31 dicembre 2009 - Riciclaggio di denaro, rifornimento diretto dal Sudamerica di cocaina e hashish, tratta di uomini e donne sulle rotte della clandestinità. Sono chiari segnali di infiltrazioni mafiose ormai evidenti anche a Treviso. Che i tentacoli delle grandi organizzazioni criminali mondiali siano arrivati e si siano consolidati nella Marca lo ha confermato il questore Carmine Damiano. Ieri mattina, a margine della pubblicazione dei risultati dell’attività per il 2009, il capo della polizia trevigiana ha spiegato le trasformazioni in atto nella malavita che opera sul territorio. «Una criminalità che intreccia il riciclo di capitali sporchi, anche provenienti dallo sfruttamento della prostituzione, al traffico di droga e di armi», ha detto il questore che ha ricordato i rilevanti quantitativi di stupefacenti sequestrati quest’anno dalla squadra mobile. I maxi sequestri di droga, insieme all’a rresto di spacciatori considerati veri capi-clan sul territorio trevigiano, hanno convinto gli investigatori che la Marca sia diventata un crocevia non solo di smercio, ma anche di arrivo e smistamento. «E insieme al traffico di droga, c’è purtroppo quello degli essere umani - ha continuato Carmine Damiano - si tratta di organizzazioni che operano in tutta Europa e che sfruttano la prostituzione, la manopera in nero e il lavoro minorile». Ma se il contrasto alle infiltrazioni mafiose impegnerà magistrati e investigatori in indagini a tutto campo e con la collaborazione degli istituti internazionali di intelligence la lotta quotidiana alla criminalità «di strada» ha dato i suoi risultati. I reati nel 2009 sono scesi del 7,5 per cento.