Osservazioni al piano idrogeologico delle alpi orientali

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Scaduto il termine per la presentazione delle osservazioni al piano di gestione delle acque del distretto delle Alpi orientali.  Di seguito le osservazioni presentate dal comitato acqua bene comune del bellunese: «manca - scrive il comitato - una reale integrazione e programmazione delle azioni di miglioramento sulla dimensione del distretto, indicate per lo più come buoni auspici privi di ogni indicazione cogente, di tempistiche determinate e di risorse dedicate». 

 

Oggetto: Osservazioni Progetto di Piano di gestione Distretto idrografico Alpi Orientali


Lo scrivente Comitato Acqua Bene Comune del bellunese

con riferimento agli elaborati costituenti il Piano in oggetto evidenzia quanto segue:


  1. In generale la classificazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua risulta carente rispetto ai parametri indicati nella Direttiva con particolare in riferimento agli elementi idromorfologici, ai pesci e alla flora acquatica;

  2. Per quanto riguarda i “corpi idrici fortemente modificati dall’attività umana” oltre ad una mera descrizione dello status quo della situazione mancano adeguate e concrete analisi e proposte per rimuovere o modificare i fattori di pressione coinvolti pur a fronte di oggettivi e gravissimi deficit del bilancio idrico di bacino (Piave, Brenta…) o di rilevanti situazioni di inquinamento (Adige…);

  3. Concessioni datate e sovradimensionate rispetto alle reali ed attuali disponibilità, assenza di una continuativa e diffusa rete di monitoraggio sulle portate e di controllo sui rilasci fanno ritenere che lo stato ecologico attuale indicato sia quasi sicuramente sovrastimato rispetto a quanto previsto dalla Direttiva 60;

  4. Non rassicura sulla reale volontà di affrontare le maggiori criticità evidenziate il fatto che si richieda per queste una proroga non sempre motivata (2015/2021), pur prevista dalle norme, sul raggiungimento degli obbiettivi di qualità considerando che sono già trascorsi 9 anni dalla definizione della Direttiva e dei relativi obiettivi di riferimento.

  5. Come anticipato, è la parte relativa alle “misure di base” e alle “misure supplementari” quella che desta maggiori perplessità data la sostanziale assenza di provvedimenti cogenti ed il mero rinvio ai Piani di tutela e ai Piani d’Ambito per quanto riguarda lo stato ecologico dei corpi idrici pur sapendo che in quegli strumenti i parametri di qualità valutati sono solo parzialmente sovrapponibili con quelli previsti dalla Direttiva 60/2000/CE;

  6. In particolare poi : a)non risultano nel Piano misure dirette al riequilibrio delle dinamiche geomorfologiche fluviali pur essendo queste citate tra i significativi fenomeni di pressione; b) per quanto riguarda l’obiettivo di riduzione dell’alterazione idrologica si parla genericamente di revisione delle concessioni e di aumento di capacità di stoccaggio di acqua nei laghi, affermazioni generiche in un contesto fortemente alterato, vedi per es. bacino della Piave, dove vengono considerate ancora disponibili acque insussistenti come quelle del bacino del Vajont e di Pontesei (159 ml. mc);

  7. Appare assente l’importante tema della rinaturazione volta alla riduzione del rischio idraulico che invece qualifica molte e corrispondenti esperienze di pianificazione in altri paesi dell’U.E.

  8. Per quanto riguarda le strategie per il miglioramento della qualità dell’acqua, l’approccio privilegiato se non esclusivo è ancora quello classico di ingegneria sanitaria fondato sul binomio fognatura-depurazione anziché assumere modelli integrati che contemplino per es. soluzioni puntuali e decentrate, la fitodepurazione e contestualmente il miglioramento delle pratiche agrarie e la riconversione di processi industriali inquinanti e di un contesto di produzioni agricole e zootecniche, intensive e poco sostenibili.

  9. Non ci sono infine puntuali e strutturate considerazioni e proposte né di indirizzo, né prescrittive a fronte della progressiva artificializzazione dei fiumi di montagna per scopi idroelettrici, dinamiche queste che si stanno estendendo in assenza di scelte di pianificazione mirate e qualificate e di proporzionate e rigorose valutazioni cumulative di impatto ambientale .



Distinti saluti

Comitato bellunese Acqua Bene Comune

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