevede che gli enti locali territoriali adeguino i propri strumenti urbanistici alle previsioni del Piano Regionale, che dovrebbe dare le linee generali riguardanti la salvaguardia, la gestione e la pianificazione territoriale.

Il Codice e la Convenzione Europea sul paesaggio, richiedono che i piani regionali individuino immobili o aree di notevole interesse pubblico da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia, perché presentano aspetti e caratteri che costituiscono “rappresentazione materiale e visibile dell'identità nazionale”. Ma la legislazione nazionale e comunitaria non si limita a questo: i criteri della pianificazione paesaggistica sono estesi a tutto il territorio, alla gestione dei “paesaggi ordinari” e alla riqualificazione delle aree degradate, così frequenti nella nostra regione.

Oltre mezzo secolo di pianificazione dissennata, di cementizzazione del territorio, di disboscamento, di canalizzazione dei corsi d’acqua e di abusivismo edilizio, hanno causato un grave dissesto idrogeologico che, durante le intense precipitazioni piovose, causate dai mutamenti climatici, rendono la nostra nazione ad alto rischio per i disastri ambientali.

La mancanza di un’oggettiva pianificazione territoriale è dovuta soprattutto alle ingerenze politico/economiche sulle destinazioni d’uso urbanistiche. Sono purtroppo cronaca di questi giorni le catastrofi causate da una gestione sconsiderata del territorio, in cui gli interessi economici della speculazione edilizia, supportati da politici conniventi, hanno determinato la tragica situazione attuale.

«L’amministrazione veronese del leghista Tosi - denuncia l'associazione ambientalista - ha programmato scientificamente il metodo di affidare ai privati e al loro potere economico, la pianificazione del territorio».

Anziché considerare il suolo una risorsa sostanzialmente non rinnovabile, un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale, come fanno parecchi stati europei, i nostri amministratori, con il nuovo P.I. firmato da Tosi e Giacino, perseverano con il consumo di suolo. Nonostante siano state edificate aree per una città di oltre 400mila abitanti (Variante Generale al P.R.G. del 1975), e vi siano circa 10mila appartamenti sfitti da utilizzare, (secondo l’Istat, circa il 20 per cento del nostro patrimonio edilizio abitativo non è occupato. Una quota quattro volte maggiore di quella tedesca), l’assessore Giacino ha ritenuto opportuno destinare nuove aree all’espansione edilizia, per un ipotetico, quanto improbabile, aumento di popolazione di circa 10mila unità per quinquennio, raggiungendo i 300mila abitanti nel 2021.

Alle diverse obiezioni risponde che non ha fatto altro che seguire il P.A.T. della precedente amministrazione di centro sinistra, come se quel piano fosse stato il Vangelo. In realtà sia il piano Zanotto-Uboldi che quello Tosi-Giacino, si sono dimostrati più sensibili agli interessi immobiliari che alla tutela delle risorse comuni, considerando il suolo come una piattaforma sempre disponibile a generare rendita. Non hanno valutato le condizioni di un territorio sovra-urbanizzato e le relative conseguenze.

Ancora una volta, non hanno voluto cogliere l’opportunità economica che il rinnovo del patrimonio edilizio esistente avrebbe potuto offrire al settore dell’edilizia. La Giunta, sentiti gli operatori privati, ha deciso di seguire il mercato immobiliare per permettere la realizzazione di tipologie edilizie commercialmente allettanti per i privati e remunerative per le fiscalità locali.

Noi invece ribadiamo che nel rispetto di quanto ha stabilito recentemente la Corte Costituzionale, il paesaggio deve ritenersi “un valore primario ed assoluto”, che “precede e comunque costituisce un limite agli altri interessi pubblici” (sentenza n. 367 del 2007).

E solo poi, alla luce di questi criteri, si dovrebbe decidere rispetto agli interventi puntuali. Ma per ora non è così. il Piano degli Interventi a Verona è già in via di approvazione.

Un piano che prevede, per fare tre esempi significativi, la costruzione di nuovi condomini nell’area antistante la secentesca Villa Monastero di Parona, di 5 piani residenziali nella zona di San Rocco a Quinzano e che ha accolto il progetto PAQUE, denominato Porte della Città al Nassar di Parona, a pochi metri dall’Adige [vedi foto]. In un’ area d’intervento di 72.399 mq. è prevista una colata di cemento per costruire 11 fabbricati alti 11 metri con una superficie coperta di 6.780 mq. per la residenza e 2 fabbricati sempre di 11 metri, con una cubatura di 24.930 mc. per una superficie coperta di 3.110 mq. di direzionale e commerciale.

 

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