Perché inchiesta

Per un Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale [Lies]

Indagare la realtà. Riteniamo urgente approntare strumenti utili all’indagine del contesto in cui viviamo. Proprio nel mentre si affollano e si rendono sempre più accessibili immagini, storie, racconti e notizie, percepiamo un allentarsi progressivo della capacità di com-prendere la realtà, di coglierne gli aspetti salienti e di definirne i caratteri.

Capiamo che quello che manca sono delle cornici che possano dare una senso al flusso incessante di informazioni che sommergono e ci rendono sostanzialmente passivi. Fare inchiesta è un modo per dare dignità e riconoscibilità ai fatti sociali, alle piccole esperienze come ai grandi fatti globali. Ridare un significato alle cose e un loro posto nel mondo.

Il nostro obiettivo è acquisire conoscenza solide, durature e profonde: tutt’altro del flusso inesausto e indifferenziato di cui si nutre l’attuale sistema politico – mediatico.

Crediamo che uno dei tratti fondamentali della crisi contemporanea sia proprio l’incapacità di lettura che porta all’utilizzazione di stereotipi, di facili etichette in grado di chetare contraddizioni, sedare conflitti, azzittire coscienze.

Pensiamo che il lavoro di indagine della realtà debba essere effettuata con i necessari strumenti e indispensabili metodologie.

Per questo proponiamo la creazione di un Laboratorio permanente dell’inchiesta economica e sociale articolato attraverso incontri tematici e lavori sul campo e che sia in grado di indicare:

1) le cornici epistemologiche della conoscibilità del contesto sociale

2) le culture dell’inchiesta sociale

3) metodologie e prassi dell’inchiesta

4) strumenti

 

I caratteri salienti dell’inchiesta sociale

  • conoscibilità/trasformazione

Dal nostro punto di vista fare inchiesta sociale deve servire per conoscere e contestualmente cambiare, noi stessi, e il mondo che ci circonda.

La conoscenza è, per noi, un fattore di cambiamento in primo luogo al servizio dei più deboli, dei senza potere e dei senza parola. Sappiamo che le relazioni sociali ed economiche sono, prima di tutto, relazioni di potere e che le quote di potere non sono distribuite in parti uguali. Parteggiando non facciamo che compensare questa ineguaglianza superando un assurda «indifferenziata simpatia con la realtà». Per noi l’inchiesta non corrisponde alla pur necessaria denuncia sociale, ma vuol essere qualcosa di più: processo di conoscenza che nel suo svolgersi già tenta di sovvertire gli equilibri esistenti, puntando gli occhi sulle linee di faglia, sulle contraddizioni, sulle promesse di cambiamento.

  • distanziamento

Il forte carattere ideale che muove la nostra passione per l’inchiesta non impedisce di sapere che è necessario un giusto distanziamento nel fare ricerca. Un distanziamento che aiuti l’emergere dello sguardo critico anche in presenza di situazioni affini e simpatetiche, capace di cogliere le contraddizioni, e quindi brandelli di verità, anche in quei contesti. Nelle nostre intenzioni si tratta di un distanziamento diverso da chi, assurgendo a scienziato sociale, o giornalista “britannico”, pensa di poter neutralizzare l’umanità, la conflittualità e l’umoralità delle relazioni attraverso i dispositivi degli apparati scientifici e burocratici [ad esempio il mito dei numeri o della neutralità dell'esperto].

Sappiamo che la realtà è una costruzione sociale e che noi ne siamo parte. Il distanziamento sarà temporaneo, strumentale: un tentativo onesto di liberarsi temporaneamente e parzialmente dei propri inevitabili pregiudizi.

  • coinvolgimento

L’inchiesta è, essenzialmente, con-ricerca in quanto mira all’attivazione dei soggetti che vivono la situazione. I soggetti non sono per noi oggetti di esplorazione, ma comprimari di un processo di esplorazione, conoscenza e cambiamento. L’inchiesta non è tanto un prodotto – una articolo di giornale, un report di ricerca, un documento, un video -, ma un processo con esiti e tempi imprevedibili.

  • parzialità

Il senso e la verità che esperiamo dai processi di conoscenza sono unici perché localizzati, frutto di quel processo in quel tempo, vissuta, in modo irripetibile, da quei determinati attori. Non vogliamo adattare la realtà a codici neutralizzanti né utilizzare l’inchiesta per dimostrare grandi narrazioni generali e generalizzanti. Il processo di conoscenza assume un significato solo locale, contingente, sparisce la prospettiva del dominio del soggetto universale della conoscenza, fondato sulla sua capacità di “prevedere” i comportamenti degli oggetti naturali. Risalta così l’elemento del conflitto e della scelta rispetto a diverse plausibili possibilità.

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