Intervista a Gianfranco Bettin, candidato alle primarie a sindaco di Venezia

E-mail Stampa PDF

Gianfranco Bettin si è candidato alle primarie del centrosinistra per la carica di candidato sindaco a Venezia. In una conferenza stampa al parco San Giuliano la scorsa settimana ha presentato la sua corsa, che competerà con il candidato «ufficiale» del Pd Giorgio Orsoni e l'attuale assessore alla pianificazione Laura Fincato.

L'ex prosindaco di Mestre, consigliere regionale e membro dell'esecutivo nazionale dei Verdi è il candidato di tre associazioni, e ha poi avuto l'appoggio di Verdi, Rifondazione Comunista, Sinistra e libertà e una parte del Pd. Dopo la fine del lungo ciclo di Massimo Cacciari, sono molti gli scenari aperti sul futuro di Venezia. Carta Estnord ha posto qualche domanda a riguardo a Bettin.

 

La sua candidatura nasce anomala. A presentarla non è stato un partito ma l'associazione Venezia metropoli sostenibile. Di cosa si tratta?

E' una delle tre associazioni civiche che mi hanno proposto, insieme all'associazione Per Venezia metropoli e al gruppo culturale e politico Fondamente, attivo fra università e mondo della cultura. In seguito mi hanno dato il loro sostegno anche Prc, Sinistra e libertà e i Verdi.

Venezia metropoli sostenibile è nata con l'obiettivo delle elezioni comunali del 2010, proponendosi di animare il dibattito per innovare la proposta politica e programmatica. Oltre alla discussione politica programmatica è iniziata anche una discussione sui nomi, che poi ha portato a me.

 

{YouTubeVideo id=hHIMohGQZYo}

 

 

Il tema della metropoli torna spesso, nei nomi delle associazioni come nei programmi. Ne parlate voi ma ne parla anche l'assessore Chisso o il Ptrc della Regione Veneto, quando sogna e si propone di realizzare una grande metropoli diffusa che copre indistintamente tutta la pianura dal mare all'Adige. Cosa accomuna queste due immagini?

La dimensione metropolitana di cui si parla nel nostro caso non ha niente a che fare di quella di cui parla Galan. Ci rifacciamo a una discussione veneziana che dira da qualche decennio, per cui per contrastare le richieste separatiste [Mestre vs Venezia, etc.] si è individuata una dimensione plurale, una sorta di arcipelago urbano che comprende anche la città storica, e che travalica i confini amministrativi. Una città metropolitana [che non per forza coincide con la sua definizione amministrativa] che sta attorno a Venezia, ma anche a cavallo con le provincie di Treviso e Padova. Si tratta insomma di riconoscere come la dimensione economica, sociale, produttiva, del tempo libero oggi è molto più ampia della città intesa come singolo comune. La sottolineatura che noi poniamo a questo tema è quella della sostenibilità di questa metropoli.


Quali sono i punti caratterizzanti della sua candidatura?

C'è un punto preliminare che è la lotta allo svuotamento dei poteri democratici. Negli ultimi anni si è visto a Venezia un potere sempre più grande di fondazioni e altre istituzioni non democraticamente elette, vedi l'autorità portuale, l'aeroporto e altre autorità che gestiscono enormi finanziamenti e hanno svuotato una parte importante dei poteri che il comune ha. C'è bisogno di una ripresa di spazio e di potere all'ente rappresentativo, il quale a sua volta deve restituire potere ai cittadini. L'abbiamo chiamata una democrazia interattiva, non solo perché usa la rete ma perché è in colloquio costante con i cittadini.

Per la terraferma il punto dirimente è il contrasto al progetto di Tessera City e la centralità invece della riconversione e della bonifica di Forte Marghera, individuandola come area dove si potranno collocare le opere previste a Tesseta City, ricostruendo il fronte della città verso l'acqua.

Per la Venezia d'acqua: occorre entrare decisamente nel processo di sostituzione della popolazione, attirando nuove persone e trasformando cultura e turismo in vere e proprie eccellenze, settori da coltivare, e non da sfruttare in maniera inerziale come si fa adesso. Il ricambio della popolazione sta già avvenendo ed è un processo che Venezia ha sempre messo in atto nei momenti di svolta della sua storia.

Su altro piano deve rimanere la centralità delle politiche di welfare. Proprio oggi un rapporto sui comuni veneti vede Venezia in testa per quantità e qualità dei servizi. Su questo proprio non bisogna tornare indietro.


Nella sua precedente esperienza amministrativa veneziana lei è stato prosindaco di Mestre, dal 1995 al 2005, prima con sindaco Cacciari, poi con Costa. Proprio quest'ultimo ha dato il via libera al Mose, mentre lei era prosindaco. Questo potrebbe far pensare che su alcune scelte di fondo, anche dal vertice, non si riesca poi ad incidere più di tanto.

Il centrosinistra aveva posto undici punti di precondizione rispetto al Mose, votato dal consiglio comunale. Costa ha finto che, nel «comitatone» che doveva decidere, quei punti fossero stati acquisiti, senza verificarlo. Che Costa fosse consapevole o no, il governo ha proceduto, ed era il governo di centrosinistra...

Dipende tutto dalla forza che avremo e dai rapporti di forza. Ci sono cose che riesci a evitare, alcune che riesci ad imporre, altre su cui trovi buone mediazioni. Il Mose è un caso particolare, di un consiglio comunale che vota una cosa e di un sindaco che poi ha fatto l'opposto.

A occhio direi ci potremmo trovare in una conflittualità simile su Tessera City ad esempio. Se prevalesse corrente che vede lì il nuovo asse di sviluppo della città, dovremmo aprire un contenzioso. Su altri terreni invece potrebbe succedere di imporre le nostre posizioni.


A proposito di Tessera: proprio lì, nella zona intorno all'aeroporto, il piano del comitato olimpico veneziano prevede gran parte delle nuove strutture sportive. E voi Verdi appoggiate la candidatura a Venezia per i Giochi del 2020. Come si conciliano le due posizioni?

Per le olimpiadi si pensa anche in parte a San Giuliano, in parte altrove... Strutture sportive ci possono stare a Tessera, hanno un impatto relativo. La vera questione su Tessera è tutta l'operazione, che è ben più grave, una sorta di Mestre 2 in un'area agricola importante. Un'urbanizzazione intensiva che fra l'altro prima della fine del mandato di Cacciari avrà un importante passaggio in consiglio comunale.

Sulle Olimpiadi: la condizione in base alla quale le si possono fare, nel territorio vasto intorno a Venezia, è che siano all'insegna della sostenibilità. Questo vale per ogni altra cosa. Siccome Venezia sarà invasa da enormi opere di infrastrutturazione, riqualificazione, bonifica di porto Marghera, e così via, e questo porterà comunque un enorme flusso di denaro in città nei prossimi anni, le opzioni sono due: o noi facciamo in modo che un punto di vista come il nostro possa incidere e gestire anche questa cosa qua, o noi abbiamo l'ambizione di arrivare a questo livello, influendo sulla

gestione di sistemi complessi ad altissimo rischio di speculazione, oppure è meglio restare a casa. Uno dei temi che dovremo affrontare nei prossimi anni riguarda la totale riqualificazione del centro storico veneziano, la sua sopraelevazione e la riduzione degli impatti derivanti dal cambiamento climatico. Da questo punto di vista le olimpiadi sono un problema molto più piccolo rispetto a quelli che ci attendono.

 

 

AddThis Social Bookmark Button

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Sito personale:
Titolo:
Commento:
  La frase di verifica. Solo lettere minuscole senza spazi.
Frase di verifica: