Una lettera ai sindaci dell'Ato del Bacchiglione: rispettare l'esito del referendum

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Il Comitato Provinciale Due Sì per l'acqua bene comune Padova ha scritto all'assemblea dei sindaci dell'Ambito territoriale del Bacchiglione perchè venga rispettato l'esito del referendum e quindi la cancellazione delle norme che garantiscono “l’adeguata remunerazione del capitale investito” nella determinazione della tariffa del servizio idrico integrato

 

Cari Sindaci appartenenti all’A.A.T.O. Bacchiglione a seguito della pubblicazione in G.U. del DPR n.116 del 18 luglio 2011 con il quale il Presidente della Repubblica dichiara abrogato il comma 1 dell’art.154 del D.lgs. 152/2006 (testo unico ambientale) il Comitato Provinciale Due Sì per l'acqua bene comune di Padova ritiene importante sollecitare un Vostro intervento in sede Aato Bacchiglione per dare seguito a quanto i Vostri concittadini, insieme ad altri milioni di cittadine e cittadini italiani hanno deciso e cioè che per quanto riguarda il secondo quesito, vanno cancellate le norme che garantiscono “l’adeguata remunerazione del capitale investito” nella determinazione della tariffa del servizio idrico integrato.

A supporto del presente sollecito, il Comitato rende noto quanto segue: - come premesso, il secondo quesito referendario era volto ad eliminare, dal predetto art.154, comma1, il riferimento normativo al criterio “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, riferimento che, ai fini della determinazione della tariffa del servizio idrico integrato (s.i.i.), imponeva di tener conto di parametri idonei ad assicurare “la remunerazione” del capitale investito, consentendo al gestore di recuperare in tariffa un adeguato profitto; - più in particolare, la definizione delle componenti di costo e la determinazione della tariffa di riferimento del s.i.i. (c.d. “ Metodo normalizzato”) sono attualmente contenuti nel D.M. 1 agosto 1996. Emanato in attuazione dell’art.13 della L.36/1994 (c.d. legge Galli) -oggi quasi per intero abrogata- la vigenza del cit. D.M. è stata fino ad oggi assicurata dalla disposizione transitoria contenuta nel comma 3, lettera l, dell’art.170 del D.lgs. 152/2006. Come noto, tale metodo, ai fini della determinazione della tariffa, garantisce la remunerazione del capitale investito dal gestore in una percentuale fissa del 7%; - con l’abrogazione referendaria, lo scenario risulta mutato: pur rimanendo formalmente in vigore il cit. D.M. 1 agosto 1996 (per tutte le restanti parti), ha perso legittimazione la parte che determina la voce della tariffa concernente “l’adeguata remunerazione del capitale investito”, per cui spetta alle autorità competenti (ad oggi, gli AATO) ricalcolare la tariffa espungendo la voce ormai illegittima, senza attendere futuri provvedimenti normativi del Governo.

Quindi il decreto del 1996, al pari di ogni altra disposizione normativa contenuta in una fonte diversa da quella sottoposta a referendum, deve considerarsi implicitamente abrogato nella parte in cui contrasta con la finalità referendaria, intesa a rendere il governo e la gestione dell’acqua estranee “alle logiche del profitto” (così sentenza della Corte Costituzionale n. 26/2011). Infine, ricorda che il protrarsi di comportamenti autoritativi (illegittimi) da parte della stessa Autorità d’Ambito, consentirà agli utenti di richiedere la restituzione in bolletta delle quote illegittimamente pagate fin dalla data di entrata in vigore dell’abrogazione referendaria.

Cordiali saluti Giuliana Beltrame - per il Comitato Provinciale Due Sì per l'acqua bene comune Padova

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