| Allarme nucleare in Friuli. Non lontano da Aviano |
| Scritto da Fabio della Pietra | |
| giovedì 04 marzo 2010 | |
|
La sede sarebbe quella dell’ex Poligono Tiri dell’Aeronautica militare, situato a Dandolo frazione di Maniago [Pn]. Distante pochi chilometri in linea d’aria dall’invaso di Ravedis [Montereale Valcellina], che potrebbe mettere a disposizione l'acqua necessaria con un intervento minimo vista la vicinanza dei due «siti». Già perché stiamo parlando di indiscrezioni clamorose, dovessero esser confermate, circa la possibile costruzione di una centrale nucleare non troppo distante dalla Base Nato di Aviano. «Un’area oltremodo vasta appartenente al demanio militare per una parte, il resto sotto servitù». Ad esporsi in prima persona è Renzo Saccon, portavoce del Comitato Sos Monte San Lorenzo di Maniago, non nuovo alle battaglie a favore dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Saccon ha raccolto quella che è al momento una voce, più che fondata secondo il Comitato maniaghese ed il Comitato di genitori di Fanna, puro allarmismo secondo i rappresentanti della pubblica amministrazione. Lettere ed email sono già state inviate da Saccon al presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, al ministro per lo Sviluppo nucleare, Claudio Scajola al sindaco di Maniago, Alessio Belgrado, al presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, ed al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo. La posizione dei Comitati è ovvia: “in modo assoluto netta contrarietà e fermo contrasto a tale scellerata ipotesi”. Senza se e senza ma. “Una centrale nucleare al Dandolo non esiste neanche a livello di ipotesi, non almeno fino a quando ci sarò io, è un’idea da non prendere nemmen in considerazione”. Il sindaco di Maniago, Alessio Belgrado, è fermo: “Il Comune non ne sa assolutamente niente e, anche se lo sapesse, la risposta sarebbe un no secco. L’Amministrazione è orientata a cambiare strada dal punto di vista ambientale, è ora di finirla che la Pedemontana maniaghese sia la cloaca della provincia. Da parte nostra nessun consenso ad un’eventualità del genere. Maniago e il suo territorio hanno già pagato un conto salato in termini ambientali”. Premesso che “nessun contatto ufficiale né ufficioso c’è mai stato col Comune”, il primo cittadino evidenzia che “non è pensabile che si insedi qui un impianto del genere con la vicinanza di una base Nato” nella quale da anni si dice siano ricoverati ordigni nucleari. Contro questa ipotesi sottolinea “che non è possibile fare insediamenti del genere in una zona inserita nella carta dei comuni sismici al massimo grado del Friuli Venezia Giulia”. Ma “la sismicità dell’area potrebbe non essere un problema visto che le tecnologie antisismiche per rendere sicura una centrale ci sono. Perlomeno in teoria, tecnicamente perfette come le casse d’espansione, salvo poi rivelarsi dannose nella pratica”. Lo afferma Luciano Zorzenone, presidente di Cordicom Fvg. “A Monfalcone sarebbe un suicidio sotto l’aspetto organizzativo e politico, lo spazio fisico non c’è e l’area è troppo densamente abitata”. Quella di Dandolo sarebbe invece un’ipotesi molto più realistica, arrivata “da una serie di ragionamenti fatti con i vari Comitati e delegati della zona di Gorizia e Trieste. Ma, soprattutto confermata da fonti più che attendibili, da Roma, tecnici che operano nel settore delle centrali nucleari, da chi quella centrale a Maniago la potrebbe costruire”. La Regione intanto, interpellata, nega. “Il presidente Renzo Tondo, l’esecutivo della Regione Friuli Venezia Giulia compreso l’assessore De Anna e la maggioranza si sono chiaramente espressi a favore del nucleare e si sono anche espressi per il potenziamento della centrale di Krsko in Slovenia, sostenendo il raddoppio della turbina nucleare e, quindi, compartecipando alla gestione ed accrescendo la sicurezza della centrale”. Lo ha affermato l’assessore regionale all’ambiente Elio De Anna. “Qualsiasi altra ipotesi è smentita dalla politica del governo regionale”. Tuttavia esisterebbero ipotesi tecniche che potrebbero essere approfondite. Lo sostiene il portavoce di Sos: “come peraltro rivelato dal presidente Cordicom regionale, l'allarme che abbiamo lanciato non è frutto di fantasia, ma riporta ad una situazione tecnicamente ipotizzata”. Per i Comitati l'ipotesi di una centrale a Dandolo non è fantascienza: il progetto “potrebbe però rivelarsi nella sua gravità quando le decisioni saranno già prese sulla testa delle comunità”. “Che un sindaco sia l'ultimo a sapere di una simile notizia non è fatto strano, infatti simili decisioni prese a livello governativo difficilmente possono essere accettate dal territorio – prosegue Renzo Saccon -. Va infatti ricordato come anche nel 2003 il Friuli e la Sardegna fossero stati individuati per lo stoccaggio delle scorie residue dallo smaltimento delle centrali dismesse. E l'allora presidente Riccardo Illy, sulla scorta delle indiscrezioni che erano giunte in regione, opponendosi fermamente impedì quella eventualità, poi rientrata per il rinnovo dello stoccaggio all'estero”. Circa la sismicità dell'area “dobbiamo ricordare che anche Monfalcone, sito ipotizzato (in prima battuta, ndr), sta in Friuli Venezia Giulia e quindi con le stesse problematiche, ma una decisione governativa può rendere tutto fattibile”. Quanto all’ipotesi nell'area udinese, attraverso “studi dell'Enea datati oltre 20 anni fa che individuano nel conoide del Tagliamento la fonte di reperimento idrico”, sarebbe superata stando a quanto sostenuto da Sos. “Pur non essendo tecnici idraulici - puntualizza Saccon -, riteniamo che quel territorio presenti non poche criticità nel garantire l'acqua necessaria ad un eventuale impianto nucleare, per la scarsa garanzia di un rifornimento continuo e adeguato a causa del carsismo dell'acqua che non sempre scorre in superficie, per cui si renderebbero necessari i prelievi in falda con tutto ciò che ne consegue, a meno di non andare verso il mare”. “Problematica che invece Ravedis probabilmente non ha, oppure presenta in maniera ridotta perché – conclude Saccon - è un invaso sul quale si possono esercitare i controlli necessari”. Sos San Lorenzo e Cordicom Fvg non staccano il dito dall’allarme e sono pronti alla mobilitazione.
|